THE WALL, il film di Roger Waters e Sean Evans

//THE WALL, il film di Roger Waters e Sean Evans

THE WALL, il film di Roger Waters e Sean Evans

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È il tuo testamento spirituale. Ne sono convinto.
Quelle lapidi di marmo, per tuo nonno e per tuo padre, fanno da contraltare al grande show delle luci, dei simboli, dei pupazzi e degli effetti teatrali. Da un lato c’è quella musica che ci piace sia sempre più alta, sempre più forte, dall’altro lato c’è solo il vuoto, solo un ingombrante silenzio.
Un filo sottile e tagliente parte dalla I guerra mondiale, una guerra assurda, combattuta nelle trincee, con la pancia vuota ed il freddo nelle ossa. Ma quel filo non è stato interrotto lì nelle campagne francesi, è andato avanti, è passato oltre, attraverso altre brutalità, nuovi e più folli abomini ed è giunto sul litorale laziale della II guerra mondiale.

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Pensavamo forse d’aver compreso, pensavamo d’aver capito, ma invece no, quel filo continua imperterrito a connettere eventi disastrosi, guerre grandi e piccole, famose e non, atti di morte gridano inesorabilmente la loro sete di giustizia e lo fanno ogni giorno, ogni singolo giorno.
In fondo siamo sempre gli stessi, è questo che vuoi dirci?
In fondo è un grande spettacolo e come tutti gli spettacoli deve necessariamente continuare. Oggi siamo qui e domani chissà.
Intanto quei monumenti di marmo sembrano aspettarci con calma e tranquillità, sembrano volerci abbracciare, ci tendono le mani e non sono affatto fredde, come pensavamo che fossero. Quelle mani, nonostante la violenza brutale della morte in guerra, sono piene di calore, di voglia di vivere, di desiderio di non sprecare inutilmente l’ennesima occasione. Il loro è stato un sacrificio, un atto compiuto per un bene superiore, un lascito per chi è venuto dopo, innanzitutto per tuo padre e poi per te e poi per tutti noi e per quelli che saranno dopo di noi.
Empatia. Questa è la parola magica, la parola che dobbiamo tenere a mente quando ci troviamo dinanzi a quegli spazi vuoti dove un tempo c’erano i nostri amici, i nostri familiari, i nostri cari, quegli spazi dove un tempo noi ci soffermavamo a parlare, ad essere Umani.

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Ti ho visto per quel che sei. Un vecchio. Un vecchio col chiodo fisso delle guerre, convinto di essere un esperto di chissà quali grandi questioni politiche, detentore di chissà quali oscure verità, acido con il tuo passato, critico verso i tuoi colleghi, intollerante verso i tuoi amici, una persona, senza alcun dubbio, spigolosa e dal carattere ostinato e pesante. Ma sei vero e soprattutto sei vivo, ciò che hai dentro probabilmente è ciò che c’è dentro tanti di noi: la paura del futuro, il peso del silenzio e della solitudine, la follia e la malattia, che vogliono trascinarci sempre più verso il lato nascosto del nostro spirito, quello in cui celiamo i nostri sentimenti, rinunciamo ai nostri sogni, ai nostri affetti e ci costruiamo tutto intorno un bel muro in cui finalmente poter morire soli.

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Non c’è pace in questo, non ci può essere e non ci sarà mai. È questo il senso ultimo del film, il senso ultimo delle canzoni. Noi non possiamo vivere così perché ci sarà sempre qualcuno disposto a sbattere il suo cuore contro il muro di un povero pazzo.
È questo che facciamo noi con te? È questo che facciamo noi con te?

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By | 2017-08-01T21:34:42+00:00 novembre 21st, 2015|VIDEO|0 Comments

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