S.P.A.C.E., Calibro35

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S.P.A.C.E., Calibro35

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Una piacevole sorpresa.

c35_1I Calibro35 sono saliti sulla loro navicella interstellare ed hanno dato vita a questo album di musica spaziale, degno delle serie fantascientifiche degli anni sessanta e settanta. E perciò organi Farfisa ed Hammond a go-go, synth a farla da padroni, titoli dei brani che sembrano presi dai fumetti sci-fi americani: 74 giorni dopo l’atterraggio, banditi su Marte, un asteroide chiamato morte, attorno al cento-undicesimo Sole, qualcosa è accaduto sul pianeta Terra. Leggendo questi titoli, sembra di avere tra le mani un fumetto di Buck Rogers, uno dei primissimi esploratori dello spazio o una delle prime avventure di Flash Gordon.

Il disco cattura l’ascoltatore sin da subito, dal brano introduttivo, quello sull’atterraggio che sembra uscito direttamente dal romanzo di Jules Verne che, appunto, descrive, con una anticipazione di 100 anni, lo storico atterraggio dell’uomo sulla Luna (“Dalla Terra alla Luna”).

Il salto compiuto dal gruppo è stato davvero ampio rispetto ai lavori precedenti, dal noir alla fantascienza e si manifesta in tutta la sua straordinaria grandezza nel secondo brano che da il nome all’album, “S.P.A.C.E.”. Si tratta di un brano in cui sono ancora forti ed evidenti i richiami al passato delle fughe rocambolesche e della letteratura gialla. Questo è, allo stesso tempo, il vero e proprio brano di apertura del nuovo disco ed un richiamo a ciò che è venuto prima e l’unione tra i due mondi è davvero eccezionale, il loro potere evocativo si amplifica a dismisura.

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“Bandits on Mars” entra finalmente nel pieno della storia, il brano descrive una battaglia contro i cattivi di turno. Quando si ascolta questo pezzo non si può fare a meno di c35_5 pensare a “La Guerra dei mondi”, un vero e proprio classico del genere fantascientifico, la musica è stata pensata per accompagnare la lotta contro questi ostili e spietati Marziani. Il brano successivo continua con questa ipotetica battaglia contro il nemico extraterrestre: “Brain Trap”, trappola celebrale è il nome di un’arma misteriosa che i Marziani intendono utilizzare contro le loro vittime terrestri.

Ungwana Bay è un luogo sulla costa del Kenya, in Africa (da cui i ritmi più afro di questa canzone), in cui sorge il complesso di lancio terrestre, è da qui che partono le nostre navicelle per le loro missioni nello spazio.

c35_8 “An Asteroid Called Death” è un brano cupo ed inquietante, con una cadenza psichedelica che si insinua nella mente dell’ascoltatore e fa sì che prenda forma materiale questo freddo, desolato ed inospitale asteroide alieno. Le voci presenti alla fine della canzone sembrano preannunciare ironicamente la fine imminente e sembrano uscire da una suite pinkfloydiana: “Atom Heart Mother”.

Dopo la cupezza dell’asteroide, è la volta di un altro brano più melodico e dal ritmo incalzante, un altro pezzo della battaglia contro il c35_10 nemico giunto dallo spazio, “Thrust Force”, ed infatti questa canzone rappresenta davvero una spinta nel contesto dell’album. “A Future We Never Lived”  è una canzone triste e malinconica, il futuro è dipinto a tinte oscure e poco rassicuranti per il genere umano, il brano può rientrare a pieno titolo nell’ambito della fantascienza apocalittica. La Terra, così come la conosciamo noi, è perduta per sempre.

c35_9“Universe of 10 Dimensions” indaga su un altro tema caro alla letteratura ed alla filmografia fantascientifica, l’esistenza di altri mondi, di altre dimensioni. In tale contesto non si può fare a meno di pensare ad un maestro indiscusso, ad Isaac Asimov, che, con il romanzo “Neanche gli dei”, descrisse sia gli universi paralleli, che le relazioni sociali ed economiche tra essi.

Il tempo per l’ennesima battaglia, “Violent Venus”, e poi c’è la fine, il pianeta più distante del nostro Sistema Solare, Nettuno. È qui che i Calibro 35 concludono la loro avventura, è qui che intonano il loro ultimo canto.

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By | 2017-08-01T21:33:00+00:00 novembre 26th, 2015|MUSICA|0 Comments

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