BAD MAGIC, Motӧrhead

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BAD MAGIC, Motӧrhead

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Rispetto all’ultimo disco, la voce di Lemmy è meno potente, ma appare più acida e graffiante. I contributi di Mikkey Dee alla batteria e di Phil Campbell alla chitarra, invece, sono sempre una garanzia. L’album si apre con un brano accattivante, “Victory Or Die”, il classico rock’n’roll stradaiolo dei Motӧrhead. Si capisce che il brutto periodo di salute bm3di Lemmy è ormai alle spalle, ma ha segnato il cantante. Basta poco per spegnere la candela e nessuno, purtroppo, può capire cosa significhi tutto quello che ci accade, potrebbe essere una vittoria o semplicemente la fine di tutto, la morte.

Il brano successivo “Thunder & Lighting” è più heavy metal e la voce di Lemmy si fa più potente. I tuoni ed i fulmini a cui fa riferimento il brano sono quelli dello show, quelli che avverti quando sei su un palco, quando sei preda delle tue emozioni bestiali, di un delirio rabbioso, quando sei ad un passo dai tuoi sogni più belli –  tutto sembra potersi avverare – ma allo stesso tempo sei ad un passo dai tuoi peggiori incubi. “Ho sempre voluto le gioie di un fuorilegge” – canta Lemmy, un uomo che non vuole sprecare il suo tempo, che se ne fotte di avere un bell’orologio per la vecchiaia e che sa benissimo che il Tempo non ha cura di noi. Il Tempo, al massimo, può darti un bel calcio nelle palle!

“Shoot Out Akk Of Your Lights” si esalta per un assolo iniziale di batteria che pervade e guida tutto ilbm1 brano. “The Devil” è il pezzo che mi piace di più, è quello più ostico all’ascolto, meno accattivante, è un brano acido e cattivo, un brano che parla di un diavolo che reclama la tua anima, un brano difficile da digerire al primo ascolto e che è impreziosito da una collaborazione straordinaria: Brian May dei Queen, che sinceramente mi ha sorpreso favorevolmente.

bm6Oltre le prime due canzoni, altro brano accattivante è “Electricity”. Un pezzo che si sofferma sulla necessità di salvaguardare l’innocenza, che è intesa come la volontà di non scendere a compromessi, di non vendersi e non lasciarsi comprare.

Nell’album c’è anche lo spazio per una struggente ballata con assolo di chitarra finale “Till The End”. La mia vita, canta Lemmy, è sempre stata piena di buoni consigli per cui non c’è assolutamente bisogno di bm11ripetermeli due volte, anche perché è impossibile prevedere il domani ed è altrettanto difficile imporsi delle regole. L’unica cosa sicura siamo noi stessi, i nostri ricordi, che, bene o male, saranno sempre e solo i nostri, finché non diventeremo semplicemente polvere ed ossa. Io sono l’unico di cui ti puoi fidare fino alla fine, dice Lemmy, questa canzone è l’ultima cosa che ti resterà dentro fino alla fine.

bm2“Tell Me Who To Kill” è un pezzo corposo, pure stile Motӧrhead e ciò si capisce fin subito, direttamente dal titolo della canzone. Il disco è chiuso con una cover, una delle canzoni più celebri della storia del rock, “Sympathy For The Devil” che il gruppo suona a modo suo, secondo il proprio stile caratteristico, riuscendo così a fare propria la canzone del diavolo per antonomasia.

Sicuramente tutti quelli a cui i Motӧrhead non piacciono possono affermare che questo album (il ventiduesimo del gruppo) non bm1 aggiunge nulla alla storia del rock, un album dei Motӧrhead è esattamente sempre lo stesso. Granitico, essenziale, cattivo, rock’n’roll e perfettamente identico a tanti altri loro lavori del passato. Tutto vero, i Motӧrhead non sono degli innovatori e non vogliono esserlo.

Coloro che, invece, amano da sempre questa band considereranno questo album l’ennesima conferma, il loro sound è questo e non si discute. Prendere o lasciare, non c’è bisogno di spaziare altrove, non serve innovare, i Motӧrhead sono così, punto e basta, semplice rock’n’roll da strada. Ed in fondo com’è dicono loro stessi?

“Noi siamo i Motӧrhead… e vi spacchiamo il culo!”  

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By | 2017-08-01T21:31:26+00:00 novembre 29th, 2015|MUSICA|0 Comments

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