IL TEATRO DEGLI ORRORI (2015), Il Teatro Degli Orrori

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IL TEATRO DEGLI ORRORI (2015), Il Teatro Degli Orrori

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Le novità musicali di questo nuovo disco sono due: la presenza delle tastiere elettroniche di Kole Laca e la presenza di una seconda chitarra affidata a Marcello Batelli. Per il resto la formazione è quella classica con Gionata Mirai alla chitarra, Giulio Favero al basso, Francesco Valente alla batteria e Pierpaolo Capovilla alla voce. I due nuovi innesti si sono perfettamente integrati nella formazione originale ed hanno contribuito a dare sicuramente maggiore spessore sonoro.

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itdo_1L’album è basato principalmente sul tema della crisi, sia economica, che di valori, che il nostro paese sta attraversando. Il primo brano del disco, “Disinteressati e indifferenti”, preannuncia queste tematiche, il Sistema attuale emargina i giovani, li tiene ai margini della società, costretti a vivere in maniera precaria, a non avere alcuna certezza sul proprio futuro. Solo uno su mille ce la fa, vuoi vedere che sarai proprio tu? – si domanda Capovilla in modo provocatorio e sprezzante. E se solo uno riesce a farcela, cosa accade a tutti gli altri? Come devi comportarti con tuo fratello? La risposta di Capovilla è ancora una volta una provocazione sarcastica: mandalo affanculo. Un’ultima invettiva il cantante la scaglia contro la TV ed i suoi reality show, che sfruttano l’incapacità di questo paese di merda di offrire un futuro stabile e sicuro, per vendere il sogno effimero del successo facile, basato sulle proprie doti fisiche o su delle dubbie doti artistiche. Questo, in fondo, è un paese che è riuscito a non cambiare, a essere sempre in mano alle solite lobby, nonostante, tutto intorno, il mondo sia stato sconvolto dai cambiamenti, dalle crisi, dalle guerre. Il testo di questo brano è uno dei migliori del disco, uno di quelli in cui Capovilla riesce a non rimanere incatenato all’eccessiva retorica.

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“Lavorare stanca” è una critica aperta al mondo del lavoro, si collega direttamente al brano iniziale, qui la provocazione è un pugno nello stomaco: sarebbe meglio non fare nulla, sarebbe meglio non essersi preso nessuno impegno, non essersi mai sposato, non aver messo mai al mondo dei figli perché tutti questi impegni non fanno altro che consumarci, ci obbligano a essere attivi, a lavorare, invece è meglio non fare nulla, è meglio non stancarsi. La vita, continua Capovilla, in “Bellissima” in fondo è un buco, è fatta solo di imprecazioni, di rabbia, di turni di notte e siamo sempre soli, ovunque andiamo, anche quando sembra che siamo circondati da tante persone, in ufficio, al cinema o nella metro.

itdo_3La disillusione nei confronti della sinistra, che è così collusa con i grandi poteri economici, con le grandi multinazionali, da farti diventare di destra, è il tema chiave del brano “Il lungo sonno”, che è uno dei brani più ispirati del disco, tutta la disillusione che lo pervade si fonde con le tastiere elettroniche di Laca e musicalmente è uno dei punti più originali dell’intero album.

In “Una donna” si parla dei profughi e rifugiati, un tema attualissimo, il tema dei migranti è senza alcun dubbio una delle armi più micidiali che i governanti utilizzano per suscitare paura nella gente e per distrarla dalle questioni economiche, dalla deriva autoritaria, dalla perdita di tanti diritti acquisiti dalle generazioni passate.

“Benzodiazepina” parla, invece, di disturbi mentali, dell’utilizzo sfrenato di ansiolitici, quelle due parola ripetute più volte, “come stai?”, rappresentano nella loro semplicità e nella loro ovvietà tutta la distanza che separa il dipendente da coloro che gli stanno vicini, amici o familiari. “Ma come vuoi che stia!”, queste droghe uccidono ogni emozione, ti spingono in un modo di solitudine e paura, dove non c’è spazio per gli affetti.

itdo_7“Genova” è una ferita ancora aperta sui fatti del G8, sulla violenza gratuita di un Sistema di potere che godeva e gode ancora nel reprimere tutto ciò che intende contrapporsi aditdo_4 esso. In “Cazzotti e suppliche” ritorna l’aspetto più provocatorio dei testi, è un attacco aperto a chi sfrutta, a chi comanda, a chi crede di poter comprare ogni cosa. Gli ultimi brani del disco sono quelli meno incisivi, meno viscerali, nei quali comunque c’è lo spazio per il funerale di Capovilla (“Sentimenti inconfessabili”). Non lo lasciano in pace neppure quando muore, sono tutti là a tessere le sue lodi, a piangere questo profondo cantautore persino quei critici che fino ad un istante prima non avevano fatto altro che scorreggiare le proprie recensioni.

Agli amanti del Teatro degli Orrori questo disco suonerà probabilmente come un ritorno ai fasti dell’Impero delle Tenebre, ne apprezzeranno le liriche e le continue provocazioni, il cantato – parlato di Capovilla che allo stesso tempo può essere un urlo sprezzante e un sottile raggio di luce solare che penetra in un’intercapedine delle nostre coscienze. Chi invece non ama la band, vedrà un’opera troppo retorica, forzatamente velenosa che, spesso, scivola su posizioni banali e scontate. È il gioco delle parti e credo che la band ne sia certamente consapevole, fatto sta che questo disco è un’opera musicalmente ben concepita, l’elettronica e la seconda chitarra hanno contribuito ad aprire la possibilità di sperimentare nuove strade, mantenendo una certa compattezza sonora (che verrà sicuramente amplificata nelle esibizioni live).

In fondo è difficile avere certezze, potresti giocare sempre il rosso e potrebbe uscire sempre il nero.

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By | 2017-08-01T21:30:46+00:00 dicembre 1st, 2015|MUSICA|0 Comments

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