ENDKADENZ VOLUME I, Verdena

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ENDKADENZ VOLUME I, Verdena

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v_4Musicalmente “Endkadenz volume I” è un disco più sperimentale e cupo rispetto al precedente “Wow”, ma presenta testi più lavorati, più pensati, non costruiti solo per accompagnare la musica. Ovviamente sono testi che vanno contestualizzati nell’ambito di un disco dei Verdena, non possono essere letti come se si trattasse di normale cantautorato italiano.

Il primo brano “Ho una fissa” ha il compito di creare il legame con il passato, tu “sorridi senza ragione”, un inquietante buio sembra dover fagocitare ogni cosa da un momento all’altro. È un brano elettrico, un incedere progressivo, alternato agli scatti d’ira di chitarra e batteria. Il secondo brano, “Puzzle”, è molto più armonico, invece, più pulito nei suoni, la vita è una lotta contro i propri demoni che possono assumere forme diverse, ma che non fanno altro che agitare il mare nero che c’è in ognuno di noi. Dopo questo inizio brutale, psicotico, è la volta di un brano solare, “Un po’ esageri”, un brano pop con tanta chitarra, il cui testo fa il verso ai cantautori italiani degli anni settanta.

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In “Sci desertico” è più forte la componente elettronica, il testo suona come un invito alla fuga. “Nevischio” èv_3 la ballad del disco. Il nevischio è passeggero, non resta a lungo, può posarsi ovunque, su di te, sulle tue cose, ma è destinato a scomparire, a venire assorbito dal terreno. In “Rilievo” le percussioni impongono un ritmo che pervade il brano dall’inizio alla fine, il testo si fa prendere dalla disillusione, si avverte una mancanza di riferimenti, di eroi. Tutto ciò si contrappone a quella moderna esigenza della nostra società a dover essere felici, ma la felicità non è un qualcosa che può essere estorto. La risposta è muoversi, cercare nuovi riferimenti, anche dentro sé stessi.

v_2“Diluvio” parte come un valzer, con una sonorità elettronica intensa, è sempre rivolta a lei, a lei che è diventata una cicatrice ormai. “Derek” si riferisce all’addetto stampa dei  Beatles, Derek Taylor, è un brano criptico, una sorta di parallelo tra le richieste dello show business e le proprie necessità personali. In “Vivere di conseguenza” è forte il contributo del piano, “sono vivo o è un sogno?” In fondo cosa importa? L’importante è vivere di conseguenza, rispetto quelle che sono nostre esperienze, a ciò che proviamo. Ama se ti va, va via se ti conviene, ogni sentimento è importante, anche il dolore. “Alieni fra di noi” è un ritorno alle sonorità più sporche e distorte, ci siamo allontanati, siamo alieni ed allora cos’è quella cosa che sembra ancora legarci? Non è semplice capire queste forze ed allora è difficile scegliere, agire e prendere qualsiasi decisione.

I due brani successivi, il pop di “Contro la ragione” ed il rumore più scarno di “Inno del perdersi”, con la chitarra in primo piano, esprimono la voglia di svanire, di volare via, di rendersi invisibile come il polline. L’ultimo brano, “Funeralus”, ha un testo affascinante, sono sei minuti e mezzo di atmosfere oscure, è un brano dark, cupo e allucinato. “Di sera sai che c’è? Viene giù l’immenso, il nero e i sogni tuoi”.

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By | 2017-08-01T21:29:02+00:00 dicembre 5th, 2015|MUSICA|0 Comments

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