ENDKADENZ VOLUME II, Verdena

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ENDKADENZ VOLUME II, Verdena

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ve_2In confronto al “Volume I”, questo secondo disco è più abrasivo, più elettrico, ricco di effetti. È un disco più solare, più aperto, più gioviale, mentre il primo era più cupo e melanconico. I testi di questo secondo disco sono meno lavorati rispetto quelli del primo, sono più ermetici, quasi delle sensazioni cadute su un foglio bianco e tenute assieme dalla musica.

“Cannibale” è un brano rock, con i suoi riff incisivi e con una sonorità stoner, il testo è introspettivo e rischia di scivolare nel banale quando utilizza la scontata rima sai/mai. Più sperimentale è il secondo brano, “Dymo”, che parte con il piano, e si sviluppa in atmosfere psichedeliche. “E non rido più e i sogni sono neri”, chissà se provi ancora amore per me, ma comunque sia, questa è diventata una situazione di stallo, sospesa, quasi onirica, nella quale tu sei il mio limite. “Colle immane” è un brano sporco e violento, con un testo brutale ed inquietante, che sembra toglierti l’aria. Ritorna il desiderio di perdersi e di scomparire, ritorna il parallelismo con il polline di “Contro la ragione”, uno dei brani finali del I volume.

“Un blu sincero” è un brano molto più riflessivo, indagatore, non tratta di problemi terreni, di legami spezzati, di problemi nel relazionarsi con il tuo partner o di integrarsi nella ve_5società moderna, ma cerca di toccare l’anima e di trovare la spiritualità, il soffio vitale, il Dio nascosto, che c’è in ognuno di noi. “E allora tu chi sei?

ve_6Nel brano successivo “Identikit” si distinguono chiaramente le note di un vibrafono, è un brano dolce ed armonico, con atmosfere ancora una volta molto sixty e psichedeliche, che danno brio e solarità a tutto il disco. Lo rendono leggero, sognante. I due brani “Fuoco amico” riportano il suono sul pianeta elettrico degli sporchi riff di chitarra e del basso pulsante, “iena sei e sbrani i giorni miei”, sono brani crudi, ferite aperte che continuano a sanguinare. I testi sono nevrotici, non è possibile spegnere il buio, “è il cuore che non regge i chilometri”, è troppo difficile rinunciare alle proprie peculiarità, è troppo difficile amare. Con “Nera visione” ritorna la morbidezza, non ci sono più gli spigoli di “Fuoco amico”, ma la tristezza ha preso il posto della rabbia, “e ridi fuori e dentro ormai”, ma è un sorriso amaro. Con “Troppe scuse”, però, sembra ritornare il controllo della situazione, c’è più distacco, più consapevolezza, le atmosfere si fanno meno pesanti, anche grazie al ritmo creato dalla batteria e dalle percussioni, è una danza tribale, che ti prende a pieno, ti rapisce e “ti scorderai che qui si muore”. Con “Lady Hollywood”, brano lieve e senza spine appuntite e la più sanguigna “Caleido”, un canto che proviene dalla fine del mondo, dalla giungla delle nostre paranoie, si arriva a “Waltz del Bounty”, l’ultimo brano del disco. Qui le sonorità sono quasi folk, molto spensierate, è un finale che si prende poco sul serio, non il funerale dark del I volume, ma un semplice snack commerciale, accompagnato da un ritmo allegro, sembra di ascoltare un’orchestrina, di essere in una festa di paese, di non aver più brutti pensieri.

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ve_4 Nel loro complesso i due volumi di Endkadenz sono qualcosa si monumentale per gli standard della musica italiana – anche la così detta musica alternativa – a qualcuno forse non piacerà avere così tante canzoni, avrebbe preferito avere una sorta di the best dei due dischi, perché oggi la tendenza della società è questa, essere sintetico, diretto, non perdere troppo tempo. Ma se è questo l’approccio, i Verdena non fanno per voi, ogni loro disco ha qualcosa di sperimentale, ci sono delle scelte ben precise, delle strade che vanno sviluppate nella loro interezza, non importa quanto tempo ci voglia, è una jam session infinita. E solo quando la band riterrà di essere appagata, quando riterrà di aver provato ogni possibile soluzione, ogni distorsione, ogni armonia, significa che è giunto il tempo di fermarsi e ripartire da un nuovo progetto. Ogni album dei Verdena, infatti, è qualcosa di emotivamente unico, irripetibile e piacciano o no le singole canzoni, questo è sicuramente un aspetto positivo nell’era dell’appiattimento globale dei gusti, delle tendenze e delle scelte musicali. I Verdena sono in continua metamorfosi e mi auguro si mantengano sempre così.

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By | 2017-08-01T21:28:24+00:00 dicembre 7th, 2015|MUSICA|0 Comments

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