OH!, Linea 77

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OH!, Linea 77

oh_1“Ti dispiacerebbe dirmi di chi era il cervello che gli ho messo dentro?”, inizia con questa citazione, tratta da Frankenstein Junior di Mel Brooks, il nuovo disco dei Linea 77. Il brano è “Presentat-arm!”, brano dalle sonorità hardcore-punk, che segna un ritorno ai fasti del passato, semplice e diretto. Una critica aperta alla ricorrente tendenza dei tempi moderni di servirsi di ansiolitici ed affini per curare qualsiasi malanno dello spirito, invece che tentare di avere una prospettiva differente della vita ed un modo più umano di relazionarsi con gli altri. E perciò via con il Lexotan, il Fluorazepam e roba simile. Se questo è il mondo, è difficile sentirsi al posto giusto, se il mondo è così nero, tanto vale affidarsi ai Ramones. Ci ostiniamo a non essere semplicemente noi stessi, non vogliamo gettare via la maschera che ci è stata imposta, volenti o nolenti, dalla società.

Nel secondo brano “Luce” emerge un hardcore cupo e rabbioso. A volte nonostante i nostri tentativi,oh_5 sembra che restiamo sempre più incatenati, non riusciamo a muoverci liberamente, ma avanziamo barcollando sotto un cielo cupo. È ancora una volta il nero il colore presente, ancora una volta un senso di impotenza sembra avvolgere ogni cosa. Forse per non sentirsi così, sarebbe meglio non pensare, sarebbe meglio darsi per vinti e smettere di combattere. La fine del testo è affidata ad una citazione di Ungaretti: “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”.

oh_4In “Divide et impera” i Linea 77 si avvalgono della collaborazione del rapper En?gma. Un brano incisivo nel quale le rime accompagnano sonorità elettroniche a metà strada tra l’hip-hop ed il nu metal. Ci siamo circondati di inutilità vane, ma forse questo è solo un altro modo subdolo per controllarci, per impedire relazioni sincere tra di noi, in questo mondo fasullo fatto di numeri, in cui ciò che conta è solo il denaro. Quando ci riempiono di paure e ci dividono, è ovvio che siamo più deboli, più controllabili. Noi crediamo di essere liberi di scegliere, ma in realtà non è così, il grande fratello è sempre in agguato.

“In assenza di colpevole, il colpevole sei tu!” è uno dei versi di “Absente reo”, il quarto brano del disco,oh_6 che si sviluppa massiccio tra riff metal ed una martellante batteria. Noi pensiamo d’esser sempre migliori di chi ci ha preceduto, deridiamo il passato, ma poi ci comportiamo peggio. Viviamo senza alcuna sensibilità, pensiamo solo a noi stessi, guardiamo solo al futuro e non viviamo mai il presente. Ed alla fine noi non viviamo affatto, ci restano solo momenti sprecati. Le sonorità metalliche continuano in “Io sapere poco legge”, brano dedicato a chi ha il coraggio di vivere fuori dagli schemi, a quelli che i perbenisti definiscono disadattati o barboni o poveri pazzi. Semplicemente perché non si circondano dei nostri stessi feticci, noi li disprezziamo. Sono elementi forvianti e se alzano troppo la testa, sarebbe un bene eliminarli del tutto. Sono questi i nostri valori? Siamo degli ipocriti falliti che possono solo accontentarsi di bicchieri mezzi vuoti, non vediamo i nostri limiti e siamo convinti di essere sempre nel giusto e poter dare giudizi.

oh_7In “Caos”, in cui compare Sabino dei Titor, si contrappongono voce più stridula e voce più chiara, è un brano nichilista visceralmente punk, che non da molte speranze per il futuro. La sua rabbia si concentra sulle facili retoriche e su tutti quelli che non fanno altro che conformarsi a questo nulla cosmico. Chi non ci sta è inseguito, inquisito, arrestato, esiliato, condannato. L’unica risposta possibile è il caos, l’unico modo per abbattere questo sistema e ripartire da capo. “Come stanno veramente le cose” è il brano più radiofonico, con un’intro elettronica, non ci sono riferimenti a cui aggrapparsi ormai, viviamo in un finta repubblica, sempre più spesso le droghe sono l’unico modo per tirare avanti e solo quelli che ignorano la realtà possono ritenersi felici. Sono loro i virtuosi? Come stanno le cose? “Come stanno le cose veramente non lo so. Lo scoprirò e non ve lo dirò”.

“L’involuzione della specie” è un quadro cinico della società moderna, di tutti i suoi vizi, dei suoi peccati e delle bugie pronunciate in nome d’una democrazia o d’una giustizia che non esistono. Intorno a noi è sempre la stessa storia: le solite merde razziste, la violenza gratuita delle forze dell’ordine, le lobby bancarie, le grandi multinazionali, un finto esaltare vecchi ideali partigiani ed anti-fascisti, gli show televisivi con le loro finzioni e la loro alterazione della verità. Ed anche chi ci propone rivolte e rivoluzioni facili, in realtà vuole solo fotterci. “Zero” è un brano metal, un brano veloce arricchito dai colpi di rullante. Un’analisi introspettiva: sono quello che sono, sono il frutto dei miei errori e non chiederò perdono per le mie scelte sbagliate, perché sono vivo e sono vivo perché amo. L’ultimo brano del disco è una cover dei “Fluxus”, “Non esistere”, un brano cupo in cui il punk si tinge di tinte oscure e descrive un decadente mondo post-industriale, tra fumi e smog, catrame, asfalto e la ruggine che divora il metallo. E su tutto un cielo tetro.

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By | 2017-08-01T21:24:58+00:00 dicembre 16th, 2015|MUSICA|0 Comments

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