FRANKENSTEIN di Mary Shelley

//FRANKENSTEIN di Mary Shelley

FRANKENSTEIN di Mary Shelley

PicsArt_12-18-07.52.30La storia viene presentata sotto forma epistolare, si tratta delle lettere che Robert Walton scrive alla sorella Margareth. L’uomo sta tentando una grande impresa, l’attraversamento dell’oceano Artico in modo da scoprire nuove e più rapide strade commerciali. In queste lettere Robert scrive a Margareth delle sue speranze e delle sue paure di fallire, le descrive il dolore per essersi dovuto separare da lei e per non avere nessun amico con cui condividere le sue esperienze. Robert descrive a Margareth le peripezie del viaggio, i fatti che accadono sulla nave e tra essi le segnala un avvenimento strano: i suoi marinai hanno avvistato uno strano personaggio, di dimensioni mastodontiche, muoversi sui ghiacci con una slitta trainata da cani. È questo il punto in cui si entra nella storia vera e propria di Victor Frankenstein. Infatti, dopo questo insolito avvistamento, la nave salva uno sventurato, finito alla deriva su una lastra di ghiaccio. Anche lui ci era giunto con una slitta, ma i suoi cani erano quasi tutti morti e l’uomo, che non era il gigante del precedente avvistamento, sembrava trovarsi in pessime condizioni. Robert Walton, un po’ per la necessità di avere un amico, un po’ per pietà, ma soprattutto perchè ne riconosce le qualità umane, inizia a prendersi cura di questo sconosciuto e quando l’uomo è in grado di parlare, gli narra la sua triste e sciagurata storia.
L’uomo si chiama Victor Frankenstein e proviene da Ginevra. Per far capire a pieno a Walton la sua vicenda, il racconto parte dagli anni giovanili di vita, quelli più belli e spensierati, nei quali Victor cresce felice assieme ai genitori ed alla cugina Elizabeth, destinata ad essere la sua futura sposa. La prima tragedia della vita di Victor è la perdita della madre a causa della scarlattina. La donna, d’animo generoso e gentile, era stata contagiata dalla stessa Elizabeth, mentre si prendeva cura della ragazza, anch’ella malata di scarlattina. Nonostante la perdita, i piccoli William ed Ernest, i fratelli minori di Victor, crescono sereni grazie all’affetto ed alle cure di Elizabeth, che, in pratica, prende il ruolo della compianta madre. Anche il padre di Victor, Alphonse Frankenstein, si lega visceralmente alla giovane e spera con tutto il cuore che ella, un giorno, possa sposare il figlio maggiore.
Victor intanto inizia a studiare alcuni filosofi naturali antichi (Paracelso, Cornelio Agrippa e Alberto Magno), uomini ardimentosi che volevano realizzare grandi sogni, quali la trasmigrazione dei metalli o l’eternità della vita. Nonostante, una voltaPicsArt_12-18-07.55.18 giunto all’Università di Ingolstadt, i professori, in modi più o meno bruschi, facciano comprendere a Victor come quegli uomini, senza negare i loro meriti, siano ormai superati, egli continua a nutrire la speranza e il desiderio di mettere in pratica quei sogni. Victor si getta anima e corpo nello studio con l’obbiettivo di fare sue tutte le nozioni a cui era giunta la filosofia naturale, dalla fisica alla chimica, dalla medicina alla biologia.
Da dove procede il principio di vita?”, è la domanda ricorrente che turba quegli anni di studio. Deciso a gettarsi con tutto sé stesso in questa ricerca, Victor intuisce immediatamente che, per indagare le cause della vita, è necessario innanzitutto studiare la morte. E quindi il giovane inizia a frequentare assiduamente i cimiteri, ha bisogno di procurarsi le materie prime per i suoi studi sull’anatomia del corpo umano. Victor non ha esitazioni, né di tipo etico, né di tipo religioso, né, semplicemente, legate a recondite ed infantili paure. Per lui il cimitero è solo un luogo, la casa ultima di corpi privi di vita, i quali “dopo esser stati sede di forza e bellezza”, ora sono semplicemente diventati il pasto dei vermi. Victor vuole rendere gli uomini più forti e resistenti a qualsiasi malattia (forse pensando alla madre uccisa dalla scarlattina). Le belle ed PicsArt_12-18-08.00.38armoniche forme dell’uomo sono distrutte dalla morte, che, attraverso il suo meschino servitore, il verme, si insinua nella perfezione dell’occhio umano, nel mistero del cervello e nelle bellezze del viso.
Victor si lancia, quindi, in uno studio sovraumano, un’attività continua, giorno e notte, senza soste e senza distrazioni, quasi un vero e proprio delirio, ma alla fine riesce a comprendere quali sono le cause della vita e soprattutto comprende come sia possibile infondere vita ad un corpo inanimato.
Mary Shelley non entra nei dettagli della scoperta e non lo farà mai, cioè non descrive ai lettori le tecniche e le scoperte di Victor ed ogni volta che se ne ripresentPicsArt_12-18-07.59.48erà l’argomento (nel dialogo finale tra Robert e Victor), il dottore si rifiuterà sempre di fornire anche solo il minimo cenno di spiegazione, a suo dire non vuole che altri debbano subire il suo stesso crudele destino. Il potere di creare la vita è un qualcosa di sbalorditivo, ma anche estremamente pericoloso.
Victor, intanto, concentrato com’è nelle proprie ricerche, si è chiuso in sé stesso, limitando così i rapporti epistolari con i propri familiari, la sua è diventata un’ossessione: ha deciso di voler dare la vita ad una propria creatura, vuole sentirsi come un vero e proprio Dio. Ed in una cupa notte di Novembre riesce nella sua impresa.
La creatura, a cui ha donato maggiore robustezza, forza e velocità, rispetto ad un uomo comune, è in grado, finalmente, di aprire i propri occhi. Ma essi non sono belli come quelli che, più volte, Victor ha veduto rovinati dai vermi, sono gialli ed acquosi. E le sue forme non sono armoniche, sono orribili, bestiali. La creatura cerca di emettere un suono, il suo primo vagito, tende addirittura una mano in avanti verso il proprio creatore, ma egli gliela rifiuta e fugge nella notte come un forsennato. La gioia è stata immediatamente sostituita dal tormento e PicsArt_12-18-07.54.14dallo sbigottimento, ha creato un essere mostruoso! La notte è terribile, piena di ansie e rimorsi, Victor non ha il coraggio di tornare a casa e la situazione sembra complicarsi quando Clerval, un amico d’infanzia di Victor, nonché frequentatore assiduo di casa Frankenstein, giunge in città. Viktor, infatti, nei suoi vagabondaggi raggiunge, senza rendersene conto, la locanda dove si fermano carri e diligenze e da una di esse scende Clerval, che lo saluta in modo affettuoso e caloroso. Clerval chiede di poter visitare le stanze in cui alloggia Victor, vuole rendersi conto se l’amico sta bene, perché ha un’aria davvero strana.
La creatura, intanto, lasciata sola a sé stessa, si è dileguata, è fuggita, non c’è più traccia di lui. La visita di Clerval coincide con l’inizio di un terribile periodo di febbre e indebolimento fisico e mentale per Victor, i sensi di colpa per aver creato un mostro, un demone come lo chiama lui, lo perseguitano. Non sopporta l’idea che quell’essere ora si aggiri libero per il mondo. Una volta che le condizioni fisiche migliorarono, Victor e l’amico vengono scossi da una terribile notizia: il fratello minore William è stato brutalmente assassinato e del misfatto è stata accusata la loro affezionata governante Justine. Victor intuisce immediatamente che la ragazza è del tutto innocente, è solo un capro espiatorio. È stato lui, il demone! Chissà come, il mostro è riuscito a trovare la casa paterna. Victor è consumato dai sensi di colpa, è lui l’unico colpevole per la morte dell’amato fratello e della povera ragazza, che da lì a poco sarà giustiziata perché trovata in possesso di un monile PicsArt_12-18-07.56.13di William. A causa di questo lugubre evento, Victor, guarito dalla febbre, ma non certo nello spirito, fa ritorno a Ginevra.
Il suo comportamento, però, continua ad essere strano agli occhi dei familiari, si incolpa delle due morti, non rivolge più un sorriso a nessuno, è di poche parole, è sempre alla ricerca della solitudine, neppure il vecchio padre o Elizabeth riescono a penetrare la sua corazza di dolore. La famiglia al completo, allora, decide di partire per una vacanza in montagna e proprio durante una scalata solitaria alla vetta del Montanvert, in una giornata particolarmente fredda e piovosa, che aveva costretto gli altri in albergo, Victor si ritrova faccia a faccia con la sua creatura. Il mostro ha imparato a parlare ed a leggere ed è dotato anche di buona dialettica, è forte e le sue doti fisiche gli permettono di vivere senza alcun problema nei climi rigidi. L’essere chiede al suo creatore di essere ascoltato, deve narrargli la sua storia, vuole spiegargli come, all’inizio, il suo carattere fosse buono e come avesse tentato, più volte, di avvicinarsi, invano, al genere umano, ma ne fosse sempre stato scacciato in malo modo. Il mostro narra a Victor come ha trascorso i giorni dopo la fuga dal laboratorio, ha vissuto per lungo tempo solo nella foresta, è sPicsArt_12-18-07.58.21tato scacciato dai contadini di un villaggio, poi si è nascosto in una capanna ad osservare una famiglia francese, i De Lacey, da cui ha imparato la lingua, mentre li aiutava segretamente ogni notte procurando loro cibo e legna, ma poi quando ha cercato di chiedere la loro amicizia e comprensione, è stato respinto violentemente ed è stato costretto all’ennesima fuga. Nella fuga ha salvato una bambina dall’affogamento in un fiume, ma il padre l’ha scacciato come se fosse un mostro. A quel punto, avendo alcune pagine del diario di Victor con sé, si è messo sulle sue tracce, è riuscito ad arrivare a Ginevra, dove ha casualmente incontrato il piccolo William e lo ha brutalmente ucciso, solo per vendicarsi nei confronti di quel creatore che l’aveva abbandonato. Il monile lo ha nascosto lui stesso addosso alla ragazza, la quale, ignara di tutto, stava dormendo in un fienile.
La creatura, dopo il suo racconto, ha una richiesta da fare a Viktor: se davvero vuole che lui la smetta con i suoi assassini, se non vuole vederlo più per tutta la sua vita, gli deve donare una compagna. Lui è solo, non ha nessuno, gli uomini lo respingono e lo respingeranno sempre e persino il suo stesso creatore non ha mostrato alcuna pietà per lui. Dopo un rifiuto iniziale, Victor, forse per le parole del demone o per mettere al sicuro il resto della sua famiglia da quell’assassino, decide di accettare la sua proposta, gli darà una compagna, ma poi loro due dovranno andarsene nelle terre selvagge del Sud America e non dovranno più tornare in Europa.
L’impegno preso da Victor richiede che egli acquisisca nuove informazioni scientifiche ed il miglior luogo per fare ciò e riprendere i suoi studi è l’Inghilterra, per cui il giovane e l’amico Clerval partono per Londra. Dopo un po’, PicsArt_12-18-08.01.14mentre sono diretti a Perth, in Scozia, i due si separano. Victror sostiene di dover restare solo e si rifugia su un’isoletta delle Orcadi quasi disabitata. Qui arriva ad un passo dal realizzare la compagna per il demone. Ma quando sta per darle la vita e vede che quell’essere lo osserva, ghignando, dalla finestra dell’umile stanza, ha dei rimorsi. Pensa di essere stato profondamente egoista, sta per condannare l’intero genere umano, solo per garantire a sé stesso una vita serena e spensierata accanto alla sua amata Elizabeth. Questa nuova creatura, in fondo, non ha stretto nessun giuramento con lui. E se non volesse andare in Sud America? E se non volesse seguire il demone come sua compagna per la vita? E se i due generassero dei figli, da cui discendesse una nuova specie capace di sostituirsi all’uomo, condannandolo all’estinzione?
Questi pensieri fanno sì che Victor, in un impeto di follia, decida di distruggere quella nuova creazione. Il mostro alla finestra vede tutto e lancia la sua terribile maledizione contro il suo creatore. Victor vorrebbe fermalo, ma ne perde nuovamente le traccia. In balia della disperazione e del timore di quel che può succedere ai suoi cari, Victor pensa anche al suicidio, si lascia trasportare dalle onde, sulla sua piccola barca, forse la morte potrebbe essere la sua unica salvezza. Una burrasca lo spinge fuori rotta e lo fa approdare sulle coste dell’Irlanda, dove viene immediatamente accusato di omicidio ed imprigionato. L’accusa è di aver ucciso Clerval, il suo unico amico. Alcuni testimoni sostengono di avePicsArt_12-18-07.57.10r visto un individuo, con una barca simile alla sua, lasciare il cadavere del povero Clerval sulla spiaggia e poiché la forte burrasca non poteva permettere a nessuna barca di allontanarsi dall’isola, l’assassino doveva, per forza di cose, essere quello sconosciuto. In realtà si tratta dell’ennesima macchinazione del mostro che, dopo aver strangolato anche il fedele Clerval, ha fatto in modo che tutte le colpe venissero addossate a Victor.
Dopo mesi di terribile febbre e prigionia, Victor è salvato dal padre, il quale, avuta la notizia della reclusione e dell’accusa di omicidio, aveva deciso di lasciare Ginevra per recarsi in Irlanda. E qui grazie al magistrato locale, convinto dell’innocenza di Victor, e ad al riscontro del fatto che Victor fosse nelle Orcadi quando veniva avvistato lo sconosciuto col cadavere, il giovane dottore può essere scagionato dalle accuse e quindi può far ritorno a casa, dove, come già stabilito, deve sposare l’amata Elizabeth. Victor è deciso ad affrettare la data del matrimonio, dalle minacce ricevute dal demonio sa che lo scontro tra loro avverrà il giorno delle sue nozze e lui vuole farla finita per sempre con quell’essere abominevole. Purtroppo, però, il piano del mostro è un altro: non vuole affrontare Victor, ma vuole uccidere la sua sposa. Ed infatti mentre Victor si prepara allo scontro, il demone entra nella stanza da letto dove Elizabeth era andata a riposare e la strangola. È la fine per Victor ed anche per il vecchio padre, che, poco dopo, muore di crepacuore.
Inizia così la folle caccia del creatore alla sua creatura, ma essa non è una vera e propria caccia. La creatura è nettamente superiore fisicamente e da prova anche di grande intelligenza, lo spinge a fatiche estenuanti, lo fa soffrire la fame e la sete ed ogni volta che Victor sta per morire, gli procura quel minimo di sostentamento di cui ha bisogno per sopravvivere e continuare la loro folle corsa senza meta. Il piano della creatura è arrivare nell’estremo Nord, laddove il freddo sarà così forte e l’amPicsArt_12-18-07.59.05biente così inospitale, da uccidere Victor in maniera brutale.
Ed è lì che il dottor Frankenstein viene tratto in salvo da Robert Walton. Purtroppo Victor è debilitato, dopo alcuni giorni, nonostante le cure continue, trova la morte sulla nave di Robert. Le sue condizioni erano troppo precarie ed il suo fisico troppo devastato dagli sforzi compiuti. Walton ne rimane rattristato e lui stesso, subito dopo, fa il suo incontro con la creatura mostruosa, la quale, follemente, dopo essere stata causa della sua morte, era andata a piangere e lamentarsi sul cadavere del povero Victor. I due hanno un breve, ma intenso, colloquio. Walton accusa la creatura di essere spregevole, di aver distrutto una famiglia ed aver ucciso innocenti. Il mostro gli replica che la sua rabbia era nata dal disprezzo che tutti gli uomini avevano avuto nei suoi confronti, senza che lui avesse fatto loro nulla di male. Lui era sempre stato un essere solo, lo accusavano di essere un demone, ma nemmeno Satana, il principe dei demoni, aveva vissuto in solitudine, egli aveva, almeno, potuto contare sulla compagnia degli altri angeli caduti. A lui, invece, era stato negato tutto. Ma ora, finalmente, anche per lui, essere disperato e tormentato, era giunto il momento della liberazione, sarebbe andato ancora più a nord, verso il polo e lì avrebbe trovato la morte, dandosi fuoco su una pira funebre. Così che i suoi pensieri e i suoi sentimenti non fossero stati più quelli che provava adesso, sarebbero svaniti o comunque sarebbero cambiati.
Frankenstein è il Prometeo moderno. Prometeo è il Titano della mitologia greca che restituisce il fuoco agli uomini e per questa sua azione, egli è punito da Zeus che lo incatena ad una rupe. Quindi Prometeo è colui che si oppone a un comandamento divino. Ma Prometeo, in alcuni miti, è anche il creatore stesso degli uomini daPicsArt_12-18-07.53.25lla inerme creta. Frankenstein, quindi, è il moderno Prometeo nel senso che è un vero e proprio creatore che, allo stesso tempo, viola un comando divino.
Victor oltrepassa quelli che sono i limiti consentiti all’uomo e lo fa non per la scienza, ma per ambizione. Egli da vita ad un essere mostruoso nelle forme, ma dotato di una propria anima. Un essere demoniaco, dice Frankenstein, e come Satana un essere che si ribella e che riesce a uccidere il proprio creatore. Creatore e creatura sono intimamente legati tra loro. Il loro destino è lo stesso. La creatura non ha nome, è un reietto, uno sventurato, che si da al male a causa delle esperienze negative subite, in un certo senso è la società degli uomini che spinge la creatura ad essere cattiva. Il suo animo sarebbe buono e sensibile, ma il fatto di essere sempre escluso e scacciato, per il suo aspetto fisico, lo porta a nutrirsi solo d’odio e di vendetta. Nonostante le sue azioni brutali, nelle sue parole c’è il rimorso, che non può assolutamente giustificarlo, ma che lo conduce alla decisione finale di uccidersi, una volta che il suo amato ed odiato creatore è spirato.
Questa storia è una condanna aperta alla paura infondata per chi è diverso da noi.
Frankenstein è un individualista, esegue da solo le sue ricerche, non lo fa per il progresso scientifico, ma per sé stesso. È un creatore egoista che non vuole la responsabilità della propria creazione, è il padre che non comprende le necessità del figlio.

By | 2017-08-01T21:23:19+00:00 dicembre 19th, 2015|LIBRI|0 Comments

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