CULTURA GENERALE, Ministri

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CULTURA GENERALE, Ministri

mi_2Questo album dei Ministri continua il cammino verso sonorità molto dirette, semplici ed essenziali che era iniziato dai dischi precedenti. Solo basso e batteria con un alternarsi di chitarre elettriche ed acustiche. Il disco è incentrato sulla vita quotidiana, sui sentimenti che pervadono le nostre esistenze, a volte siamo delusi, altre volte nostalgici e guardiamo al presente con una certa dose di disincanto. L’album parla delle persone comuni, dei loro piccoli interessi, dei loro amori, di tutto ciò, anche cose insignificanti e banali, che caratterizza le loro vite, il loro quotidiano andare avanti.

Il primo brano, “Cronometrare la polvere”, è caratterizzato da stacchi simultanei di basso, chitarra e batteria che donano alla canzone un buon dinamismo. Ci sono eventi che, nonostante tutto il nostro decantato progresso, siamo e saremo costretti sempre a subire. È un fiume in piena che si abbatte su di noi. L’uomo moderno tende spesso a sopravvalutare le sue capacità ed in nome del progresso pensa d’esser più forte della stessa natura, crede di poter portare avanti qualsiasi progetto. “Balla quello che c’è” è ancora un brano veloce. È pervaso, però, da un certo malessere per ciò che non è più. Bisogna ripartire da capo, in maniera più semplice, bisogna parlare più piano, accontentarsi di ballare quello che c’è. “Estate povera” è un brano pop, una descrizione surreale, a metà strada tra il romanticismo e la malinconia, della vita in una città deserta nel periodo estivo. Si avverte un senso di vuoto, nonostante la pace che si respira ovunque, amplificato dal fatto che manchi tu.

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“Le porte” pone il suo focus sulle relazioni di coppia, le colpe vanno divise in parti uguali e poi, quando i rapporti finiscono, tutti e due perdiamo qualcosa. Pensiamo di essere ilmi_7 centro del mondo, ma il mondo, in realtà, se ne frega, il mondo va avanti e certamente non ci aspetta. “Forse ci basta chiudere le porte di questo mondo che non dorme”, per capirci meglio, per parlare, per imparare ad ascoltare. È una speranza?

La prima ballad del disco è “Io sono fatto di neve”, un brano lento caratterizzato dal fatto che la voce e la batteria sembrano accompagnarsi dolcemente. Nonostante l’atmosfera serena, il testo è molto crudo. I più vili detengono il potere e per sopravvivere non ci resta che cacciare col branco e tutto ciò non fa altro che accrescere la nostra negatività e la nostra rabbia. Il verso “io sono fatto di neve” è messo lì con maestria, volutamente ambiguo. Sono fatto di neve, quindi sono un essere fragile. Sono fatto di neve, quindi sono freddo, incapace a provare qualcosa che possa scaldarmi. Sono fatto di neve, quindi i miei sensi sono turbati, le percezioni dell’ambiente circostante ne sono alterate. A volte per non soffrire e provare inutile odio, bisognerebbe restare solo, lasciare il branco. E chissà cosa avremmo da dirci, quando potremo parlare.

mi_5“Idioti” è uno dei pochi brani più duri in un contesto che tende a sonorità tipicamente pop. Gli “squali da cortile” sono gli idioti che ci controllano senza esporsi, che stanno lì solo per inventare nuovi divieti e nuove punizioni, che non provano alcuna emozione e non si mettono mai in gioco, condannandoci tutti ad una vita di ansia e dolore. “Lei non deve stare male mai” è un’altra ballad lenta caratterizzata da un basso più incisivo, parla dei pensieri solitari, quelli della notte, quelli che accompagnano la luna, il passato ritorna e con il passato torna il suo ricordo, quello di lei, lei che deve poter fare la sua vita normale senza più soffrire.

“Il giorno che riprovo a prendermi” è un invito a riprendersi la propria vita dopo un’esperienza negativa come una separazione. Delle cose che sembravano importanti, resta poco o nulla e dietro di te restano le parole pronunciate, i momenti vissuti assieme. Resta tutto e forse un giorno verrà tutto riscritto nuovamente. “Vivere da signori” è un brano ironico, una riflessione sui beni effimeri che può mettere a disposizione dei ricchi, la società moderna. “Cultura generale” suona come una melodia d’altri tempi, una amara cantilena sulle cose che restano del nostro passaggio su questa Terra, come i libri o le antiche tradizioni popolari. Oggi, invece, sembra che nulla abbia valore, è tutto effimero e transitorio, nessuno da peso alle piccole cose e perciò è come se il Tempo, prima o poi, sia destinato a cancellare qualsiasi segno delle nostre vuote esistenze.

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By | 2017-08-01T21:22:14+00:00 dicembre 23rd, 2015|MUSICA|0 Comments

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