REVOLVER, The Beatles

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REVOLVER, The Beatles

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PicsArt_12-29-02.43.35Il 24 Dicembre di quest’anno, allo scoccare della mezzanotte, l’intero catalogo musicale dei Beatles è stato reso disponibile in streaming su varie piattaforme digitali (nove piattaforme, tra le quali Spotify). In pratica è possibile ascoltare tutte le canzoni incise dai Beatles senza dover necessariamente acquistarle in formato digitale o senza dover per forza comprare i vari album. E vista l’importanza dell’evento abbiamo deciso di recensire nel Parco Paranoico uno degli album disponibili all’ascolto in streaming: “Revolver”, album pubblicato nel 1966, nel quale la band abbandona i testi più adolescenziali della fase iniziale della sua carriera e passa a testi più elaborati, oltre che a scoprire un percorso musicale completamento nuovo. Un percorso che li avvicina alla psichedelia ed alla sperimentazione, in questo album sono presenti, ad esempio, sonorità tipiche della musica indiana.

Il primo brano “Taxman”, l’esattore, è un attacco al sistema fiscale inglese che tassava fortemente iPicsArt_12-29-02.46.20 guadagni della band. L’esattore è spietato, pronto a tassare qualsiasi cosa, pur di depredare le sue povere vittime: se userai l’auto, io tasserò la strada; se farai una passeggiata, io tasserò i tuoi piedi. I Beatles scrissero il brano dopo aver scoperto che il fisco lasciava loro solo il 5% dei guadagni e pensando che la cosa fosse un vero e proprio furto, attaccarono sia i laburisti di Wilson, che i conservatori di Heath. Fu la prima volta che accadde una cosa del genere, fino ad allora la band s’era tenuta lontana e distaccata dalla politica. In modo ironico fa la sua comparsa nel disco anche la Morte (nei brani successivi apparirà più volte): il mio consiglio per chi muore, è di dichiarare anche gli spiccioli sugli occhi, quelli necessari all’anima del defunto per pagare Caronte il traghettatore.

Il secondo brano “Eleanor Rigby” è uno dei più poetici della band, affronta il tema della solitudine e dell’abbandono che caratterizza lo stato di parecchie persone anziane, lasciate a sé stesse ed ai propri PicsArt_12-29-02.47.05ricordi, in attesa che giunga signora Morte. E per la seconda volta, questa volta in modo meno scanzonato ed ironico, compare, direttamente o indirettamente, la Morte. All’epoca non era affatto una cosa comune che una band pop trattasse argomenti dolorosi. Eleanor Rigby morì in una chiesa e fu sepolta assieme al suo nome, non venne nessuno al suo funerale, eccetto Padre McKenzie che l’aveva conosciuta negli ultimi giorni della sua esistenza, quando, abbandonata e sola, frequentava la sua chiesa. Struggente è l’immagine della vecchia che raccoglie il riso dopo che è stato celebrato un matrimonio festoso.

“I’m only sleeping” è una canzone più adolescenziale, parla dei giovani, che, spesso, tendono a non darsi da fare, ad oziare, a restare a casa a non far nulla, a smarrirsi davanti alle TV o semplicemente a dormire. Sembra che tutti siano convinti che io sia troppo pigro, ma non importa, sono loro i pazzi. Loro, che corrono ovunque come i forsennati, per poi scoprire che non c’era affatto bisogno di tutta questa fretta e questa velocità. Le sonorità indiane del sitar sono più incisive e predominanti in “Love you to”, è unPicsArt_12-29-02.45.25 brano d’amore. Ama finché puoi, finché il tempo ti consentirà di farlo. Altro testo d’amore è la successiva “Here, there and everywhere”, nel quale viene cantata la necessità di avere il proprio partner accanto in qualsiasi luogo, l’amore è aver bisogno dell’altra persona, qui, lì ed ovunque saremo.

“Yellow submarine” suona come una semplice filastrocca, con la voce di Ringo Starr in primo piano, ma è anche un brano eclettico in cui agli strumenti musicali si accostano rumori, creati da John, provenienti dalle più disparate fonti come catene, catenacci e campane. Per anni, nonostante le smentite della band, si è ritenuto che questo brano fosse stato scritto sotto l’effetto dell’LSD e fosse un invito all’utilizzo della droga. La credenza è dovuta al testo onirico della canzone, alla descrizione della terra dei sottomarini gialli, al suo mare verde e all’uomo buffo che navigava sui mari e che, per primo, trovò la terra dei sottomarini. Canzone che, invece, è stato confermato PicsArt_12-29-02.49.26sia stata realmente ispirata da un viaggio causato dall’LSD fatto da John e George, è “She said she said”. La canzone riflette sulla perdita della propria personalità, del proprio ego, quando si muore. La morte è descritta come la cancellazione e l’annullamento di tutto ciò che può essere la nostra personalità, il nostro io, è come tornare al momento della nascita.

“Good day sunshine” è una classica canzone della band nella prima fase della loro carriera, parla d’una bella giornata di sole, è un brano gioioso ed un invito a godersi sempre la vita. “And your bird can sing”, invece, è un omaggio ai Byrds, band che influenzò, nelle scelte musicali e stilistiche, i primi Beatles. Dopo due momenti particolarmente allegri e spensierati è la volta della malinconia, “For no one”, è una canzone d’amore, ma questa volta viene cantato un amore finito, si parla del momento della separazione finale tra i due innamorati. L’esperienza viene descritta attraverso gli occhi di colui che vienePicsArt_12-29-02.47.53 abbandonato, si percepisce tutta la disillusione nei confronti delle promesse di amore eterno ricevute in passato, lei sosteneva che questo amore sarebbe durato per anni ed invece adesso nei suoi occhi non c’è alcuna tristezza, solo la volontà di fare in fretta e di chiudere questo rapporto il prima possibile. È la fine.

“Doctor Robert” è un brano dedicato all’LSD ed all’uso di droghe. All’epoca, in America, era permesso somministrare LSD ai pazienti ed alcuni medici, tra cui il newyorkese Robert Freeman curavano i loro assistiti con cocktail di vitamine ed anfetamine. John divenne un cliente del medico e gli dedicò questa canzone, il dottor Rober è un uomo nuovo e migliore, che cerca di aiutarti un tutti i modi possibili, cerca di tirarti su ogni volta che lo stress, le ansie, il dolore, tendono a portarti giù nei baratri della disperazione esistenziale. Su, amico, basta bere un sorso dalla sua tazza speciale.

“I want to tell you”, brano ispirato da George Harrison, parla delle difficoltà di comunicazione esistenti, PicsArt_12-29-02.44.49spesso, tra le persone. È difficile trasmettere agli altri i propri pensieri, secondo un concetto filosofico indiano caro a George, la comunicazione non è semplice, ma avviene attraverso diversi piani esistenziali per cui è necessaria la perfetta armonia tra coloro che interagiscono, solo in questo modo si comunica davvero.

“Got to get you into my life”, ovvero debbo farti entrare nellaPicsArt_12-29-02.48.48 mia vita, è un brano provocatorio. Potrebbe sembrare, a prima lettura, il classico brano d’amore, la dichiarazione sdolcinata di un uomo verso la donna che ama, ma le cose non stanno proprio così. Ciò che viene invocata non è una persona, bensì la marijuana: ti ho detto che ho bisogno di te tutti i giorni della mia vita?

Il disco è chiuso dal brano più filosofico e significativo, “Tomorrow never knows”, una riflessione sulle incertezze del futuro, nessuno sa cosa può riservarci il domani, potremmo morire. Il brano vuole trattare la morte come un evento necessario all’esistenza umana, non è la fine, ma semplicemente il passaggio ad un’altra forma di vita. La canzone è pervasa dalla filosofia buddista, abbandonarsi alla corrente, arrendersi al vuoto, non è morire, ma risplendere in un altro modo, in un’altra vita.

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By | 2017-08-01T21:20:31+00:00 dicembre 30th, 2015|MUSICA|0 Comments

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