EGOMOSTRO, Colapesce

//EGOMOSTRO, Colapesce

EGOMOSTRO, Colapesce

Hai un fucile già carico, carico a paure

vuoi spararmi contro?

Basterebbero questi due semplici versi dell’intro “Entra pure” per raccontare questa nuova avventura di Colapesce – al secolo Lorenzo Urciullo – un viaggio attraverso le paure dell’individuo moderno. Questo co_2non è assolutamente un disco politico o sociale, un disco che vuole denunciare, in modo rabbioso o ironico, i grandi mali della società moderna, il tema portante non è la società, bensì il singolo individuo. Il punto è cercare di mettere a fuoco ciò che questa società figlia della tecnologia, della globalizzazione e dall’equilibrio sempre più fragile, provoca sulle singole persone. Persone come noi. I pilastri portanti della società moderna, purtroppo, sono due: l’ipocrisia e l’individualismo e nascono entrambi da due forzature del Sistema. Il Sistema impone i suoi canoni e noi, per avere successo, perco_5 raggiungere la prosperità economica, per sentirci integrati, ci adattiamo, indossiamo nuove maschere a seconda del momento della giornata e perciò non siamo mai noi stessi, siamo ipocriti, nessuno ci conosce. E se nessuno ci conosce per quel che siamo è perché siamo fondamentalmente soli, il Sistema ci bombarda con le sue mode e le sue tecnologie, ci fa sentire bisogno di possedere cose inutili e questo desiderio di possesso, questa ansia di non riuscire a comprare l’agognato televisore o l’ultimo smartphone, ci allontana. Per stare bene non ci serve un amico o un partner, ma semplicemente un nuovo telefonino.

L’abisso dell’uomo moderno è lui stesso, il suo individualismo, il suo Egomostro.

Musicalmente l’album è delicato, le parole sono quasi sempre sussurrate, ma non per questo prive dellaco_1 necessaria intensità. Le canzoni sono piccole melodie pop, ma Colapesce non disdegna muoversi in un ambiente più funky o elettronico, ma lo fa quasi con paura, in punta di piedi. Non mancano omaggi e riferimenti a icone quali i Talking Heads, Lucio Battisti o gli Air, ma tutto è pensato, nulla è lasciato al caso e suona tutto assolutamente originale e figlio dei nostri tempi, attento alle nostre tensioni emotive. Il disco potrebbe apparire, ad un ascolto poco attento, troppo ripetitivo, fatto di canzoni troppo simili. Ma qui tutto è fatto senza passaggi bruschi, tutto è fatto con delicatezza, con un tocco leggero, quasi con un sussurro, per cui senza renderci conto ci troviamo in un altro luogo, fiati e tastiere non sono più gli stessi, la batteria è cambiata, è comparso il synth. Colapesce è così.

Il secondo brano “Dopo il diluvio” basa la sua forza sul classico procedere di strofe e ritornelli, un brano co_4molto radiofonico, la cui bellezza sta tutta nella grande malinconia che lo pervade, nella pioggia che scende dal cielo, in un’altra chance, che chissà se arriverà. “Reale” è un crudo risveglio, un triste ritorno alla realtà, una realtà in cui tu non ci sei più, una realtà di rimpianti e nuovi propositi, “stavolta non consulto più nessuno, amare e basta e lo faccio a testa alta”. E sempre l’amore occupa il ruolo principale anche del brano successivo “Sottocoperta”, ma qui c’è più positività rispetto a prima, la passione non è finita. È ancora viva ed io ammiro, in silenzio, la tua bocca, la tua voce che è rassicurante e amorevole come il vento caldo dell’estate. “Egomostro”, in modo ironico, esprime tutta la paura che divora l’uomo moderno, che ormai ha poche certezze e se provi solo a sfiorarle, entra perennemente in crisi. Vivere così, con questa continua ansia, con questa paura cucita addosso è complicato, l’unica possibilità è nascondersi in sé stessi, lasciarsi al proprio individualismo, darsi all’egomostro.

“Le vacanze intelligenti” è un brano pop elettronico, con un bel synth ed un testo che suona come unaco_7 poesia dei tempi moderni, delle nostre città, una ricerca di bellezza spirituale. “L’altra guancia” ritorna su temi più negativi, c’è disillusione per ciò che è passato, non restano che gli appunti del tempo, i ricordi. “Copperfield” è il brano più onirico con un suo background pulsante che accompagna tutta co_3la canzone e sembra diventare via via più pressante. Altro brano figlio di questi tempi grigi è “Brezsny”, una scelta non fa primavera, non più, ed io so già che, nonostante tutti i miei rituali, sbaglierò. “Mai vista” è fatta utilizzando i vecchi messaggi che lui ha scambiato con lei su Skype. Ciò potrebbe farvi sorridere malinconicamente, chi non ha letto i vecchi messaggi quando tutto è finito e lei non si fa più sentire? Questa canzone potrebbe parlare di ciascuno di noi. “Mai vista” si riallaccia alle tematiche di “Reale”, al consapevolezza che ciò che passa, non può più tornare. “Maledetti italiani” è l’unico brano più politico del disco, una riflessione sulle nostre cattive abitudini, sul voler sempre essere i più scaltri, sempre pronti a fregare il prossimo o a fare le vittime, sempre pronti a metterci in fila per gli sconti in un centro commerciale. In “Datemi il pane” Colapesce ama giocare, a modo suo, con l’elettronica, con il nostro malessere esistenziale, il malessere che in “Vai pure” ci impedisce di giungere alla vera bellezza.

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By | 2017-08-01T21:18:50+00:00 gennaio 7th, 2016|MUSICA|0 Comments

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