CARI MOSTRI, Stefano Benni

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CARI MOSTRI, Stefano Benni

cm_2“Sono un piccolo mostro come gli altri. L’orgoglio, la solitudine, la delusione, non possono essere un alibi”, scrive Peter nel suo ultimo tema in classe (“Compagni di banco”), quello legato alla gara per partecipare alla trasmissione televisiva “X Book”. Peter è il nerd sfigato e Diana la strafottente e crudele strafica. Lui ne è innamorato e lei lo ricatta, minacciando di pubblicare un suo video su YouTube, se non le fa i compiti in classe. Diana, infatti, non si limita a copiare, Diana pretende che Peter le prepari dei temi ad hoc, che inventi per lei uno stile di scrittura completamente nuovo e diverso dal suo. Sono questi i mostri che vivono in questi brevi racconti, non ci sono zombie assassini o scene splatter, il mostro può essere la perfida ragazzina di cui eravamo innamorati oppure la paura di finire su YouTube e diventare lo zimbello di tutta la scuola.

In “Numeri” viene messa in evidenza una delle paure dell’uomo moderno, quella di perdere per sempre la propria esistenza digitale. Viviamo in un’epoca nella quale, spesso, sentiamo il bisogno di esistere nella rete virtuale, nei social, più che nella realtà quotidiana, quella in carne ed ossa. E se anche a noi, come accade a Zefiro, il protagonista di questo racconto, ci capitasse, una mattina, di essere stati scollegati, di non avere più tutti i numeri, i codici, le password, gli account, che ci permettono di accedere alla nostra vita virtuale? Che ne sarebbe di noi? Come ci sentiremmo?

I racconti non indagano solo le paure e le ossessioni personali dell’uomo moderno, ma ve ne sono alcuni che vogliono mettere in evidenza alcuni comportamenti sbagliati della nostra società, come, ad esempio, la tendenzacm_4 a sentirsi superiore e a non rispettare le leggi della natura. In “Il gigante” Arkadij, un oligarca russo, insensibile e brutale, dopo aver acquistato una storica tenuta in Toscana, decide di abbattere un pino secolare, cresciuto proprio davanti al cancello della sua nuova villa. Ma l’albero è magico. Ha ucciso già, nel corso dei secoli, molti uomini che avevano espresso la volontà di abbatterlo. Ed anche Arkadij troverà una orribile fine; la natura, se vuole, sa essere crudele, sa prendersi le sue rivincite e mostrare agli uomini quanto sia folle la loro convinzione di onnipotenza e superiorità.

I racconti sono pervasi da una buona dose di ironia, “Hä[email protected]”, ad esempio, non è che una rivisitazione della famosa favola di Hänsel e Gretel. I due bambini sono obesi ed interessati solo ad ingozzarsi di zuccheri lavorati, bramano possedere i nuovi modelli di smartphone e le consolle per i videogiochi di ultima generazione. Finiscono nelle grinfie di una strega rifatta, che li mette a dieta, per poi rivenderli a dei ricchi cm_5pedofili sui siti illegali. Ma i due ragazzini riescono ad uccidere la strega arrostendola nel suo lettino solare, per poi darsela a gambe con tutte le sue ricchezze e l’intenzione di ricattare i ricchi clienti della donna. I ragazzi non mostrano alcuna pietà e sono disposti a tutto, pur di fare proprie tutte le diavolerie che la società capitalista ci fa sentire come fondamentali per la nostra felicità.

In “Il mercante” viene denunciata la violenza dell’uomo, non contro la natura, bensì contro i suoi stessi simili. Il commendator Boutbout, noto produttore e venditore di armi letali, si meraviglia del fatto che, dopo anni di guadagni strabilianti, il bilancio indica che non ha guadagnato nulla nell’ultimo anno. Com’è potuto accadere, se le sue armi sono ancora le più efficaci e le più micidiali sul mercato? Il suo segretario, Buoncuore, gli spiega che, ormai, con tutte le guerre che ci sono state, la popolazione umana si è quasi estinta, i pochi superstiti lavorano quasi tutti nella sua fabbrica di armi.

Benni si diverte e si vede. In “Il miracolo” viene scoperta una miracolosa statua della Madonna che, invece di piangere, come fanno solitamente le statue della Madonna, ride. L’autore della scoperta è un ingenuo vice-parroco, Palmiro, che prende con entusiasmo la cosa, scontrandosi, però, col titolare della chiesa, don Tristano, fermamente convinto che il miracolo sia di natura diabolica e non divina. Secondo il parroco, infatti, le Madonne debbonocm_3 necessariamente piangere perché gli uomini debbono pentirsi dei loro peccati, debbono sentirsi in difetto e cambiare il loro stile di vita. Una Madonna che sorride potrebbe dar luogo all’idea sbagliata che c’è qualcosa di buono in questo mondo così materialista e relativista. Don Tristano, quindi, decide di nascondere per sempre la statua e destinarla all’oblio.

Una grande paura degli italiani è certamente quella delle tasse ed in particolare delle cartelle esattoriali di Equitalia. Ed ecco che, in “Povero Nos”, è costretto a presentarsi al cospetto del ragionier De Elsi, nell’ufficio tributi di Equitalia, addirittura il signor Dimitru Nosferatti, emigrato dalla Romania nel 1758 (ma è sicuramente un errore si stampa, deve essere per forza il 1958!). L’uomo, vestito completamente di nero ed alto due metri, è accusato di non aver mai pagato le tasse, sostiene di vivere in un castello diroccato, ma non ha mai pagato l’IMU, né le bollette del gas, dell’acqua o della luce. De Elsi va avanti imperterrito con le sue domande, i suoi moduli e la sua burocrazia, non comprende di interagire con una creatura sovrumana ed anche quando il signor Nosferatti rivela di essere un vampiro, il ragioniere resta impassibile. Equitalia non ha paura neppure dei vampiri! Ad un certo punto un raggio di sole penetra dalla finestra e fa secco il vampiro, riducendolo ad un mucchietto di cenere. Il commento dell’impiegato è surreale: incredibile cosa si fa per non pagare!

In alcuni racconti compaiono elementi fantascentifici: in “Lotto 165”, la Terra, facente parte, appunto, del lotto universale 165, viene messa all’asta e venduta ad una specie aliena, simile alle nostre cozze, decisa ad eliminare cm_1tutti gli uomini e fare del nostro pianeta una discarica per altri mondi molto più evoluti. In “Candy” compare la multinazionale Candystore, specializzata nell’offrire le prestazioni sessuali delle sue candy, ovvero donne androidi dalle bellissime sembianze. Marcello, un imbroglione, venditore di app non funzionanti, nel vantarsi sol suo vecchio amico di scuola Walter, un semplice e modesto programmatore, che non è mai stato con una candy e si è sempre accontentato della sua squallida e grigia vita accanto alla ormai cadente moglie, dichiara che lui più volte ha deliberatamente torturato delle povere candy. L’uomo, infatti, non si accontenta delle semplici prestazioni sessuali, è un sadico violento, convinto di potersela sempre cavare con una tassa e un ammonimento. Ma la Candystore ha acquistato recentemente il procedimento Nex dall’esercito e quando Marcello prova a ordinare l’ennesima candy per mostrarla a Walter, arriva la bellissima Ker 88, incaricata di mettere in atto il procedimento Nex: non si tratta di multe o ammonimenti, ma dell’eliminazione fisica di Marcello. La candy, infatti, uccide l’uomo e mostra di non essere più una semplice macchina, in lei c’è desiderio di vendetta e giustizia per Nastassia, la candy “uccisa” da Marcello.

Il tema della vendetta compare anche in “La mummia” dove la professoressa Antonietta, un’esperta egittologa, scopre la storia di Ahmose, sepolta e mummificata viva – madfuna hajia – perché ingiustamente accusata di aver tradito il faraone Tutmosi I. La stessa fine toccherà anche al direttore del museo Darwin, uomo rozzo ed insensibile alla cultura ed alla storia, deciso a chiudere le sale egizie, a vendere i reperti più importanti a cinesi o russi e a sostituirli con una sorta di stupido e bugiardo videogioco interattivo.

Benni mette in scena storie ambientate nelle più disparate ambientazioni sceniche: “L’ispettore Mitch” è una sorta di giallo nel mondo dei gatti e degli altri randagi che vivono nei nostri quartieri; “Reset” è una storia d’amore e magia indiana, una lotta tra il Bene ed il Male, dove alla fine i due protagonisti Falco Bianco e Corvo Nero mettono in risalto il fatto che il mondo non è o bianco o nero, ma ci sono tutta una serie di sfumature intermedie ed anche nel male vi può essere una traccia di bene e viceversa. Il Bene e il Male tornano come indiscussi protagonisti anche in “Polpa”: ci deve essere distinzione tra il Bene e il Male, come tra la Coca e la Pepsi. Se no è anarchia cosmica.

Questi racconti sono lineari e di semplice lettura, pieni di grandi e piccole paure, si fanno leggere tutti d’un fiato, magari in compagnia della fatina verde, alla taverna “Rana Saltellante”, dove, se riuscite a schivare le coltellate, offrono ottima birra e buon rum a poco prezzo.

By | 2017-08-01T21:18:33+00:00 gennaio 8th, 2016|LIBRI|0 Comments

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