BLACKSTAR, David Bowie

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BLACKSTAR, David Bowie

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db_6La prima vera uscita discografica di questo 2016 è “Blackstar” di David Bowie, uscito l’8 Gennaio, nel giorno del sessantanovesimo compleanno dell’artista inglese. L’album si caratterizza immediatamente come un lavoro sperimentale, reso affascinante dai ritmi ipnotici ed onirici che lo pervadono dall’inizio alla fine, dalla ricercatezza dei fiati e delle tastiere, dall’intensità dirompente del sassofono. Due stili profondamente diversi, rock e jazz, si rincorrono lungo tutti i quaranta minuti del disco, creando delle atmosfere cosmiche, nelle quali la voce di Bowie, che a volte sembra provenire da un altro mondo, altre volte nascere nelle profondità della nostra mente ed altre volte ancora nelle nostre viscere, si innesta perfettamente.

Il primo brano, che da anche il titolo al disco, “Blackstar”, è una cavalcata progressive di dieci minuti. Il suo testo si lascia volutamente a due diverse interpretazioni. Da un lato il brano appare un inno esoterico, l’esaltazione di un rito di morte e sacrificio, un rito che porta alla nascitadb_5 di una stella incapace di portare luce, un angelo caduto, un mentitore, un illusionista che grida ed incita le folle. D’altro canto i continui riferimenti alla villa di Ormen, oltre che indicare il luogo fisico dove avviene questo rito soprannaturale di morte e rinascita, potrebbero voler indicare, invece, una chiave di lettura totalmente diversa. La decisione di porre fine ad un’esistenza sofferta e dolorosa: un animo troppo sensibile che decide di spezzare la propria esistenza in maniera prematura, perché non è più disponibile a sopportare gli inganni, il male, le bugie, che caratterizzano la società moderna. Il riferimento è allo scrittore svedese Stig Dagerman (autore, appunto, del romanzo “Ormen”), che, nel 1945, dopo vari tentativi falliti, riuscì nel suo intento di togliersi la vita.

“ ’Tis a pity she was a whore” è un brano rock nel quale il sax crea una suadente dissonanza, il cui scopo è mettere in risalto le sue forme, la sua bellezza. Lei è la mia maledizione, la mia condanna, perché, purtroppo, è anche una puttana, una ladra, una pazza. Ma questa, probabilmente, è la mia vita, è questo il mio destino. Anche “Lazarus” è un brano rock con db_1uno splendido assolo di sax ed è sicuramente il brano più radiofonico del disco. Sei in pericolo di vita e non hai più nulla da perdere, il tuo corpo è pieno di cicatrici, il dolore è grande. Ma lo spirito, i pensieri sono altrove, salgono verso l’alto, risucchiati in un vortice, è questa la strada che conduce al paradiso?

“Sue” è un brano veloce, quasi arrabbiato, con una forte linea di basso. Sue raffigura un dramma d’amore, passione ed abbandono: hai detto che volevi che scrivessero “Sue ladb_3 vergine” sulla tua lapide, ma alla fine te ne sei andata via per sempre con quel pagliaccio. “Girl loves me”, la ragazza mi ama, è il brano più elettronico del disco, la voce di Bowie è cruda, minacciosa, cattiva. Il testo, infatti, è pieno di riferimenti ad “Arancia Meccanica”: il “Vellocet”, la droga del martedì, è una delle sostanze stupefacenti ordinabili al “Korova Milk Bar”, il bar frequentato da Alex e dai suoi amici drughi; “cheena” è la donna, nello slang “Nadsat” parlato dai ragazzi; “yarbles” sono i testicoli. La canzone ha un’anima brutale, fatta di sesso e violenza, e sarebbe sicuramente adatta ad essere l’accompagnamento musicale per una serata di  follia trascorsa al Korova Milk Bar.

“Dollar days” è una ballata acustica, pervasa dalla malinconia e dalla sofferenza, dal bisogno di essere compreso, amato. Invece sei lì alla deriva, in balia di donne a pagamento, senza nulla da fare, senza nessuno da incontrare. L’ultimo brano del disco, “I can’t give everything away”, è un brano lento, drum & bass, una sorta di messaggio elettronico finale, quasi una resa, una dichiarazione dei propri limiti. La conoscenza dei fatti, delle persone, a volte, può essere negativa, può causare una inguaribile sofferenza.

Sette canzoni, prodotte dal fidato Tony Visconti (collaboratore del duca bianco dai tempi di Ziggy Stardust), in cui Bowie si è servito, per dare vita a questo sound originale, di vari musicisti, provenienti soprattutto dall’ambiente jazzistico americano: il sassofonista jazz Donny McCaslin; il chitarrista jazz Ben Monder; l’eclettico Jason Lindner per il piano, l’organo e le tastiere; il batterista Mark Giuliana.

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By | 2017-08-01T21:18:13+00:00 gennaio 9th, 2016|MUSICA|0 Comments

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