PANSONICA, Marlene Kuntz

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PANSONICA, Marlene Kuntz

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cover13Nel 1994 i Marlene Kuntz pubblicarono “Catartica” un album fondamentale per la musica rock italiana, un vero e proprio manifesto del noise tricolore. Alla festa mesta di Catartica seguì, nel 1996, un altro album significativo, “Il Vile”, che portò la band versò sonorità più dure e metalliche. Nel 2014, quindi, Catartica raggiunse i 20 anni d’età ed i Marlene, fortunatamente per noi, invece, di propinarci la solita versione remiscelata dell’album, con booklet riveduto, ampliato e corretto, decisero di festeggiare l’evento pubblicando un EP: “Pansonica”. Sette canzoni provenienti direttamente da quegli anni gloriosi, sette canzoni che riportarono la band verso le sonorità più noise ed oscure degli inizi. Sette canzoni viscerali provenienti proprio da quegli anni lontani in cui c’era solo rabbia bruciante e vuoto. Un’ansia elettrica e pulsante pervadeva ogni singola nota.

Una band profondamente diversa dalla morbida, scialba, sbiadita e mielosa versione pop degli ultimi anni. E visto che, tra pochi giorni, uscirà il nuovo disco, “La lunga attesa”, che ci auguriamo riporti Cristiano Godano e soci verso i fasti sonori del passato, ne approfittiamo per parlare dell’ultimo, al momento,mk_3 lavoro dei Marlene: l’EP Pansonica. Non si tratta di una semplice raccolta di b-sides, sono sette canzoni vere, pervase dallo spirito noise degli anni novanta.

Il primo brano, “Sig. Niente”, ne è la prova più lampante, un inno alla decadenza, agli sputi, alle danze, ai calci, ai baci ed a un bel niente. Ed allora lunga vita al niente. “Parti” è un brano più lineare, un brano rock, un conto alla rovescia in attesa che giunga la fine, perché ogni cosa è solo una lurida frode! E quando, finalmente, ci sarà l’esplosione, cosa mi succederà? Cosa resterà di me?

“Sotto la luna” è il brano più melodico dell’EP, caratterizzato anche dal fatto di avere un accattivante ritornello. “Ruggine” è una canzone acida, il noise dei Marlene strizza l’occhio al blues, c’è inquietudine nell’amore, lei è così aspra e livorosa, io sono così individualista mk_6e arrabbiato, non c’è che dire: l’amore è ruggine. “Donna L” è un vomito punk-hardcore, un basso malefico in prima linea martella per tutta la durata della canzone, il testo è rude e sintetico, poche parole piene di dolore e veleno.

“Oblio”, invece, è un brano malinconico, una riflessione sulle nostre esistenze. Andiamo avanti, ma siamo perennemente intontiti, scollegati. Ed intanto il tempo passa e perdiamo le nostre forze, rischiamo di perderci e finire nell’oblio. Il disco finisce com’era iniziato, con un brano noise, più rumoroso di quello iniziale, “Capello lungo”, non ci sono mk_2riferimenti, è difficile cosa dire sia giusto e cosa no, la confusione regna sovrana, la nazione arranca e lui cosa fa? Lui suona, beve e snobba.

Sette canzoni da ascoltare dall’inizio alla fine, tutte in una volta, con il volume alto, sette canzoni per riflettere dov’eravamo e dove siamo arrivati. Le cose sono cambiate profondamente da allora e non in meglio, allora c’era la rabbia, oggi c’è la disillusione. È stato tutto un grande bluff, una truffa, un imbroglio e la musica ha contribuito, spesso, ad indorare la pillola, a darci l’illusione d’esser liberi, di poterci costruire un futuro. Intanto il tempo è andato oltre ed il futuro è diventato passato. Ora le cose sono più chiare, ora, se guardi bene, se presti attenzione, puoi persino vedere i fili: sono solo burattini e niente più.

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By | 2017-08-01T21:16:46+00:00 gennaio 14th, 2016|MUSICA|2 Comments

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2 Comments

  1. brigante74 14 gennaio 2016 at 19:29

    Ciao Luca,
    in effetti ci eravamo posti la domanda se recensire un album di 2 anni fa. Credici, non ci siamo accorti oggi di Pansonica!
    Visto che a fine mese esce il disco nuovo dei Marlene, abbiamo scelto la strada della recensione di questo disco, così riprenderemo il discorso a fine mese quando sicuramente parleremo del nuovo lavoro.
    Grazie per il tuo commento!
    Saluti dal Parco Paranoico!

  2. Boh 14 gennaio 2016 at 12:40

    Peccato che tutto questo che scrivete è successo due anni fa. Ma non è mai troppo tardi.

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