CEASE FIRES, Anti-Flag

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CEASE FIRES, Anti-Flag

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af_1“Punk rock ed Anti-Flag, significa semplicemente empatia. E noi abbiamo vissuto sempre con empatia”, dice Chris #2, bassista e voce. La band di Pittsburgh fa i conti col Tempo, ne sono successe di cose da quel lontano 1993 e rispetto ad allora viviamo ancora nella paura, nulla è cambiato: le brutalità della polizia sono ancora tutte qui, il mercato delle armi è ancora florido, il divario tra chi ha troppo e chi ha troppo poco è sempre più grande, continuano a propinarci le loro così dette guerre asettiche, che poi così tanto asettiche non sono, visto il grande numero di morti e di feriti che fanno tra la popolazione civile, ci vogliono vendere per buone le loro campagne militariaf_4 fatte con i droni ed altri aggeggi tecnologici, ma è ovvio che tutti i loro piani, tutti i loro programmi, stanno fallendo miseramente.

Anti-Flag non significa assolutamente anti-americano, ma semplicemente anti-guerra, significa schierarsi contro le avidità delle multinazionali, per la pace ed il benessere di tutte le persone del mondo, non solo di quelle che vivono da questa o quell’altra parte. Anti-Flag è contro qualsiasi tipo di nazionalismo. Bisogna finirla col pensiero “i ricchi sono ricchi perché sono più intelligenti di me” (“Kill the Rich”), loro vogliono solo farci sentire sempre più in colpa, per godersi indisturbati i loro miliardi sporchi di sangue. Non fanno altro che ideare nuove guerre, presentarle come cause morali, ma a loro interessa solo vendere le loro armi ad entrambe le parti in lotta, fanno affari con chiunque! E quindi è giunto il momento: cessate il fuoco!

af_10Come possiamo fermarli? In “The Consumers Song” la band propone di diventare consumatori diversi, di non comprare più la loro merda, perché, così facendo vendono noi stessi, e noi non dobbiamo più essere venduti. È un brano contro la politica aziendale dominante oggi, dopo averti trattato come una puttana per tutta la vita, dopo essersi fatti baciare il culo, chiudono le loro fabbriche e si spostano altrove, dove c’è manodopera da sfruttare a buon mercato. Non lamentarti con loro, è inutile, non vedi tutti quei cadaveri dietro di te?

Nonostante l’album sia una compilation, è molto compatto, le vecchie canzoni forse hanno perso la loro rudezza originaria, ma sono migliori a livello qualitativo, si tratta di brani storici della band, che per un motivo o per l’altro, non erano stati registrati nel migliore dei modi e quindi non erano riusciti a sfondare con il loro messaggio politico, perché questa è una band politica che suona punk-rock, punto e basta. Per come è af_9stato concepito, questo lavoro è rivolto soprattutto ai fan storici, a chi già conosce ed apprezza gli Anti-Flag. Tra i brani nuovi spicca “The New Jim Crow”, brano ispirato all’omonimo libro di Michelle Alexander, un libro che parla del razzismo viscerale e dell’ingiustizia diffusa, che ancora oggi esistono in molti luoghi degli Stati Uniti. Ci sono ancora poliziotti bianchi che uccidono i neri gratuitamente, solo per odio razziale o fanatismo. Le vittime debbono capire di non essere sole, ci sono altre persone che sono disposte a prendere a cuore la loro situazione e a difendere diritti quali l’integrazione e l’uguaglianza. Si combatte e si perde (“hoaf_6 combattuto la legge e la legge ha vinto”, The Clash), la società è intrappolata in una spirale, bisogna recuperare tutto il tempo perso, bisogna documentarsi prima di agire, capire se i politici intendano mettere mano a tutto ciò. Uno solo vince e, fino ad adesso, noi stiamo, ancora una volta, perdendo.

Da quando siamo nati nessuno ci ha mai parlato di futuro (“No Future”), ci vogliono apatici, annoiati, divisi, vogliono farci sentire feccia. “No future belongs to me”, nessun futuro mi appartiene è questo che intendono metterci nel cervello. Come possiamo rispondere? Con un accendino, della benzina e qualche straccio (“Wake Up”), per svegliare la gente da questo sonno, dal loro fasullo sogno americano, come fanno a non rendersi conto che attorno a loro brucia ogni cosa? Ogni momento è quello buono, l’inno di libertà di “Mumia’s Song” risuona impetuoso in tutte le canzoni del disco: libertà per tutti i prigionieri politici, pugni tenuti alti e rivolta nelle strade, bisogna rovesciare il sistema giudiziario, un mattone alla volta, bisogna ridare libertà a Mumia Abu-Jamal!

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By | 2017-08-01T21:13:23+00:00 gennaio 16th, 2016|MUSICA|0 Comments

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