MTV UNPLUGGED, Placebo

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MTV UNPLUGGED, Placebo

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I Placebo, il cui primo album risale al 1996, arrivano, dopo 20 anni di carriera, al traguardo dell’unplugged live di MTV, nel quale propongono brani, in chiave acustica, relativi a tutta la loro storia discografica. Le p_6canzoni proposte sono messe a nudo, liberate dalle onnipresenti distorsioni di chitarra e rese tutte molto più intime, apparendo fragili e delicate, sembra quasi di ascoltare un’altra canzone. Non c’è più l’impimatur forzatamente maledetto ed oscuro, da bohemienne decadenti, che la band, anche per finalità puramente commerciali, ha dato alle versionip_4 originali. Il modo di cantare di Brian Molko, ovviamente, resta sempre lo stesso, ma il cantante appare meno distaccato del solito, meno rockstar del solito.

È un lavoro armonioso e soprattutto autentico, non si tratta solo di una buona occasione per spillare soldi ai propri fans. Questo disco si ascolta piacevolmente, dall’inizio alla fine, e riesce a trasmettere anche una buona dose di empatia, non siamo certamente ai livelli poetici delle performance unplugged di gruppi come i Nirvana o gli Alice In Chains, ma i tempi sono cambiati da un pezzo, il clima degli anni novanta non è più dietro l’angolo.

Nell’album, comunque, la band riesce a mettere a trasmettere tutte le difficoltà dei nostri tempi, le paure e le angosce per il nostro futuro e quello dei nostri cari, ma, allo stesso tempo, trasmette anche la giusta p_2dose di serenità, derivante dal fatto che, comunque siano andate le cose, qualsiasi siano le prove affrontate nel passato, noi siamo ancora qui, possiamo ancora suonare i nostri brani e voi potete ancora ascoltarli. Dopo vent’anni, un’altra serata trascorsa assieme e questo traguardo non è affatto scontato e banale.

Alcune canzoni risultano interessanti anche in versione unplugged, altre lo sono meno. “Jackie”, tratta dall’album di cover del 2003, in acustico, suona come una malinconica poesia, “sto lavando la sabbia con le mie lacrime spettrali”. Uno dei brani migliori del disco è “Every You Every Me” (dall’album “Without You I’m Nothing”), privato della carica elettrica originaria, ma arricchito splendidamente dalla voce femminile di Majke Voss Romme. Altra bella collaborazione è quella con Joan Wasser (Joan As A Policewoman) in “Protect Me From What I Want” (dall’album “Sleeping With Ghosts”).

Un plauso meritano anche “Meds” (dall’omonimo album) proposta come una ballad, senza alcunap_5 sovrastruttura, e “Song To Say Goodbye” (sempre dall’album “Meds”) in cui compaiono nel finale archi e flauto. Infatti, i Placebo hanno cercato di colmare il vuoto lasciato nei loro pezzi dalla mancanza delle distorsioni elettriche, con altri strumenti. In “Pop_3st Blue” il riff della canzone viene suonato con il kanun, uno strumento arabo.

Questo live dei Placebo è, in definitiva, un disco onesto, meditato, che rende, per certi versi, onore, ad una band spesso identificata con il pressapochismo e la superficialità. Dopo tutto questo tempo, il gruppo ha acquisito una sua consistenza ed adesso può apparire anche senza il velo delle rockstar maledette ed androgene, può anche fare semplicemente il suo mestiere: suonare.

Quando ti rendi conto di essere ormai solo, quando sei caduto a terra e non hai né amici, parenti o amanti, che possano tirarti su. Bene, quando ti succede tutto questo, non ti resta che raccogliere i tuoi cocci e andare avanti. Può essere difficile, brutto, complicato, ma è l’unica cosa giusta da fare.

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By | 2017-08-01T21:12:24+00:00 gennaio 20th, 2016|MUSICA|0 Comments

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