THE PLAGUE WITHIN, Paradise Lost

//THE PLAGUE WITHIN, Paradise Lost

THE PLAGUE WITHIN, Paradise Lost

Ester Segarra

Gothic metal? Cos’è? Forse un pesante eyeliner e le unghie smaltate di nero? Ma in tutto questo nero, dov’è l’orrore, quello vero? Quello che si nasconde nei meandri dell’animo umano e che è fatto dei sentimenti più oscuri, più negativi, della paure inconfessate, di un enorme senso di vuoto ed impotenza che avvolge ogni cosa.

pl_1Greve è l’aggettivo più indicato per descrivere quest’ultimo disco dei Paradise Lost. Un disco sulle paure ed i disturbi che spingono, spesso, la mente verso la follia. L’amore, la rabbia, la passione, ma soprattutto la fugacità del Tempo che annichilisce ed annerisce sempre più i nostri ricordi. È un disco che guarda al passato della band. Il suono è sempre pulito, i cori danno corposità ai passaggi più importanti, gli archi accentuano la malinconia e l’impotenza dell’Uomo, che pervadono le canzoni. Il suono è lento ed inesorabile nella sua crudezza, arriva lentamente come fuoco incandescente ed avvolge ed ingloba ogni aspetto passeggero della vita, tutto è fragile, tutto è sofferente, non ci sono risposte e chi pretende di averne, come le religioni, non fa altro che incutere ancora più terrore.

La voce si esalta nelle sue alternanze, dal growl più profondo, al clear più puro e pulito, accompagnando unapl_8 diversità di stili musicali che passano dalla lentezza alla velocità, dal death all’heavy metal. “Beneath Broken Earth” è lenta e cupa, siamo sprofondati in un abisso. “Fresh From Bone”, invece, è veloce e cattiva, opprimente, come questa pl_3realtà piena di difetti, che non offre possibilità di salvezza, neppure ai più virtuosi, che crollano all’apparire di tutti gli altri, i dannati. Si passa dal death scarno ed essenziale di “Terminal”, alla robusta “No Hope In Sight”, dolce e violenta, un rincorrersi di growl e clear.

Il tema del Tempo che non lascia speranze, ma accumula solo paure, ogni anno che passa, è ricorrente. Il passato ci rende tormentati e depressi, il passato è il nutrimento della morte. A cosa serve rimpiangerlo?pl_2 Sarebbe molto meglio potersi vendere l’anima, mettere fine alle sofferenze ed essere l’ultimo nelle tenebre.

La vera morte è il grigiore che ci annienta, la mancanza di autostima, è questa la morte perpetrata attraverso lo scorrere del Tempo. L’Uomo è indifeso, era nato per salvarsi, ma la notte è calata, il coltello gli è caduto e le spine lo avvolgono come un sudario. Le cause del mondo si Ester Segarraconsumano, il fuoco si estingue, siamo sfiniti, lo sfinimento è una tortura. Veniamo stritolati dalle fauci della sorte, procediamo tra fallimenti e sconfitte, affrontiamo il disprezzo e la disperazione, è una peste che si diffonde ovunque, che non fa differenze di sorta, siamo tutti uguali alla fine, anche se tendiamo a dimenticarcelo, non vogliamo accettarlo e ci nascondiamo dietro quelle che scegliamo come nostre divinità.

Il Paradiso Perduto è sceso davvero nell’inferno dell’anima umana per suonare questo disco con tutto il dolore e la tristezza necessarie, un disco intenso e vibrante, lucido nei testi e musicalmente compatto e potente.

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By | 2017-08-01T21:11:48+00:00 gennaio 23rd, 2016|MUSICA|0 Comments

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