THE VELVET UNDERGROUND

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THE VELVET UNDERGROUND

Stavano semplicemente camminando per le strade della loro città, quando trovarono per terra quelvu_3 racconto pornografico, “Velluto Clandestino”, ovvero “Velvet Underground”. Fu un lampo a ciel sereno, un pugno nello stomaco, la fine di un bel sogno. La realtà non era e non è quella che cantavano gli hippy, la realtà non è fatta di pacifismo, marce per i diritti delle minoranze, mare, sole e divertimento. La realtà è brutale, gli uomini sono invidiosi, meschini, ipocriti, cattivi ed egoisti. Ed anche l’amore è sofferenza, conosci davvero la persona cha hai vicino?

Fino ad allora nessuna band aveva cantato l’inquietudine e la delusione in un modo così rude e crudo, i Velvet Underground furono i precursori metropolitani di quelle sonorità, di quegli atteggiamenti estremi, di quel desiderio di autodistruzione, che avrebbero sconvolto il mondo dieci anni più tardi. Furono punk prima del punk, furono new wave prima della new wave, gettarono i semi del noise e del post-rock. Cantori urbani del sottosuolo, la cui produzione artistica fu visceralmente connessa alla vita sotterranea della loro città, New York, ai suoi club e locali underground,vu_7 alle sue strade caotiche ed affollate ed a tutte le avanguardie artistiche che cercavano di opporsi e dare un’alternativa alla cultura mainstream, quella seguita dal grande pubblico, quella, che, nel nome della tradizione e dei suoi antiquati valori, veniva propinata quotidianamente dai mass media di regime. Questa vu_10era la cultura superficiale, quella della luce e del sole, per cui, contrapponendosi ad essa, i Velvet Underground furono l’apice della cultura sotterranea, quella del buio e della luna. Tutto quel rumore, quella distorsione portata all’eccesso, quei testi pieni di veleno, rappresentarono tutto ciò che le grandi masse, rese controllabili dalle radio, dai giornali e dalle TV, volevano assolutamente sfuggire. Ed alla band non rimase altro che restare nei bassifondi ed è lì che incontrarono Andy Warhol.

L’artista ebbe l’idea di affiancare ai Velvet, un’altra figura inquieta, viziata, viziosa e dannata: l’ex modella tedesca Nico. Il suo aspetto delizioso faceva a pugni con i suoi atteggiamenti schivi, la sua voce era onirica e spettrale. Assieme alla band ed a Nico, Andy mise su uno spettacolo d’avanguardia in cui le singole espressioni artistiche amplificavano, all’unisono, il loro potere evocativo: proiezioni cinematografiche, danze, corpi, luci psichedeliche, mostre fotografiche, il tutto tenuto assieme dalla musica suonata ad altissimo volume dei Velvet Underground.

Quasi del tutto scontato sottolineare come i perbenisti, i finti moralisti e la grande massa borghese dell’America dei barbecue e dei fast-food, prese tutto ciò: uno spettacolo fatto solo di vizi ed eccessi, uno spettacolo messo su da un gruppo di depravati, attori e musicisti falliti, balordi che si ergevano a poetivu_4 d’avanguardia. I Velvet Undergound furono, invece, la colonna sonora più adatta per una città ed una società malsana, che si avviava verso la decadenza, nascondendo tutti i suoi crimini e tutte le violenze di cui era capace. Questa società stava morendo e i Velvet suonarono il suo rumoroso e dissonante funebre lamento. Vennero ignorati, ovviamente, da tutto ciò che era convenzionale e moralista. Un’allusione fallica in copertina, un rapporto d’amore immediatamente divenuto d’invidia e repulsione con la strega tedesca, portarono, sin da subito, la band a livelli di tensione eccessivi.

La stessa tensione che si respirava nelle strade della città. Cantarono di drogati, di puttane e travestiti, di vu_8gente che si sentiva terribilmente sola ed abbandonata, di violenza e di sottomissione. Cosa credete che ci fa un ragazzo bianco, con 26 dollari stretti in pugno, ad Haarlem? Certo, non è a cerca di donne, ma sta aspettando il suo uomo, il suo spacciatore, è in piena crisi d’astinenza, sta male e solo il suo uomo, il suo pappone, può farlo stare meglio, almeno fino a domani, fino alla prossima dose. La roba corre veloce nelle sue vene, così come in quelle dei suoi amici – che, poi, così amici non sono – lo Sbarbato, Maldimare o la Passionaria faranno tutti la stessa fine. L’eroina è così, ti porta su, su, fino a farti raggiungere il regno dei cieli, solo quando ti infili un ago nelle vene, ti senti libero e liberato da tutti i mali di questa città. L’ago della siringa è una strada che porta dritta al cervello, ti fasentire in pace, meglio della morte, e quando stai così bene te ne fotti di tutti, di questa città, dei suoi politici di merda, di tutti quelli che urlano, che vogliono aiutarti o amarti e pure di tutti questi morti del cazzo.

I sentimenti ti spezzano il cuore, siamo solo dei pagliacci, pensiamo di aver trovato la persona giusta, il nostro amore, ma lei è una di strada, ed uno come te, amico mio, è solo uno stupido fantoccio per lei, tu sei finito prima di iniziare. Sei destinato a finire. Ed a restare solo. E quando ciò succederà, quando ti sveglierai, una domenica mattina, ci sarà una voce che ti chiama – e tu non gli darai retta – il mondo intero sarà lì a guardarti, ad osservati, si metterà lì tranquillo, dietro di te, pronto a ridere delle tue sofferenze, della tua solitudine, dei tuoi comportamenti osceni, delle tue lacrime.

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By | 2017-08-01T21:11:30+00:00 gennaio 25th, 2016|CENTRIdiGRAVITA'|0 Comments

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