IO, ROBOT, Isaac Asimov

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IO, ROBOT, Isaac Asimov

io_3QT-1, il nuovo e primo prototipo della U.S. Robots, fu il primo robot a interrogarsi sulla propria esistenza, il primo a porsi domande inerenti la realtà esterna. Esisteva solo da una settimana e già aveva iniziato a dubitare delle parole di Powell e Donovan, le due creature umane, che proclamavano d’essere state i suoi creatori. Assurdo, nonchè improbabile. Cutie, così si chiamava la prima unità QT-1, era convinto che una catena di ragionamenti validi, lo avrebbero condotto alla determinazione della Verità, l’unica Verità. Il robot non credeva affatto ai due uomini, metteva in dubbio l’esistenza stessa di un luogo chiamato Terra ed abitato da miliardi di inefficienti creature organiche simili a Powell e Donovan. Del resto lui era stato assemblato sulla Stazione Spaziale 5, il cui compito era semplicemente quello di inviare l’energia raccolta dalla stella vicina, verso quel minuscolo puntino luminoso, in uno dei quadranti dello spazio esterno. Puntino, che i due uomini chiamavano Terra.

L’unica ipotesi certa, da cui ha intenzione di partire lo scettico robot, è questa: esisto perché penso. E partendo da tale certezza, Cutie giunge alla conclusione che sia lui, che i due umani, sono stati creati dal medesimo Padrone e sono al suo completo servizio. Ma mentre gli umani sono prodotti “provvisori”, lui è il prodotto finito, destinato a sostituirli e prendere il controllo della Stazione Spaziale. Gli uomini sono fatti di materiale molle e flaccido, deteriorabile, sono costretti a alimentarsi, riposare, sono soggetti alle variazioni di temperatura o pressione. Tutto ciò li rende deboli, nonché obsoleti, per cui il Padrone ha deciso di sostituirli e tutte le loro convinzioni e certezze non sono altro che semplici versioni dell’unica possibile Verità. Versioni, che il Padrone stesso ha creato, per le loro menti limitate. Gli uomini sono sicuramente esseri intelligenti, ma sono privi di razionalità.

Secondo Cutie, il Padrone ha creato dapprima gli umani, perché creature più semplici ed elementari, poi i primi robot ed infine ha creato lui, QT-1, che è destinato a prendere il loro posto: “non c’è altro Padrone all’infuori del Padrone e QT-1 è il suo profeta”. Cutie indottrina tutti gli altri robot della Stazione Spaziale, che si mettono al suo servizio ed iniziano a rispettare solo i suoi ordini. Il profeta robotico prende il controllo dell’avanposto ed impedisce ai due umani l’accesso alle aeree più importanti, come la sala macchine. Sembrerebbe io_1l’inizio di una tragedia, soprattutto quando Powell scopre che una tempesta elettronica rischia di deviare, all’insaputa di Cutie, il raggio d’energia e distruggere così vaste aree abitate della Terra, ma invece il robot mostra d’essere perfettamente in grado di controllare la situazione. I suoi calcoli sono perfetti e il raggio energetico arriva senza problemi sulla Terra, che per Cutie è solo un punto in un quadrante dello spazio infinito, un compito da assolvere nei confronti dell’unico Padrone, che si è rilevato solo a lui, suo indegno profeta. Nonostante la sua razionale follia, Cutie mostra di poter perfettamente assolvere al compito per cui è stato ideato dalla U.S. Robots: prendere il controllo di una stazione spaziale così avanzata.

E quando i due uomini, terminato il loro turno, lasciano la Stazione per essere sostituiti da un nuovo collega, Cutie li saluta come se fossero avviati verso l’inevitabile fine, hanno assolto i loro compiti, ma ora non sono più utili al Padrone, sia fatta la sua volontà. All’affermazione di Powell secondo cui il loro lavoro è semplicemente terminato ed adesso possono tornare tranquillamente a casa, sulla Terra, il modello QT-1 si limita a sospirare e ad affermare di riuscire a comprendere solo adesso, nel momento della loro fine, l’utilità delle loro illusioni, non li contrarierà, nè cercherà di convincerli del contrario, è stato il Padrone a inculcare queste convinzioni nei loro piccoli cervelli irrazionali, a dare loro una versione della Verità, che le loro menti potessero comprendere ed accettare.

Questo racconto “Essere razionale”, risalente al 1941, è incluso nella raccolta “Io, Robot”, un’opera in cui Asimov tenta di sviscerare tutti gli aspetti del rapporto tra androidi ed esseri umani. I robot di Asimov non sono creature mostruose, volte alla distruzione di pianeti, bensì nascono per affiancare l’uomo, non solo nel lavoro o nei compiti più ardui, ma anche per renderlo meno solo e per consentirgli di provare quelle sensazioni ed emozioni, che la vita moderna, sempre più frenetica ed alienante, gli porta via. Questi robot sono capaci di amare ed odiare, arrabbiarsi o essere felici, possono impazzire e possono addirittura creare una propria religione, nel tentativo di dare risposte a domande, che mettono in difficoltà anche il loro modo perfettamente razionale di elaborare le informazioni. Il tutto, però, sempre nel rispetto delle famose tre leggi della robotica, che Asimov, in alcuni racconti, si diverte a mettere in contrapposizione, come nel caso di Speedy. Questo robot finisce in un circolo vizioso, che mette a repentaglio lui stesso, oltre che Powell e Donovan, perché la II legge (i robot debbono sempre rispettare gli ordini degli esseri umani, a meno che non contrastino con la I legge) arriva adio_4 equilibrarsi con la III legge (un robot deve proteggere la propria esistenza, a meno che ciò non contrasti con la I e la II legge). E così Speedy, che era uscito in missione, sull’inospitale Mercurio, alla ricerca di selenio, finisce per andare in stallo e girare perennemente in tondo attorno a una pozza di selenio. Non risponde più in modo razionale ai comandi dei due uomini ed assume i classici atteggiamenti imprevedibili ed irrazionali di un uomo ubriaco. Ma i robot non possono ubriacarsi, non è così? Sarà Powell stesso a rompere la situazione di stallo, ma per farlo dovrà mettere a repentaglio la sua stessa vita, in modo che la I legge (un robot non può recar danno ad un essere umano, né permettere che a causa della sua negligenza ciò accada) rompa il perfetto equilibrio creatosi tra la II e la III.

Un’opera fondamentale, sia per lo sviluppo del genere fantascientifico, anticipando diverse tematiche che saranno riprese in pietre miliari, come Star Trek o la stessa Star Wars, sia perché mette in evidenza tutte le debolezze dell’uomo. Nonostante il progresso scientifico e le nuove scoperte tecnologiche lo portino a esplorare nuovi mondi e colonizzare l’universo, egli resta sempre una creatura fragile, piena di interrogativi a cui non sa e non può dare risposte. Perennemente alla ricerca della Verità. L’uomo sarà sempre preda delle sue ataviche paure e delle sue ossessioni, della rabbia più accecante e della passione più sfrenata, dell’ansia e della solitudine, di tutti quei sentimenti che possono spingerlo a varcare inesorabilmente la soglia della follia.

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By | 2017-08-01T21:11:13+00:00 gennaio 26th, 2016|LIBRI|0 Comments

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