LA LUNGA ATTESA, Marlene Kuntz

//LA LUNGA ATTESA, Marlene Kuntz

LA LUNGA ATTESA, Marlene Kuntz

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L’intenzione della band – e questo si era già capito con “Pansonica”, l’album uscito in occasione del ventennale di “Catartica” – era quella di ricreare il muro del suono degli esordi. Ma allo stesso tempo, con le nuove canzoni, cercare di risultare moderni, cioè non ridursi ad essere una semplice copia sbiadita e obsoleta del sound di venti e passa anni fa. A detta della stessa band è stato deciso di rinunciare alle sfumature melodiche offerte dalleml_5 tastiere e da altri strumenti e puntare soprattutto sulle chitarre, anche mediante tre o quattro sovra-incisioni. Il suono, che ne è uscito, è, di conseguenza, ringhioso, adatto a dei testi che non hanno peli sulla lingua e che non cercano di essere criptici o eccessivamente ricercati. In “La Lunga Attesa” i Marlene non forzano la mano, non cercano a tutti i costi la hit o il ritornello accattivante che possa piacere alle radio, non c’è nulla di precostituito, ma tutto appare molto naturale, non c’è più traccia della sfarzosità e della eccessiva pretenziosità degli ultimi lavori. Tutto ciò che è avvenuto in passato, buono o cattivo che fosse, è alle spalle, è stato digerito e fa parte del background di esperienze, emozioni, ricordi su cui è stato costruito questo nuovo album.

La realtà ci disintegra, ci arrivano addosso, da parte della televisione e degli altri media, tutta una serie di immagini, si tratta di drammi personali e familiari, di scontri, di violenze e di questioni sociali perennemente irrisolte. Noi ne abusiamo, come se fosse una droga, diventiamo insensibili a tutto ciò che ci circonda: alla morte, alla sofferenza ed al dolore altrui. Ed alla fine tutto quello che riusciamo a provare è semplice fastidio, insofferenza, noia. Tutte quelle ml_2immagini, se non sono accompagnate dal pathos, dal sentimento, se non c’è storia, se non c’è narrazione, si riducono ad un mero flusso di dati, di informazioni digitali, di onde elettromagnetiche, che, sovente, si trasformano in prese di posizione pericolose e populiste, legate soprattutto al tornaconto personale del politicante di passaggio. Ma dov’è la memoria? Dov’è la pena? Dov’è l’indulgenza? Possibile mai che tutto venga frantumato dalla macina dell’ignoranza e dell’insipienza?

Possibile che non ci sia mai, davvero, nulla di nuovo? L’invettiva noise dei Marlene non accetta alcun compromesso, è isterica, piena di livore, non risparmia nessuno, “da queste parti le corruzioni si accolgono con un sorriso”. Viviamo in un’epoca di grande finzione ed ipocrisia, siamo governati da politici ignoranti e collusi, ci fingiamo addolorati ed indignati per la Terra che va in malora, per i migranti sui loro barconi, per le morti atroci trasmesse in TV, ma fondamentalmente siamo degli egoisti, “sfigatissimi Troll in fibrillazione”, non ce ne frega niente e questa, in fondo, non è certo una novità.

Quando, in una delle interviste rilasciate da Cristiano Godano per questo nuovo album, gli è stato chiesto a cosa si riferisse, con precisione, questa lunga attesa, il cantante non ha voluto svelare il mistero, ha preferito lasciare spazio ml_4all’immaginazione degli ascoltatori ed alle emozioni che queste dodici canzoni possono suscitare in chi le ascolta. Noi crediamo di essere il centro dell’Universo intero, ma non siamo nulla a confronto di tanta meraviglia, siamo un accidente casuale nell’ebrezza universale e finché non ci renderemo conto di questo e vinceremo il profondo egoismo autolesionista che ci domina, non potremo mai vivere in armonia con il mondo circostante, con i nostri simili, con ciò che potremmo definire Dio. Forse è proprio questo ciò che stiamo attendendo. Per adesso ci sopportiamo quel tanto che basta, ci siamo chiusi nelle nostre città-dormitorio, crediamo di essere felici per ciò che possediamo, in realtà siamo solo una massa di zombie, incapaci di vedere la bellezzaml_1 che si cela nei dettagli, ci accontentiamo semplicemente della visione d’insieme che ci viene somministrata quotidianamente da coloro che ci controllano.

Un disco da ascoltare tutto d’un fiato, una serie di canzoni distorte, piccole invettive moderne, che cercano di risvegliare la nostra umanità, di riportarci con i piedi per terra. Tutti, compresi quelli che pensano d’essere formidabili, talmente eccezionali da auto-emarginarsi dietro i loro sorrisi acidi, oppure quelli che eccedono nei loro giudizi e nelle loro vuote vanità.

A questo punto non vi resta che alzare il volume, riempire lo spazio di distorsioni fameliche ed iniziare finalmente la festa, la nostra bella festa del cazzo.

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By | 2017-08-01T21:09:51+00:00 febbraio 2nd, 2016|MUSICA|0 Comments

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