AURORA, I Cani

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AURORA, I Cani

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“Aurora” è un album minimalista pervaso da malinconia e scetticismo, molto melodico con lievi passaggi elettronici. Figlio dei nostri giorni, nei quali sembra non esserci più spazio per le grandi ideologie, per i soli dell’avvenire e tutto si riduce all’apparenza e al possesso. L’uomo moderno appare, ovviamente, fragile ed impotente, se paragonato alla ca_5grandezza e all’immensità dell’universo che lo circonda, non siamo nulla, se non lo scarto di stelle scomparse migliaia e migliaia di anni fa e ci dirigiamo senza riferimenti verso il prossimo inevitabile Big Bang. È un concetto questo, che compare in varie canzoni del disco, soprattutto in “Protobodhisattva” e “Calabi-Yau”.

Nel frattempo ci distruggiamo prima del tempo, creiamo mostruosità ambientali come Fukushima, evadiamo dalla realtà rifugiandosi nei nostri psicofarmaci o magari nelleca_1 droghe. E voi cosa preferite? Il fumo o la coca? Nulla sembra poter porre rimedio alla nostra solitudine esistenziale, ci rifugiamo in situazioni improbabili, persino in amori finiti e sfioriti. Perché non ci vediamo, un giorno, se ti va?

A pensarci bene non siamo neppure troppo convinti della nostra stessa esistenza e la cosa migliore che ci viene in mente per sentirsi qualcuno è mettersi a cercare il nostro nome su Google: tutto ciò che ci circonda, tutto ciò che siamo, è solo fonte di altra perplessità. Ed intanto l’universo, con i suoi enormi ammassi di idrogeno, metano ed altri materiali, con la sua miriade di astri e pianeti, con il suo infinito ciclo di morte e rinascita, non fa altro che ricordarci quanto siamo piccoli, come siamo strani e quanto siano inutili e trascurabili i nostri affanni quotidiani. Probabilmente se deve essere necessariamente questo il nostro destino, sarebbe meglio godere ca_4di più, magari diventando persino più materialisti. Tanto, alla fine, viviamo in un mondo che non fa altro che massimizzare i suoi profitti, vendere e guadagnare, sia sul dolore, che sulla felicità. Ed allora sarebbe davvero così incredibile, così assurdo, tentare di monetizzare su questo nostro amore? Potremmo scriverci un libro o magari potremmo estrarne un bel film da proiettare sotto Natale, è così folle quest’idea?

Le provocazioni di Niccolò Contessa sono finalizzate a farci comprendere la nostra intima fragilità, l’unica cosa importante, in fondo, è avere un piano lucido, perseguire una propria strada, buona o cattiva non importa, l’importante è avere un sentiero sul quale camminare e magari se c’è qualcuno a farci compagnia, ad amarci in questo nostro viaggio, non sarebbe male. Questo è l’unico modo per sentirsi davvero vivi, per superare lo stress della quotidianità, il rimorso legato alle nostre scelte sbagliate, la malinconia accumulata per tutte quelle relazioni che si sono consumate nell’indifferenza.

Questo è un mondo cane, e noi purtroppo, non possiamo cambiarlo ed allora è meglio che ce ne facciamo una ragione, che lo prendiamo così com’è. Tanto, alla fine, ogni cosa materiale, ogni cosa che abbiamo costruito e noi stessi finiremo in una grande Apocalisse o in punta di piedi e dalle viscere del cosmo infinito si leverà solo un grande ed immutabile silenzio.

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By | 2017-08-01T21:08:40+00:00 febbraio 5th, 2016|MUSICA|0 Comments

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