THE HATEFUL EIGHT di Quentin Tarantino

//THE HATEFUL EIGHT di Quentin Tarantino

THE HATEFUL EIGHT di Quentin Tarantino

the_1

“The Hateful Eight”, l’ottavo film di Tarantino, è un western, ma allo stesso tempo è un giallo, un omaggio sia al cinema di Sergio Leone, che alle opere di Agata Christie, impreziosito dalla fotografia su pellicola 70 mm di Robert Richardson e dall’epica colonna sonora di Ennio Morricone.

Pochi anni dopo la fine della guerra di secessione Americana, con il paese ancora profondamente sconvolto dalle violenze commesse e dal sangue versato, in un candido ed incontaminato Wyoming, due cacciatori di taglie, uno bianco e l’altro nero, una donna in catene, un banale cocchierethe_6 di diligenze, un vecchio generale razzista dell’esercito confederato, un uomo dalla dubbia reputazione, che sostiene di essere il nuovo sceriffo della cittadina, in cui dovrà essere giustiziata la donna, ed una banda di criminali senza scrupoli, sotto mentite spoglie, si ritrovano tutti sotto il medesimo tetto, quello dell’emporio di Minnie. Le diversità tra i vari personaggi – il nero, il messicano, l’inglese, lo yankee, il razzista, il bifolco, la donna – accentuano immediatamente il clima di reciproco sospetto, di reciproca intolleranza, di odio e rancore, all’interno dell’unico ambiente, in cui si svolge la maggior parte della storia. Storia che si sviluppa attorno alla taglia che John Ruth, il cacciatore di taglie bianco, soprannominato il Boia, deve riscuotere, quando consegnerà la folle e combattiva Daisy Domergue alla giutizia della cittadina di Red Rock. Il Boia è così soprannominato perché si ostina a voler consegnare i criminali, a cui da la caccia, vivi (anche quando potrebbe piantargli una bella pallottola nella schiena), poiché è convinto che anche il boia deve fare la sua parte ed avere la possibilità di guadagnarsi da vivere onestamente. Sul suo cammino, John Ruth, incontra dapprima un altro cacciatore di taglie, il nero Marquis Warren, ex maggiore dell’esercitothe_4 unionista e poi Chris Mannix, figlio d’un ribelle sudista, che sostiene di esser stato nominato nuovo sceriffo di Red Rock. I tre uomini vengono bloccati dall’incombente bufera in quello che doveva essere l’emporio di Minnie, ma di Minnie, al loro arrivo, non c’è nessuna traccia. Fanno la conoscenza, invece, d’un messicano, un certo Bob, che sostiene di dover badare alla locanda, finché Minnie non farà ritorno da una visita alla madre. Nell’emporio i tre uomini trovano altri avventori bloccati dal cattivo tempo: Oswaldo Mobray, il futuro boia di Red Rock; un cowboy, che sta tornando dalla mamma per Natale, Joe Gage; e il generale confederato, Sanford Smithers, il quale è arrivato in Wyoming, nonostante la sua non più tenera età, per dare una degna sepoltura al figlio disperso. In realtà Mobray, Gage e il messicano Bob non sono quelli che dicono di essere, sono tre lestofanti, tre criminali senza scrupoli, pronti a sterminare chiunque si metta sul loro cammino, che appartengono alla famosa banda di Jody, il fratello di Daisy Domergue, il quale, intanto, se ne sta nascosto sotto il pavimento della locanda, in attesa di fare il suo ingresso in scena e liberare la sorella.

In questo film non ci sono eroi, è un’amara e feroce riflessione sulla storia Americana, che non è the_2presentata attraverso le gesta di Abramo Lincoln o George Washington, non c’è traccia dei grandi ideali di libertà ed uguaglianza. Il sogno Americano viene soppiantato dalle parole rabbiose, dalle azioni spregevoli di questi scomodi ed odiosi protagonisti, Americani per nulla tolleranti, senza grandi valori etici a guidare le loro gesta, e soprattutto sempre pronti a farsi giustizia a suon di pallottole o con una bella corda stretta al collo. Nel piccolo emporio di Minnie si ritrovano il nero contro il bianco, l’uomo contro la donna, lo yankee unionista contro il confederato bifolco, l’americano contro il messicano, tutti contro tutti, in un clima generale di diffidenza, sospetto e paura. Non ci sono vinti e neppure vincitori in questa storia, perdono tutti.

Le candide nevi del Wyoming fanno da contraltare alle tinte oscure e inquietanti con cui viene dipinta l’America degli anni successivi alla guerra civile, caricatura Tarantiniana dell’America odierna. L’America dal grilletto facile, l’America della polizia violenta e brutale, che non esita a sparare a sangue freddo al ragazzo di colore, l’America delle periferie post-industriali del nord e delle campagne arretrate del sud, l’America del Partito Repubblicano, the_7che difende a spada tratta le lobby delle armi, l’America dell’intolleranza contro il diverso, sia esso l’Ispanico, il Nero o l’Islamico di turno, l’America delle torture di Guantanamo, dei Patriot-Act, delle guerre che esportano democrazia, dei cibi geneticamente modificati, delle condanne a morte, dei fast-food e dei barbecue. In quest’America claustrofobica, chiusa nel suo piccolo emporio di Minnie, mentre, fuori, nel mondo, è in atto la più tremenda ed inarrestabile delle bufere sociali, ogni uomo che appare diverso, è un potenziale nemico, un potenziale terrorista, un potenziale ladro, un potenziale assassino. Ed allora non resta che estrarre la nostra bella pistola, nuova di zecca, comprata nel negozio sotto casa e sparare per primi, se non vogliamo che siano loro a farlo. Ovviamente in un’America così, l’unica cosa possibile che può accadere, come avviene appunto nell’emporio di Minnie, è perdere, ritrovarsi sempre più soli e impauriti, chiudersi in casa propria, rinunciare ai propri diritti, nel nome della sicurezza, e magari ritrovarsi un Donald Trump come nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.

the_3

By | 2017-08-01T21:14:35+00:00 febbraio 9th, 2016|VIDEO|0 Comments

About the Author:

Leave A Comment