REVENANT di Alejandro Gonzalez Inarritu

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REVENANT di Alejandro Gonzalez Inarritu

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Western ambientato nelle spettacolari foreste del Wyoming e del Montana, terre dense di pericoli, in cui ogni momento può essere quello buono per morire. La storia orbita attorno alla figura di uno scout, Hugh Glass, che assieme al figlio, per metà bianco e per metà indiano Pawnee, Hawk, ha il compito di fare da rev_3guida, in quei territori remoti, al capitano Henry ed ai suoi cacciatori di pellicce, tra i quali figurano il giovane e premuroso Will Poulter e lo spietato John Fritzgerald. Purtroppo la spedizione non ha un esito favorevole, perché, sulla via del ritorno, i cacciatori Americani vengono attaccati da indiani Arikara, che uccidono gran parte degli uomini e si impadroniscono di quasi tutte le pelli. Il gruppo di Arikara è alla ricerca della figlia del loro capo, rapita da due bianchi, per cui ha continuamente bisogno di cavalli, fucili e munizioni. Le pelli rubate, infatti, sono poi rivendute a dei cacciatori Francesi, che, all’insaputa degli stessi Arikara, tengono prigioniera la figlia del capo per abusarne sessualmente.

Dei 33 uomini della spedizione del capitano Henry, se ne salvano una decina. I superstiti sono costretti ad abbandonare le loro pellicce ed a seguire una pista tra le montagne innevate per sfuggire agli indiani, che danno loro la caccia. Hugh Glass, mentre è in esplorazione, viene attaccato da un grizzly e ridotto in fin di vita, le sue ferite sono gravi e, nonostante il capitano Henry cerchi di medicarlo e trasportarlo, è costretto, alla fine, ad abbandonarlo nella foresta in compagnia del figlio, del giovane Poultier (che si offre volontario) e di John Fritzgerald, che si offre come volontario semplicemente perché il capitano gli promette ben 300 dollari, se assolve al suo compito. rev_2Il patto è assistere lo scout con tutte le cure possibili, tenerlo al caldo, cercare di non farlo soffrire, dargli una degna sepoltura ed infine tornare al forte.

Il piano di Fritzgerald, però, è profondamente diverso dal patto stipulato col capitano. Infatti, approfittando dell’assenza di Poultier, il cacciatore di pelli cerca di uccidere il moribondo Hugh, ma, quando il figlio di questi, Hawk, cerca di impedirglielo, Fritzgerald lo accoltella davanti agli occhi del padre addolorato, agonizzante e impotente. Fritzgerald nasconde il ragazzo, che è ormai prossimo alla morte, nella foresta e l’indomani, fingendo di aver avvistato gli Arikara al fiume, convince Poultier ad abbandonare Hugh e darsela a gambe, dicendogli che probabilmente Hawk è stato ucciso dagli indiani e loro non possono fare altro che fuggire, se non vogliono fare la stessa fine del ragazzo.

A questo punto Hugh, lasciato solo, riesce a sopravvivere solo grazie alla sua forza di volontà e al suo spirito combattivo. Dapprima resta a vegliare il figlio morente e poi, trascinandosi sulla terra gelata, si dirige verso il fiume. Grazie al dolore, alle continue visioni dei suoirev_7 cari (soprattutto dell’amata moglie, uccisa dai soldati) e al desiderio di vendetta, riesce, nonostante le mille peripezie, a sopravvivere. Pian, piano, riacquista le forze e l’uso delle gambe, tanto da rubare un cavallo ai Francesi e liberare la figlia del capo Arikara, tenuta prigioniera. Hugh giunge così al forte e viene immediatamente soccorso dal capitano Henry, mentre Fritzgerald, per non essere accusato di omicidio e impiccato, decide di fuggire per sempre da quelle terre inospitali e andare a sud, in Texas.

Si arriva, quindi, all’epilogo finale: lo scontro tra Hugh Glass e John Fritzgerald. Lo scout, pur potendo ammazzare il cacciatore di pelli, decide di lasciarlo in vita, in balia del grande ed impetuoso fiume, perché egli è convinto che la vendetta non spetti agli Uomini, ma deve essere lasciata alle mani di Dio, il cui tramite sarà il vecchio capo indiano Arikara, che, nel frattempo, è riuscito a ricongiungersi con la figlia.

In un ambiente ostile e selvaggio, gli uomini perdono ogni barlume di ragione e civiltà e si trasformano in bestie feroci e senza scrupoli, più degli orsi o dei lupi, più rev_8del gelo che attanaglia le loro fragili membra. Questo film ci fa provare tutta la crudeltà e la spietatezza di quella che fu la colonizzazione del continente Americano da parte dei bianchi. Nelle parole, che il capo indiano Arikara scambia con il capo della spedizione Francese, c’è tutta l’amarezza, la delusione, il dolore di un popolo che sa di aver perso la propria Terra, la propria libertà e la propria dignità, ma ciò nonostante non rinuncia a lottare, non si abbandona alla paura, ma cerca in tutti i modi di rialzare la testa e far rispettare i suoi diritti. Sappiamo, purtroppo, dalla Storia, che i tentativi di resistenza dei pellirossa vennero affogati nel sangue e portarono alla fine di quella leggendaria civiltà, delle sue tradizioni, del suo misticismo, dei suoi usi e dei suoi costumi.

Questo è un film scomodo perché rammenta agli Americani quanto la grandezza della loro Nazione si basi su fatti abominevoli, sul più grande genocidio mai rev_5compiuto nella storia dell’umanità. I cacciatori di pelli, siano essi Francesi o Americani, uccidono nel nome del progresso e della civilizzazione. Ma è sempre un male, quando un popolo stabilisce di essere l’unico portatore della civiltà, quando crede di poter parlare e agire nel nome di Dio, quando si ritiene così superiore, da dover imporre forme di governo, stili di vita e abitudini sociali agli altri popoli.

La storia dell’umanità è piena di questi tentativi di civilizzazione ed ogni volta che ciò è accaduto, ci sono state terribili guerre, violenze inaudite, stragi di innocenti. Gli Americani, quindi, dovrebbero guardare più a fondo, nelle loro viscere storiche, dovrebbero guardare anche l’altra faccia della medaglia, non solo quella dei padri pellegrini o di George Washington, e dovrebbero rendersi conto di quanto sia profondamente sbagliato e ingiusto il loro tentativo di voler esportare la così detta democrazia nei vari paesi del mondo.

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By | 2017-08-01T21:13:43+00:00 febbraio 16th, 2016|VIDEO|0 Comments

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