VICTORIOUS, Wolfmother

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VICTORIOUS, Wolfmother

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Victorious è un disco rock, senza se e senza ma, è un disco basato soprattutto su riff energici e decisi, che, come altri lavori della band australiana guarda direttamente agli anni settanta, all’epoca d’oro dei wo_7grandi gruppi hard-rock. Non è sicuramente un album che verrà ricordato per le sue innovazioni tecniche e stilistiche (è stato prodotto a Los Angeles da Brandan O’Brien, noto per il suo lavoro con i Pearl Jam), ma è un lavoro che si lascia ascoltare dall’inizio alla fine, senza intoppi o stanchezza, e che produrrà il meglio di sé, sicuramente, nelle esibizioni dal vivo. Il tema fondamentale, come si evince nella title-track, è la volontà di riprendersi pienamente il controllo del proprio destino. Tutto suona, infatti, come una continua esortazione a riappropriarsi della propria esistenza, delle proprie scelte e a cercare la felicità. Come già accaduto nei lavori precedenti, i testi dei Wolfmother non spiccano per la loro poesia o profondità, sono testi piuttosto semplici, ma mai banali, probabilmente, però , tutte le canzoni del disco ruotano, in maniera più o meno diretta, attorno alla stessa tematica e ciò alla lunga, dopo i primi ascolti, può stancare.
Non bisogna arrendersi, è necessario perseguire la propria vittoria, non essere perennemente e fatalmente vittime del tempo che passa e della memoria, non bisogna mai restare impantanati nella palude dei propri ricordi più del necessario. A volte può essere più utile e proficuo non chiedersi continuamente wo_4se quello che si sta facendo sia giusto o sbagliato. Meglio cadere, che non averci mai provato. L’insicurezza e la paura non potranno mai farci vincere, non potranno mai renderci migliori.
Ogni cosa, per i Wolfmother, è riconducibile ad un palco ed ad una chitarra elettrica. Victorious strizza spesso l’occhio ai primi album dei Black Sabbath ed anche le parti cantate richiamano spesso le sonorità di Ozzy e compagni, ma la band australiana non si limita semplicemente a proporre la vecchia lezione, si prende i suoi spazi, ci mette l’anima e da il suo tocco di originalità. Sono, infatti, continue le contaminazioni stoner, gli intermezzi più acidi e psichedelici ed i cambi repentini di ritmo.
Oltre ai brani più classici, come, appunto, la già citata “Victorious” o la distorta “The Love That You Give”, c’è anche spazio per qualche novità, come, ad esempio, il folk elettrico di “Pretty Peggy”, una divagazione romantica da ascoltare sotto la pioggiawo_3 battente, nel quale il gruppo ha la forza, l’ironia e la giusta faccia tosta per cantare la più classica delle banalità “le rose sono rosse e le violette sono blu”. E tutto, pur di starti accanto, pur di poterti fissare negli occhi mentre balliamo. Cos’è questo, se non amore? Ma chissà se lei, la deliziosa Peggy, proverà gli stessi sentimenti, chissà se ricambierà queste dolci intenzioni. Se fosse tutto un sogno? In fondo, è una canzone per i tempi di pioggia!
La velocità dei brani, in cui la chitarra distorta gioca il ruolo principale, è un invito al viaggio. “City Lights” o “Gipsy Caravan” (ancora un richiamo prettamente Black Sabbath) wo_6sono l’ideale colonna sonora per una nottata in giro per la città, tra le sue luci abbaglianti ed i suoi neon dai colori sgargianti. Anche queste sono sonorità tipicamente seventeen, ma che i Wolfmother riescono a conciliare perfettamente con i voraci tempi moderni, con la nostra tecnologia e con i bagliori delle metropoli asiatiche o americane.
Sta a noi decidere se continuare il viaggio su questa carovana gitana della modernità o magari fermarsi e adagiarsi – con te, mia dolce Peggy? – sulla sabbia, accanto ad un immenso e rasserenante oceano.
A voi la scelta.

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By | 2017-08-01T21:07:13+00:00 febbraio 20th, 2016|MUSICA|0 Comments

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