JANE’S ADDICTION

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JANE’S ADDICTION

I ghetti di Los Angeles, le band malavitose che controllano le strade della metropoli, lo spaccio e l’abuso di eroina ed altre droghe, l’alcool e gli antidepressivi come unica via di fuga dalla tristezza e dallaja_6 malinconia, una California che non è affatto quella delle grandi spiagge, del cinema di Hollywood e dei divertimenti, ma è una terra che arde e brucia sotto un sole cattivo ed ostile: il sole cocente delle disparità sociali, della disoccupazione, dell’emarginazione e della povertà. Sono queste le tematiche ja_13più care alla band e che rappresentano le fondamenta della loro musica. Una band, gli Jane’s Addiction, visceralmente legata alla propria città natale, influenzata dalle diverse culture ivi presenti, dalle profonde contraddizioni, a stelle e strisce, provocate dallo scontro tra chi ha troppo e chi non ha nulla da perdere. Una band capace, da un lato di denunciare il malessere e l’alienazione dei più poveri, degli ultimi, di quelli perennemente sconfitti, di quelli tenuti volutamente e colpevolmente in disparte ed emarginati, dall’altro vogliosa di evadere dalla buia quotidianità, dalla disperazione e dall’infelicità e quindi desiderosa di cantare i grandi spazi aperti, i cieli ed i mari immensi, la pace del deserto ed il silenzio della notte. I Jane’s Addiction sono tutto questo: possono essere eterei, spirituali e distanti anni luce dalla realtà, ma, allo stesso tempo, possono diventare cinici, sadici, crudeli, rabbiosi e violenti e sputare in faccia all’ascoltatore tutto il loro veleno, il loro malessere, il loro vuoto interiore, tutta la merda, insomma, che brucia sotto il sole splendente della California.

Sonorità essenzialmente hard-rock, acide e psichedeliche, senza disdegnare continue ed originali scorribande nel funk più caotico e nella new wave più allucinata, romantica e decadente. È questa la formula del loro sound, del loro crossover. Due soli album in studio (“Nothing’s Shocking” nel 1988 e ja_11“Ritual De Lo Habitual” nel 1990) ed un live, che, sul finire degli anni ottanta, pianteranno il seme, dal quale, solo pochi anni più tardi, sarebbe esploso, in maniera dirompente e arrabbiata, un movimento artistico e musicale, che avrebbe fatto delle distorsioni, delle scosse elettriche, dei testi criptici ed allucinati, della diffidenza verso i grandi media radiofonici, cartacei e televisivi, della paranoia, dell’attitudine a sfuggire dal mainstream, la sua unica ragione di vita.

Jane Banther è stata un’amica, nonché coinquilina, di Perry Farrell, il cantante e fondatore del gruppo. Jane era una dannata tossica, aveva un pessimo rapporto con tutti quelli che facevano parte della sua squallida esistenza, ma soprattutto con il suo spacciatore – amico – amante – pappone, Sergio. Con lui era un vero e proprio inferno di droga, sesso, lacrime, rabbia e follia. “Da domani non mi faccio più”, diceva spesso Jane, ma poi puntualmente, per cena, si faceva la sua bella dose e se ne andava a battere in città. In fondo lei non ha mai saputo cosa significasse essere innamorata, non ha mai provato amore in tutta la sua vita. Forse avrebbe dovuto andarsene davvero via per sempre da quell’inferno, forse la sua unica e possibile via di fuga poteva essere il grande oceano.

Il malessere esistenziale cantato da Perry Farrell, esaltato e distorto dalla chitarra rabbiosa di Dave Navarro, deve molto alle esperienze negative dei due artisti. Entrambi, infatti, conobbero e fecero i conti immediatamente con la signora di ja_3nero vestita, nei primi anni delle loro vite. Perry, infatti, visse il suicidio della madre, quando aveva solo quattro anni, mentre Dave, un brutto giorno, rientrato a casa, trovò madre e zia assassinate e distese in una pozza di sangue.

La violenza irruppe da subito nelle loro giovani e difficili esistenze, vissute ai margini del sogno Americano di ricchezza, felicità e successo. La disperazione può condurre ovunque, è più facile, per un disperato, varcare la soglia della follia, farsi cullare dall’eroina, uccidersi lentamente, lasciarsi trasportare lontano dalle onde del grande oceano.

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By | 2017-08-01T21:06:55+00:00 febbraio 22nd, 2016|CENTRIdiGRAVITA'|0 Comments

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