OUTSIDE THE BOX, Hacktivist

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OUTSIDE THE BOX, Hacktivist

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Gli Hacktivist nacquero nel 2011 in modo del tutto casual, per puro divertimento il rapper J Hurley presto la propria voce all’amico chitarrista Timfy James, il quale aveva iniziato a produrre dei demo metal, poichè, stanco di essere solo un tecnico del suono, voleva mettere su la sua band. Da lì a Soundcloud il passo è stato breve e immediato. Erano nati gli Hacktivist e la cosa suonò subito originale, era evidente che non fosse un prodotto creato ad hoc a tavolino dalle major discografiche per sfruttare una propensione momentanea hck_1del mercato musicale. La cosa era originale anche percè J Hurley non sapeva assolutamente nulla di metal e generi affini, ma la sua voce sembrava essere proprio nel posto giusto.

La particolare tipologia di metal suonata dagli Hacktivist era, intanto, stata chiamata “djent”, a detta dei critici musicali, sempre alla ricerca di definizioni facili, di catalogalizzazioni spesso superflue e limitative,  si trattava essenzialmente d’una corrente del progressive metal, caratterizzata da suoni più bassi e oscuri, da compressori ed effetti tali da abbassare il sound delle chitarre e da testi apocalittici. Nei brani degli Hacktivist, però, c’è dell’altro: innanzitutto ritmi tipicamente dubstep e rap, sonorità drum & bass ed una strizzata d’occhio anche alhck_3 nu metal più classico e radiofonico. Il loro è un suono urbano, pieno di potenti riff di chitarra, cambiamenti di velocità repentini e ritmi pulsanti e spesso ipnotici.

I testi della band guardano soprattutto alle varie teorie del complotto, i piani criminali orditi dai governi mondiali per manipolare le informazioni e nascondere la verità ai propri cittadini, ai gruppi sovversivi come Anonymous ed alle loro azioni atte a svelare tutte le congiure ordite ai nostri danni. Ed in questo senso si tratta di testi distropici, ogni singola nota è claustrofobica, ogni frase guarda al futuro che tutti vorremmo evitare, il cantato più pulito e quello rap non fanno altro che esaltare le singole parole, giocandosi a rincorrere lungo le varie tracce del disco.

Gli Hacktivist mostrano che oggi, sfruttando la rete globale, è possibile suonare la propria musica senza che le grandi label discografiche tentino di pilotare e controllare la cosa, hck_4ovviamente, però, occorre avere l’idea giusta, occorre avere una buona rete di contatti nelle varie parti del mondo, occorre una naturale predisposizione ad ascoltare e provare ciò che non viene proposto nei circuiti commerciali controllati dalle major e dalle TV con i loro stupidi ed abominevoli talent show. Dal primo Marzo 2016, “Outside The Box”, grazie alla label UNFD, è stato anche uplodato interamente su YouTube.

L’album è caratterizzato da sonorità differenti, si apre con la nevrotica e a tratti psichedelica “Hate”, segue poi il nu metal più radiofonico e melodico di “Deceive And Defy” in pieno stile Korn o Limp Bizkit, per finire poi nella cupa e rabbiosa “Taken”. Un buon trittico di riff distorti e bassi pulsanti che conduce alla sognante, lenta e vibrante “The Storm”. Nel disco c’è spazio sia per brani metal più duri come “No Way Back” e “False Idols”, che per canzoni più rap, come “Rotten” o per l’introspettiva “Outside The Box”, che da il nome all’album stesso.

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By | 2017-08-01T21:03:29+00:00 marzo 11th, 2016|MUSICA|0 Comments

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