HERE BE MONSTERS, Motorpsycho

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HERE BE MONSTERS, Motorpsycho

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Per celebrare il centenario del Museo della Tecnologia Norvegese, i Motorpsycho pubblicano questo album incentrato sul ruolo dell’Uomo sulla Terra e sulle sue connessioni con la natura e con il mondo mp_8circostante. È l’esistenza stessa dell’Uomo il tema fondamentale di questo disco, che suona come efficace colonna sonora dell’evento celebrativo, una colonna sonora che spazia dalla psichedelia al progressive rock con numerose contaminazioni che vanno dallo stoner alla fusion. Questo lavoro è pieno di passaggi tra le diverse espressioni musicali, la suamp_1 radice è certamente elettrica e progressive, ma esso rappresenta a pieno quella che è la storia artistica dei Motorpsycho: esser sempre in grado di stupire, di emozionare, di indagare diverse sonorità, con originalità, senza mai finire nel vicolo cieco dell’assenza di idee e passioni.

Il primo brano, brevissimo, “Sleepwalking”, è un semplice sussurro di piano, che porta direttamente alla ballata “Lacuna/Sunrise”. Si tratta di una canzone eccezionale, un esempio di progressive rock, un brano che crea a poco, a poco, una perfetta intelaiatura di note, che si espande e si fa sempre più corposa. Su questo intreccio di note si va a innestare una voce delicata e melodica, il tutto ricorda i primi Pink Floyd quelli delle ballad di “Meddle” e per certi versi anche la follia della lunatica “Us And Them”. I Motorpsycho, però, non si limitano a proporre alla perfezione qualcosa che è stato già suonato mp_2in un tempo remoto, trasportano ogni singola nota ai tempi attuali, la fanno passare attraverso il filtro delle loro diverse esperienze musicali, la rielaborano e le danno un nuovo colore, una diversa dinamica. Il brano successivo, invece, “Running With Scissors”, è un brano strumentale, parte con delle semplici chitarre acustiche, a cui, poi, si aggiungono le chitarre elettriche, in una perfetta sovra-incisione, che da alla canzone un tocco acido e maligno, se prima eravamo nel progressive rock pinfloydiano, ora ci siamo spostati dall’altro capo del mondo, sotto il sole folle, onirico e spregiudicato della California psichedelica degli anni sessanta. Un brano accelerato e travolgente, un trip tra sensazioni e colori intensi.

“I.M.S.” è un salto in avanti, si riconoscono immediatamente le sonorità più elettriche e stoner. “Spin, Spin , Spin” è il risultato di un vero e proprio esperimento dei Motorpsycho: trasformare una ballata folk, in un brano psichedelico, facendo leva sul canto e sul controcanto, oltre che sulle proprie capacitàmp_7 musicali. Il disco, dopo la breve parentesi “Sleepwalking Again”, con il piano in solitaria, è chiuso da una suite di circa diciotto minuti, “Big Black Dog”, il cui compito è amplificare quella che è la tematica principale di questo lavoro, ovvero il ruolo dell’Uomo nel creato ed i suoi rapporti con tutto ciò che lo circonda. È un brano drammatico, nel senso più stretto del termine, parte inizialmente come una semplice canzone bucolica, una sorta di inno alla natura ed alla semplicità, ma poi, via, via, cresce di intensità, i suoni si fanno sempre più sporchi ed elettrici, sempre più affannati, sempre più violenti.

Un disco complesso, “Here Be Monsters”, ma che, grazie all’abilità della band norvegese, diviene qualcosa di estremamente semplice, lineare, senza intoppi o storture, ascoltabile dall’inizio alla fine, sia nelle sue parti più delicate e intimistiche, che in quelle più acide e stoner. Una vera e propria collezione di suoni, mai scontati, mai banali, sempre originali e perfettamente connessi l’uno a l’altro.

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By | 2017-08-01T21:02:49+00:00 marzo 15th, 2016|MUSICA|0 Comments

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