PERLE PER PORCI, Giorgio Canali / Rossofuoco

//PERLE PER PORCI, Giorgio Canali / Rossofuoco

PERLE PER PORCI, Giorgio Canali / Rossofuoco

Le perle, a detta dello stesso Canali, sono quelle canzoni che lo hanno emozionato, sin dal primo ascolto, ppp_1e che hanno suscitato in lui una sorta di “invidia positiva”, un desiderio di possedere e fare sue queste liriche, che, oggi, a cinque anni di distanza da “Rojo”, hanno dato vita ad un disco intenso e sentito, che non è solo una semplice e banale raccolta di cover, ma si tratta di un piccolo ed intimo viaggio attraverso alcune delle canzoni che hanno accompagnato l’esistenza di Giorgio Canali, uomo ed artista, negli ultimi quarant’anni.

Canzoni di periferia, piccole e splendide perle, che non sono state scoperte e che, quindi, sono passate inosservate alla grande folla, al mainstream, al vasto e facilmente controllabile pubblico dei Porci, i quali, spesso, si limitano ad accettare, ascoltare, leggere o guardare, in maniera passiva, tutto quello che gli viene propinato dal mercato, dai mass-media di regime e dalle grandi case discografiche, tutta gente interessatappp_2 solo a fare quattrini, ad arricchirsi alle nostre spalle, a servire il sistema di potere dominante, a distruggere il nostro spirito critico e a cavalcare le passeggere mode del momento. E così band come i triestini “Luc Orient” o i veneti “PLASTICOST”, dall’’indubbio valore artistico, innovativo ed umano, non sono mai state guardate nel modo giusto dai così detti addetti ai lavori e quindi brani visionari come “Gambe di Abebe” o “Canzone Dada” sono finiti semplicemente nell’oblio, nel grande calderone degli anni ottanta.

Tutte le canzoni suonano come brani originali dei Rossofuoco ed anche i testi si adattano alla perfezione al modo di esprimersi di Giorgio Canali, il disco è compatto ed i brani, nonostante appartangono ad epoche e storie umane profondamente ppp_4diverse tra loro, si adattano alla meraviglia allo spirito battagliero del cantante, alle chitarre distorte ed alle sonorità della sua band. C’è anche spazio per brani di autori più famosi, su tutti si erge “Lacrimogeni” di Vasco Brondi, tratta dal primo album de “Le Luci Della Centrale Elettrica”, prodottoppp_5 proprio dallo stesso Giorgio Canali e la radiofonica e accattivante “Mi Vuoi Bene O No?” di Angela Barardi.

Tutte perle di rabbia e poesia, di emarginazione ed amore, che suonano sempre attuali, nonostante il tempo trascorso, nonostante tutta la disillusione accumulata negli ultimi e difficili anni, nonostante esse oggi siano state date in pasto, alla fine, a dei poveri Porci.

Canzoni utili, perché ci fanno conoscere una dimensione assolutamente vera, vissuta, sincera e viscerale della musica italiana, della quale i più ignoravano completamente l’esistenza, artisti che sono stati erroneamente e colpevolmente trascurati e che probabilmente anche oggi, nell’epoca dei talent show e dell’appiattimento globale, troverebbero poco o nessuno spazio. E quindi non ci resta che ascoltare queste tredici canzoni, figlie tutte del malessere e del rock distorto, canzoni che non disdegnano strizzare l’occhio al pop più melodico o al folk, canzoni velate di malinconia, con testi, spesso, ironici, che vogliono spingere all’azione, al non arrendersi ai facili compromessi, al non lasciarsi trasportare dalla corrente della futilità, a non essere solo dei Porci sprovveduti ed incapaci di scegliere liberamente la propria musica, i propri film, i propri libri, la propria strada, la propria vita.

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By | 2017-08-01T21:00:54+00:00 marzo 24th, 2016|MUSICA|0 Comments

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