BARBARA BARBARA WE FACE A SHINING FUTURE, Underworld

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BARBARA BARBARA WE FACE A SHINING FUTURE, Underworld

“Barbara, Barbara, ci troviamo di fronte un futuro splendente”, è una frase che il defunto padre di Rick Smith soleva dire spesso alla madre, soprattutto quando la donna le parlava delle sue paure e del suo uw_2timore di non farcela ad affrontare le prove della vita. C’è, quindi, qualcosa di profondamente intimo in questo disco, ma allo stesso tempo anche la volontà di guardare avanti, fare tabula rasa e non pensare più al passato. A detta dello stesso Karl Hyde, infatti, questo disco, le sue canzoni, sono state create, suonate e prodotte come se non dovessero suonare necessariamente come un disco degli Underworld.

Il risultato è stato un buon lavoro, ma non è certo un lavoro che coglie alla sprovvista per le sue sonorità. È sempre molto complicato lasciarsi alle spalle tutto il passato ed infatti sono parecchi i richiami a quella che è stata la storia musicale del duo Smith – Hyde con gli Underwold, ci sono forti richiami a quelle che sono state le sonorità tipiche degli anni novanta e come uw_3sempre gli oramai quasi sessantenni musicisti mostrano di sapersi muovere a loro agio tra il rock e l’elettronica, il pop e l’house.

Il disco è idealmente un 3 + 3, ovvero si può vedere suddiviso in due parti, ciascuna di tre canzoni, separate da un branouw_1 acustico “Santiago Quatro”, una sorta di flamenco, che, appunto, fa da ponte tra la prima parte più elettronica e la seconda più melodica. Nonostante la prima parte suoni abbastanza cupa ed oscura, i brani vogliono trasmettere positività, apertura, “la vita è un tocco / tutto è dorato / apri” canta Karl Hyde nel primo brano dell’album, “I Exhale”, la canzone che più di tutte strizza l’occhio al rock, alla dark musice a sonorità robotiche. Segue poi un beat con chitarre sintetizzate e le tastiere in prima linea, “If Rah”, canzone dal testo surreale e visionario: “l’origine dei numeri è un’ipotesi discutibile”. Infine con la techno di “Low Burn” si chiude la prima parte dell’album, un groove, a metà strada tra techno, house e rock.

La seconda parte del disco, quella più malinconica, è aperta dall’elettronica psichedelica di “Motorhome”, prosegue con la sognante “Ova Nova” e si conclude con “Nylon Strung”, nella quale compare anche una uw_4voce femminile, giusto per spostare il baricentro di questo lavoro verso un approccio più melodico e radiofonico.

Questo è un disco d’amore che vorrebbe spingersi il più possibile verso il domani, ma che in realtà resta fortemente ancorato al proprio passato. È difficile, in fondo, non avere alcun riferimento, è difficile e probabilmente impossibile essere ancora innovativi dopo tanto tempo, la cosa migliore è essere se stessi, cantare le proprie esperienze, i propri timori, le proprie delusioni. Cosa che agli Underworld riesce bene, soprattutto quando affrontano la tematica della vulnerabilità a cui conduce inevitabilmente l’amore, qualsiasi tipo o forma d’amore.

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By | 2017-08-01T20:59:24+00:00 marzo 29th, 2016|MUSICA|0 Comments

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