NICE, Soviet Soviet

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NICE, Soviet Soviet

nic_4Chi ci salverà mai dal pop banale e autocelebrativo degli ultimi anni? È mai possibile che in questo paese, ormai, non si riesca a dare visibilità e voce a progetti artistici e musicali che non siano la solita minestra riscaldata fatta di testi post-adolescenziali e ripetitivi, di un pizzico di elettronica messo lì a casaccio e di un approccio falsamente e irritabilmente low-fi?

Gruppi, produttori e label discografiche, più o meno major, più o meno indipendenti, concentrati e preoccupati più all’aspetto ed al contenuto social-media del progetto proposto, che alla sostanza del messaggio ed ai suoi contenuti emozionali ed artistici. È tutta una meranic_3 finzione, un nome accattivante e basta, uno spettacolo messo su da fantasmi, creato a tavolino per un pubblico, ormai, che non è più in grado di apprezzare qualcosa che non sia stato proposto attraverso le solite strade, i soliti circuiti, le solite radio, i soliti siti internet, le solite etichette, i soliti locali ed i soliti personaggi, che si muovono voraci e spietati, da decenni, dietro le decadenti quinte della musica rock ed affine italiana.  Ed allora se tutto è finto, se si tratta solo di un luogo comune, se è solo propaganda per irretire gli sprovveduti, se sono solo banalità malinconiche, ben vengano i suoni scheletrici, frammentati e spigolosi di questo trio marchigiano: i Soviet Soviet.

Sonorità non certo originali, il trio chitarra/basso/batteria si muove su un percorso già più volte battuto, alnic_1 confine tra ciò che resta della new wave e le distorsioni e le convulsioni post-punk e lo fa con voci affilate, batteria e basso martellanti, distorsioni acide, testi semplici, diretti, minimali, scarni.

Una band vera e viscerale, più delle tante pompose copie carbone di piccoli cantautori nostrani, con i loro irritanti gruppetti simil-indie-perennemente-annoiati-e-distratti, una band che suona la musica che più ama e che ci mette l’anima. Una band che ha, ovviamente, ascoltato e riascoltato la lezione di gruppi oramai mitologici (dai Joy Division ai Bauhaus passando per i Cure e tutto ciò che è accaduto a cavallo tra gli anni settanta e gli anni ottanta), ma che l’ha fatta sua.

I Soviet Soviet non hanno nessun problema ad ammetterlo chiaramente attraverso le loro canzoni, nessuna paranoia, nessun timore, nessun bisogno di apparire ciò che non sono nel nome del mercato. Riescono ad esprimere le proprie nic_5emozioni e le proprie idee musicali e ci riescono più di tanti altri. Il risultato è più veritiero, più divertente e più coinvolgente. Non è un caso che la band possa vantare nel suo curricula di aver aperto per i Public Image Ltd di John Lydon. E per arrivare a tanto deve esserci necessariamente qualcosa di concreto sotto il cofano, non basta semplicemente copiare e non basterebbe neppure la migliore strategia social o l’etichetta più cool, bisogna metterci l’anima, bisogna avere passione, bisogna essere se stessi. Altrimenti potete chiamarla indie, musica alternativa o cantautorato moderno, ma è solo l’ennesimo piccolo bluff del rock’n’roll.

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By | 2017-08-01T20:58:46+00:00 marzo 31st, 2016|MUSICA|0 Comments

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