THE SMITHS

THE SMITHS

The Smiths vanno, senza alcun dubbio, annoverati tra quei gruppi che, indipendentemente dal numero di album pubblicati o dal numero di vendite non particolarmente elevato, hanno rappresentato ed incarnato sm_04le aspettative, le emozioni, i tormenti interiori della generazione cui essi stessi appartenevano, la generazione degli anni ottanta. Una band che ancora oggi è fonte di ispirazione per tanti ragazzi che approcciano per la prima volta al mondo della musica.

Smith era ed è uno dei cognomi più diffusi nel mondo anglo-sassone, proprio a voler rimarcare, da parte della band, la volontà di ricollegarsi e rivolgersi alle persone ordinarie, quelle che combattono ogni giorno le loro piccole battaglie quotidiane nell’anonimato e nel disinteresse generale, nel silenzio e nel timore di sbagliare. L’intento di Morrissey e Johnny Marr, voce e chitarra, nonché fondatori e ideatori del progetto, era quello di riuscire a dare voce e volto alle persone comuni. E perciò un no deciso e convinto ai nomi pomposi e intriganti che andavano di Layout 1moda tra i gruppi del tempo, un no a qualsiasi etichetta, sia di carattere artistico, che politico. L’unica cosa importante del 1983 – disse una volta Morrissey – è essere belli. Il sistema aveva trovato la soluzione ad ogni problema e cioè distrarre le persone comuni, far loro sentire il bisogno di cose assolutamente inutili, creare falsi miti, attribuire importanza alla forma e non alla sostanza, in maniera tale che le élite politiche, economiche e finanziarie del pianeta potessero fare il bello ed il cattivo tempo, potessero portare a termine i loro affari loschi ed arricchirsi alle spalle della gente comune, di quella “working class” da cui sia Steven, che Johnny, entrambi figli di immigrati irlandesi, provenivano.

Musicalmente la band si basava sui morbidi arpeggi di chitarra di Johnny Marr e sui testi ironici, romantici di Morrissey, sulla sua estetica decadente, sulle sue posizioni pessimistiche, il tutto cantato come se fosse una cantilena onirica. Il loro mondo era quello di Oscar Wilde e dei narcisi gialli che comparivanosm_08 nei primi concerti, quello di James Dean e del suo sogno tragicamente interrotto, quello contaminato, malato, tragico e spietato di artisti come David Bowie e Marianne Faithfull.

Figli ed eredi del nulla, cinici e sinceri nelle loro posizioni, anche se ciò significa essere presi di mira dai perbenisti media inglesi e da giornalisti sempre troppo servili nei confronti degli artisti appartenenti al così detto mainstream. Morrissey, all’epoca, fu uno dei pochi a mostrarsi critico nei confronti di Bob Geldolf e del suo live Aid. È un ipocrita – lo accusò Morrissey – ha messo su una vera e propria operazione diabolica e commerciale di scarso valore artistico. Se gente potente come la Tatcher e gli altri grandi del pianeta volessero davvero risolvere i problemi dell’Etiopia e delle altre nazioni povere del mondo, impiegherebbero soltanto pochi secondi. Come dargli torto? Un discorso attuale ancora oggi, sono proprio le nazioni più ricche, con le loro multinazionali, a depredare e rendere schiave le nazioni sottosviluppate.

The Smiths hanno cantato di amori impossibili da trattenere, la disillusione di vite solitarie che si trascinano avanti, giorno dopo giorno, anno dopo anno. La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi sm_02amava, ma non può esserci speranza, si tratta soltanto dell’ennesimo falso allarme. La vita non è quella che ci viene dipinta dalle riviste patinate, dai mass media di regime, dalle radio e dalle televisioni commerciali, la vita, spesso, è solitudine e incapacità a riuscire a comunicare, a trovare qualcuno con cui potersi aprire, senza paura di sbagliare e non poter più tornare indietro. A volte ci illudiamo di poter trovare facilmente qualcuno in un locale o un concerto, ma poi restiamo tutta la sera da soli, a bere e rimuginare su noi stessi, sul nostro passato e sul nostro futuro. È questo essere soli, è rimanere sempre ancorato a ciò che è successo ed aver paura di sperimentare nuove strade, è tornare a casa da soli, piangere e arrendersi per l’ennesima volta, sperando, invano, che sia l’ultima.

“La Bellezza è l’unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana. Le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si succedono l’una sull’altra, ma ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed un possesso per tutta l’eternità”. (Oscar Wilde)

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By | 2017-08-01T20:57:25+00:00 aprile 18th, 2016|CENTRIdiGRAVITA'|0 Comments

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