IL TEMPO. LE PAROLE. IL SUONO. 99Posse

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IL TEMPO. LE PAROLE. IL SUONO. 99Posse

Se le regole del gioco sono queste, noi ce ne andiamo, è meglio restare se stessi, con tutti i propri sbagli, piuttosto che scendere a compromessi, è meglio restare per sempre fuori moda e lasciarvi soli, con tutti i vostri pensieri cattivi. I 99 Posse sono tornati con un disco meno urlato, rispetto ai lavori storici, è il lavoro di una band ormai matura, il tempo è passato, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e nel mare, oggi, si muore. È la prima volta che la band è così intima, che decide di guardarsi dentro ed analizzare ciò99_01 che è stato delle proprie vocazioni, dei propri sogni e delle proprie delusioni. Un percorso che parte da dentro e termina con ciò che c’è all’esterno, con quel sistema di potere politico, che ha sempre mostrato parecchia insofferenze verso gli atteggiamenti, le posizioni, i testi della band napoletana. L’album è stato anticipato dal singolo “Combat Reggae”, un brano che esprime tutta la passione viscerale del gruppo per il reggae e per ciò che esso rappresenta, il reggae è interpretato 99_07come rivalsa sociale, mezzo per rivendicare i propri diritti, è un canto di speranza e di pace, intonato tanto nei vicoli di Napoli, quanto in Africa, Sud America o nelle periferie delle grandi metropoli occidentali. Il reggae è la luce in fondo al tunnel, è la musica per i vecchi che non trovano pace, per i giovani che non si rassegnano, per tutti quelli che non amano la musica che suona oggi il nostro mondo.

L’alternativa per coloro che vogliono cambiare questo tempo, questo beat economico e finanziario che ha preso la politica per il collo, è seguire la propria vocazione rivoluzionaria, non si può sempre restare 99_06ancorati al passato, tutto quello che ci serve, ce l’abbiamo già dentro e quando chiama, chiama, non c’è altro da fare. Bisogna avere il coraggio di attraversare il fiume, di non essere delle semplici navi alla deriva, senza rotta, in una tempesta perenne, dare ascolto alla propria vocazione e cambiare stile di vita è l’unico modo che ci resta per sconfiggere questo Male sociale che influenza e limita la vita di miliardi di persone in tutto il mondo. Non dobbiamo farci dividere, non dobbiamo farci isolare, è ovvio che loro vogliano farci sentire soli sotto le bombe, ma qui ormai siamo giunti alla conclusione della storia: o si vince tutti o non vince proprio nessuno.

Musicalmente il disco è un excursus attraverso reggae e raggamuffin, beat elettronici e rap e, a differenza del passato, essendo più personale, non disdegna neppure melodie pop. La band non ama avere99_02 etichette, il disco è frutto anche di diverse collaborazioni: alcune storiche rappresentano la connessione con il passato urlato (Enzo Avitabile, Speaker Cenzou o Valerio Jovine), altre, completamente nuove, permettono di guardarsi dentro, analizzare i propri desideri e le proprie paure, per poi guardare fuori, vedere com’è oggi il mondo in cui viviamo, quali sono i desideri, i bisogni, le necessità e quali sono gli impedimenti, le paure, le incertezze (Rocco Hunt, Lo Stato Sociale, Andre D’Alessio e soprattutto Mama Marjas che riesce a completare ed armonizzarsi alla perfezione con il reggae della band). Un disco che si lascia ascoltare dall’inizio alla fine, che scorre via in modo armonioso, 99_04nonostante tutte le domande che vengono poste, tutte le risposte che bruciano la nostra anima e fanno crescere la nostra rabbia verso le evidenti ingiustizie che regolano e segnano la vita di tante persone nel mondo, i deboli che non hanno possibilità di far ascoltare la propria voce: donne, bambini, uomini giudicati diversi e perciò emarginati. Ma questo è anche un disco che vuole esprimere tutto l’amore della band per la musica, qualsiasi tipo di musica, intesa sempre come una forza capace di unire la gente, di dare coraggio e speranza, nonostante quelli che riescono a comunicare solo con i torti e la violenza, la musica non ci ha mai abbandonato, è stata sempre con noi: negli angoli più bui della nostra storia, negli angoli più bui del grande impero, negli angoli più bui della nostra anima.

Un cenno, infine, merita la copertina dell’album, che richiama il tempo lontano dei primi giochi elettronici degli anni ottanta.

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By | 2017-08-01T20:56:14+00:00 aprile 25th, 2016|MUSICA|0 Comments

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