OFFLAGA DISCO PAX

//OFFLAGA DISCO PAX

OFFLAGA DISCO PAX

Cosa c’entra un comune in provincia di Brescia con la new wave e la musica elettronica degli anni ottanta? Nulla, ma ciò nonostante, il destino, a volte, ama creare incroci imprevedibili e bizzarri. Nel 2005 l’Italia era già abbondantemente avviata sulla strada autoritaria e reazionaria che l’avrebbe portata, in pratica, ad essere governata da una classe politica al servizio delle banche e delle grandi lobby finanziarie ed economiche internazionali. Una perdita di sovranità che sarebbe coincisa con l’indebolimento della libertà di stampa, con unaoff_3 politica del lavoro segnata dalla perdita dei diritti acquisiti dalle generazioni passate, con una sempre maggiore precarietà, con un generale impoverimento della classe media e con un’intolleranza sempre più forte e diffusa verso gli immigrati e tutte le componenti della società giudicate “diverse”.

Nel contesto, quindi, nel quale si muoveva allora il paese, il primo album degli Offlaga Disco Pax, “Socialismo Tascabile (Prove Tecniche Di Trasmissione)”, dovette sembrare ed apparire un lavoro decisamente “romantico” e fuori dal tempo. Parlava, in effetti, di un mondo ormai off_5finito, un’epoca viva soltanto nei ricordi di coloro che l’avevano vissuta: l’Emilia degli anni settanta ed ottanta, le case del popolo, un partito – il P.C.I. – in grado di farsi portavoce delle esigenze dei lavoratori ed arrivare, in alcune zone, particolarmente sensibili, a percentuali bulgare di gradimento. “Socialismo Tascabile”, però, non è solo amarcord malinconico dei tempi passati, è un album intimo, nel quale vari eventi storici si intrecciano con esperienze autobiografiche di Max Collini. Uno dei primissimi amori giovanili e lo stile di vita dell’Est Europa, il crollo del blocco comunista e l’avvento del regime capitalista in quelli che furono i paesi del Patto di Varsavia, il movimento Sandinista che si opponeva all’imperialismo Americano ed i primi giochi elettronici. Il tutto è esposto con ironia, alla malinconia per la perdita di quell’antico mondo fogazzaro, spesso, si affianca una certa dose di veleno e sarcasmo nel ripercorrere i fatti della storia, ed ogni singola parola del recitato-cantato di Max si fonde perfettamente con le crude sonorità elettroniche di Daniele ed Enrico.

“Ci hanno davvero preso tutto”, una frase semplice, che non è mai suonata così veritiera, come lo è oggi, in un’epoca storica nella quale la sinistra nonoff_1 esiste più, è scomparsa, fagocitata dagli interessi economici, dalle speculazioni finanziarie, dai conti off-shore, dalle multinazionali con sede fiscale nel Regno Unito, dai manager italioti naturalizzati canadesi, che, mai e poi mai, il movimento politico, nato in parte dalle ceneri del P.C.I., avrebbe dovuto difendere e sponsorizzare. Ed allora, “Socialismo Tascabile” non suona più così romantico, così lontano dalla realtà dei fatti e quella malinconia di fondo è soprattutto lo sconforto delle classi più deboli ed indifese della società, che oggi non hanno più una sinistra progressista verso cui guardare e si rifugiano in partiti territoriali, astensione, movimenti xenofobi o politiche demagogiche.    

Tre anni dopo, nel 2008, gli Offlaga Disco Pax pubblicano il loro secondo album, “Bachelite”, un lavoro meno politicizzato, che guarda più off_2all’inconscio, alle esperienze personali, c’è meno rabbia, ma più dolore. Ci sono ancora i miti del passato da onorare e ricordare con passione mai doma, come l’atleta sovietico Vladimir Yashchenko, c’è ancora la nostra storia recente, le atroci pagine del terrorismo nero d’ispirazione neofascista, ma c’è anche la commovente “Venti Minuti”, un brano nel quale ci sembra di poter toccare l’anima di Max, in tutta la sua fragilità e profonda umanità.

La storia della band reggiana finisce, purtroppo, prematuramente, nel 2012, con il terzo lavoro “Gioco Di Società”. E chissà quali altre storie avrebbero potuto continuare a raccontarci, a partire dalla potenza e dalla semplicità delle esperienze vissute nella propria terra d’origine, quell’Emilia paranoica che è solo la finestra con cui guardare il mondo, cercare di comprenderne i cambiamenti, ricostruirne le vicende, mettendosi dalla parte dei più deboli, quelli che non hanno la possibilità di far ascoltare la propria voce e di esprimere le proprie opinioni e che, di conseguenza, non finiscono mai nei libri di storia.

off_4

By | 2017-08-01T20:54:44+00:00 maggio 4th, 2016|CENTRIdiGRAVITA'|0 Comments

About the Author:

Leave A Comment