AUSTERITA’, Spartiti

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AUSTERITA’, Spartiti

La crisi morale che attanaglia questo paese ha la sua massima espressione nella classe politica che dovrebbe governarlo, ma che, invece, resta immobile, impantanata in questa disfatta economica, che essa stessa, in realtà, ha contribuito a creare, prostrandosi e mettendosi a servizio delle banche, degli istituti finanziari, delle grandi multinazionali, delle lobby spa_01di potere ed, in generale, di tutti quei soggetti che hanno come unici obbiettivi la precarizzazione della società, il controllo dei media, l’indebolimento dei sindacati, le speculazioni finanziarie e lo spostamento di ingenti capitali verso i così detti paradisi fiscali, in modo tale da eludere ogni tipo di tassazione nazionale. Ci continuano a tartassare ed impoverire, ci spiegano che è l’unico modo possibile per uscire dalla crisi, cercano di impaurirci e di farci ingoiare quell’amara medicina chiamata “austerità”.

Ma a quale tipo di austerità ci stiamo riferendo?

Quella che conosciamo oggi, quella che ci somministrano, è quella che pretende il sacrificio delle nazioni più deboli del pianeta, quellaspa_04 che pretende il sacrificio delle classi sociali più povere, quella che pretende il sacrificio delle persone più indifese. Sacrificio da compiere nel nome della riduzione della spesa pubblica (leggasi istruzione pubblica, sanità garantita per tutti, pensioni, diritti dei lavoratori), con la falsa convinzione che solo in questo modo potremo spingere nuovamente le varie multinazionali ad investire nel nostro paese.

Ma l’austerità, a cui ci si riferiscono Max e Jukka, non è questa, è quella presentata da Enrico Berlinguer nel 1977, quella auspicata come occasione per la trasformazione dell’Italia. Quell’austerità, infatti, teorizzava una riduzione dei consumi ed una diminuzione della produzione industriale, in maniera tale da lasciare più spazio ai paesi emergenti, e spingere, invece, i paesi più ricchi ed evoluti spa_05tecnologicamente verso la cultura, le energie pulite, il trasporto pubblico ed in generale verso tutte quelle attività che avessero come scopo il benessere e la crescita dell’individuo. L’austerità di Berlinguer era la base di un processo sociale, politico ed industriale che si proponeva come obbiettivo finale quello di dare priorità alla “qualità”, piuttosto che alla “quantità”.

Un discorso che oggi appare irrealizzabile. È ovvio, allora, che questo lavoro sia pervaso da una forte dose di disincanto e di malinconia per un mondo che poteva essere ed invece non è stato. È un disco in cui Max Collini, in perfetta simbiosi con le sonorità costruite daspa_06 Jukka Reverberi, racconta lontane vicende autobiografiche, fatti avvenuti in quei remoti e romantici anni ottanta, in giornate comuni, vissute nella sua Reggio Emilia. Giornate che, nella loro ordinarietà, nella loro semplicità, nella loro prevedibilità, custodiscono, spesso, piccoli tesori di vita vissuta, ricordi inestimabili, emozioni, che, nel bene e nel male, hanno consentito a Max di diventare quello che è oggi, gli hanno permesso di gettare le basi per quella splendida, sarcastica e velenosa creatura che furono gli Offlaga Disco Pax e che ora, in piena tempesta, in un’epoca nella quale ogni riferimento appare superfluo e superato, nella quale ci vogliono semplici consumatori ignoranti, lo hanno condotto a riflettere su tematiche quali il rigore e l’austerità, che, però, non sono quelle care alle banche tedesche, alle varie agenzie di rating, ai politici succubi di un potere reazionario e sovranazionale, a Marchionne ed ai suoi compagni di merende, bensì si tratta di quelle che possono riavvicinare nuovamente le persone comuni alla politica, di quelle che possono contribuire a dare giustizia e serenità ai più deboli, liberandoli dalla perenne paura del futuro.

Il tutto è sapientemente recitato-cantato, suonato con tutta la passione ed il trasporto possibili, su melodie post-rock, intrecciate con vari passaggi elettronici. Le parole scivolano via con facilità, senza alcun intoppo, sono leggere, armoniose, segueno un filo invisibile, un filo che parte da quel mondo lontano, “fogazzaro” ed ormai irraggiungibile dell’Emilia degli anni ottanta ed arriva direttamente nei nostri cuori, nonostante i ritmi assurdi imposti dalla vita moderna, nonostante la sensazione di non farcela, di perdere ogni energia e di ritrovarsi soli, a morire in questo immenso niente che ci circonda e ci corrode velocemente. 

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By | 2017-08-01T20:54:19+00:00 maggio 6th, 2016|MUSICA|0 Comments

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