A MOON SHAPED POOL, Radiohead

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A MOON SHAPED POOL, Radiohead

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“A Moon Shaped Pool”, letteralmente una piscina a forma di luna, è il nono album in studio dei Radiohead, è caratterizzato dalla ricercatezza nelle scelte musicali, dall’utilizzo frequente di organi e piano, dagli archi, che, spesso, accompagnano quelle sfumature vocali più o meno angosciose, più o meno rabbiose, che, in un certo senso, sono uno degli aspetti focali della band.

La frattura si è davvero compiuta o si tratta di un ritorno a sonorità passate (si è parlato molto e soprattutto di “Kid A”)? Tutte e due le cose, è innegabile che vi siano parecchi aspetti e sonorità cheam_08 legano queste canzoni al passato (non solo “Kid A”, ma anche “OK Computer” ed ovviamente “The Bends”), ma si tratta anche di un lavoro completamente nuovo, in cui ogni strumento, dagli organi, ai synth e alle chitarre, è suonato con l’obbiettivo di generare un mondo nel quale elettronica, sfumature jazz e arrangiamenti orchestrali, possano creare il background per le storie oscure ed asfissianti cantate da Thom Yorke. Storie, sulle quali certamente ha pesato la separazione dalla compagna Rachel, esperienza negativa che ha, probabilmente, anche influito su alcune scelte minimaliste, come il design grafico della copertina, l’idea di elencare le canzoni in ordine alfabetico o il richiamo alla luna, elemento malinconico per antonomasia, già nel titolo stesso dell’album.

L’album è basato e risente dell’esperienza vissuta da Jonny Greenwood come ideatore di musiche per film. Infatti è forte l’influenza orchestrale e la voglia di creare dei veri e propri paesaggi, degli scenari e delle atmosfere, che si prestano più ad essere associate ad un’opera cinematografica, che ad un disco rock.

am_03“Burn the witch”, il brano che apre il disco, è stato scelto anche come uno dei primi due singoli e rappresenta la sintesi perfetta tra le novità che la band ha cercato di introdurre in questo nuovo album (si sente, infatti, tutto il gran lavoro, a livello di ricercatezza compositiva, eseguito da  Jonny Greenwood) e la voce di Thom Yorke, oscillante tra l’ansia ed il disagio. La strega bruciata sul rogo rappresenta il conformismo della società moderna, una società perennemente senza identità fatta da persone che si limitano semplicemente a seguire le mode del momento, i mass media e le informazioni filtrate dal regime. “Daydreaming”, il secondo singolo proposto, è, invece, l’altro lato della medaglia e cioè esso più che al futuro, sembra guardare al passato e lo fa in maniera onirica e melodica, contrapponendosi alla crudezza e alla grande negatività del testo, ai rimorsi che divorano l’uomo per aver causato questo terribile crimine. Ed adesso è troppo tardi per rimediare al danno… Un danno è sia esteriore e coincide con la fine tragica di questo pianeta, devastato dall’inquinamento e dalle conseguenze delle scelte assurde dell’uomo, sia più intimo e va a coincidere, in pratica, con lo sconforto per una relazione d’amore irrimediabilmente compromessa.

“Decks dark” è letteralmente un ponte tra le sonorità del passato e scelte musicali molto vicine ai Pink Floyd. “Desert island disk” è, invece una ballata di atmosfera. “Ful stop” si caratterizza per il suo basso am_04pulsante, circondato da svariati suoni artificiali e dagli organi, è uno dei brani più sperimentali dell’album, in cui si sente forte la predilezione della band per i beat elettronici e per gli imprevedibili cambi di ritmo. “Glass eyes” è un brano malinconico ed autobiografico, caratterizzato da ombre e tinte cupe, il volto di lei ha il colore grigio del cemento. “Identikit” era già  stata suonata in passato dal vivo, è un brano più classico, caratterizzato dal coro e dalle chitarre. “The numbers” è una sorta di mix di diverse idee e spunti musicali, una sorta di sperimentazione orchestrale, che potrebbe far parte di una colonna sonora e che, nello stesso tempo, è anche un brano di denuncia sociale e fortemente ambientalista. Le persone, purtroppo, sono incapaci a cambiare le cose, non percepisconoam_09 la realtà dei fatti, perché il sistema in cui viviamo è una bugia. Notevole, inoltre, l’apporto della London Contemporary Orchestra. “Present tense” è il brano più rock e meno elettronico, mentre “Tinker…” è una canzone asfissiante, allucinata e psichedelica.

Il disco si chiude con “True love waits”, un brano proveniente dall’album “The Bends” e qui proposto in modo molto più intimo e introspettivo, è la storia di un amore finito male e la scelta non è stata affatto casuale, Thom ha voluto, a modo suo, mettere a corrente gli ascoltatori del suo stato d’animo e delle emozioni che ha provato mentre registrava il disco. La canzone viene proposta solo con voce, piano e loop elettronico, dando così luogo ad un’atmosfera di struggente malinconia.

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By | 2017-08-01T20:53:35+00:00 maggio 12th, 2016|MUSICA|0 Comments

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