GOMORRA (II stagione, 1° e 2° episodio), di Stefano Sollima

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GOMORRA (II stagione, 1° e 2° episodio), di Stefano Sollima

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I primi due episodi di Gomorra sono molto differenti ed in un certo senso contrastanti tra loro. Il 1° poteva essere tranquillamente inserito nella prima serie, infatti ne rappresenta, in pratica, il finale, con la sconfitta del clan dei Savastano e la nascita, a dirla con il boss Salvatore Conte, degli “Stati Uniti di Scampia e Secondigliano”, nel nome dell’autonoma gestione delle varie piazze di spaccio, con l’unico obbligo di comprare tutti la droga da don Salvatore.

Qui termina la prima stagione di Gomorra e qui si esaurisce gran parte dell’apporto, a livello di vicendegom_02 narrate, che la serie televisiva riceveva dall’ononimo libro di Roberto Saviano, il cui contributo, comunque, è presente anche per questa stagione. La seconda stagione, in tal senso, è più libera, meno vincolata, ma, allo stesso tempo, non può contare sul robusto contributo del romanzo “Gomorra” e questo, a mio avviso, ne è un limite, perché, nonostante il 2° episodio sia sempre ottimo dal punto di vista della realizzazione, è, senza dubbio, più povero a livello di intensità narrativa, è meno credibile e tende a spettacolarizzare eccessivamente le azioni compiute dai vari protagonisti.

È indubbio che si è voluto guardare oltre la Campania e l’Italia, il 2° episodio inizia in Honduras, per terminare in Germania, passando per Roma. La Camorra, così come la Mafia e la ‘Ndrangheta, hanno sicuramente collegamenti internazionali, questo è un dato di fatto, ma la serie TV non riesce a pieno a rappresentarli in maniera realistica: ci sono troppe forzature (la presenza di Genny e don Pietro Savastano durante l’attentato compiuto nel ristorante italiano in Germania) e troppe scene sembrano prese in prestito da un qualsiasi action movie Americano (la rocambolesca fuga dei due malavitosi, dopo la telefonata che Genny riceve dai suoi amici Calabresi).

I fatti narrati riescono a essere più veritieri quando il tratto psicologico dei personaggi è piùgom_05 particolareggiato, quando vengono presentate, nel bene e nel male, le loro emozioni, le loro ossessioni, le loro paure (come nel caso di Debora, la moglie di Ciro Di Marzio nel 1° episodio), quando non si perde il legame malefico che la Camorra mantiene con il proprio territorio, con i quartieri, le cittadine o i piccoli paesi nei quali spadroneggia, a volte con l’intimidazione e la violenza, ma più spesso grazie alle collusioni politiche, al voto di scambio, alla corruzione e soprattutto al fatto di riuscire a sostituirsi allo Stato, nel dare assistenza, lavoro, servizi, risposte alla popolazione, ai più indigenti, ai più deboli, ai più poveri. È in questo modo che acquisisce consenso, è così che nascono la sua forza ed il suo potere, il tutto avviene gom_06in questi territori martoriati, non certo in una remota foresta honduregna o un cantiere edile tedesco. Le sue connessioni internazionali sono le ovvie conseguenze di questo Sistema, gli affari si possono fare con chiunque, le alleanze si possono stringere o rompere, le attività finanziarie e gli investimenti economici possono essere condotti ovunque nel mondo, ma ciò che non deve mai mancare è il legame viscerale che l’organizzazione criminale ha con la sua “terra” d’origine. Questo aspetto, evidente nella prima stagione, ora è stato messo in secondo piano, forse perché ne risulterebbe difficile la comprensione da parte di un pubblico come quello britannico o tedesco, che stanno guardando la serie in parallelo con l’Italia. Per quelle popolazioni, che hanno avuto vicende storiche completamente diverse, è più semplice seguire le vicende di un fantasioso impero del male internazionale, piuttosto che comprendere le cause storiche, gli appoggi sociali, le negligenze politiche, che hanno consentito alle varie organizzazioni criminali di stingere nella loro morsa cancerogena il Sud Italia.

Vendetta, rabbia, desiderio di conquistare, in maniera repentina, potere e rispetto, emergere dal grigiore quotidiano, essere amato e temuto dalla propria comunità, sono queste le motivazioni che spingono i varigom_07 personaggi a compiere i loro crimini. Questo è, senza dubbio, l’aspetto più riuscito della serie TV, queste emozioni vengono sbattute in faccia al pubblico con tutta la loro crudezza, tutta la loro follia, tutta la loro cattiveria e ciò è amplificato dal fatto che, tecnicamente, i singoli episodi sono limpidi, lineari, efficaci nella loro drammaticità. È fin da subito evidente il cambiamento subito in peggio dal personaggio di Ciro Di Marzio, egli ora è disposto a qualsiasi nefandezza pur di emergere, uccide con brutalità e sangue freddo, non ha più scrupoli, non si ferma neppure avanti al dramma psicologico ed umano che sta vivendo la moglie Debora. Non appena la donna viene percepita come possibile intoppo per i suoi piani criminali e per quella che lui considera la sua ascesa sociale, la sua realizzazione come uomo, la donna viene brutalmente assassinata e bruciata. Questo cancro ha il potere di trasformarti, di farti perdere l’umanità e cancellare ogni traccia d’amore, solidarietà, comprensione. Il camorrista è solo, perennemente braccato, incapace a godere delle piccole e grandi gioie che caratterizzano l’esistenza delle persone comuni, in lui non può esserci serenità, ma solo rabbia, odio, ansia, ossessione.

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By | 2017-08-01T20:52:19+00:00 maggio 13th, 2016|VIDEO|0 Comments

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