ATOMIC, Mogwai

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ATOMIC, Mogwai

Il nuovo album dei Mogwai nasce come colonna sonora di un documentario della BBC inerente le paure, i pericoli, i disastri ecologici, ma anche i vantaggi, che possono aversi mw_05dall’utilizzo dell’energia atomica. Il documentario, infatti, è intitolato “Atomic: Living In Dread And Promise”, ovvero vivere nel terrore e nella promessa. Da ciò il titolo dell’album, “Atomic”, che rappresenta il terzo approccio dei Mogwai con il mondo delle colonne sonore dopo aver realizzato quella per lo special su Zinedì Zidane e quella sulla serie TV francese sui ritornanti “Les Revenants”.

Il disco parte con il brano “Ether”, etere, che è infatti un crescendo di suoni spaziali, eterei, sintetici, che creano un’atmosfera sognante e pacifica e sfumano poi nel secondo branomw_07 del disco, “Scram”, ovvero “darsela a gambe”, “filarsela”, un brano che vuole mettere in evidenza tutta l’ansia e tutta l’agitazione che si respira, quando il pericolo nucleare diventa imminente. È la volta, quindi, della centrifuga dell’amarezza, “Bitterness Centrifuge”, brano di ampie vedute, che apre per un pezzo claustrofobico, cupo, con un basso pulsante, “U-235”, e cioè la sigla dell’uranio 235; questa canzone riproduce la catastrofe di un’esplosione atomica. La canzone seguente, “Pripyat”, fa riferimento alla cittadina ucraina, abbandonata dopo il disastro nucleare di Chernobyl, una città di quasi cinquantamila abitanti, il cui tempo si fermò quel pomeriggio del 27 Aprile 1986, un giorno dopo il disastro; questo brano è ovviamente triste e malinconico e caratterizzato da suoni duri e spigolosi. “Weak force” fa riferimento alla così detta forza debole responsabile delle radiazioni, “Little Boy” è un brano, caratterizzato da chitarra ed organo, dedicato alla bomba che fu lanciata sulla città di Hiroshima. “Are You A Dancer?” è una ballata elettronica, “Tzar” è il pezzo più aggressivo dell’album, che, infine, è chiuso dalla triste “Fat Man”, la bomba lanciata sulla città di Nagasaki.

È un lavoro evocativo e molto emozionante, in cui si avverte, in ogni singola nota, il senso di catastrofe imminente, la consapevolezza che lmw_01’uomo può essere capace di realizzare grandi sogni, grandi promesse, può migliorare le proprie condizioni di vita e quelle dei propri simili, ma allo stesso tempo, la sua sete di potere, la sua aggressività, lo possono condurre ad azioni folli, a costruire diaboliche armi di distruzione di massa.

Questo lavoro non è solo la rielaborazione di una colonna sonora, ma è un vero e proprio album, il cui ascolto è piacevole grazie ai continui cambi di atmosfera (a volte eterea, altre voltemw_02 torbida), all’utilizzo di synth e chitarra elettrica, ma anche organo e violino. I singoli brani non sono mai eccessivamente pomposi e ridondanti, sono lineari, la loro lunghezza è quella giusta, non ci sono inutili disgressioni e rappresentano il giusto compromesso tra le distorsioni post-rock e le sonorità elettroniche. È un album da ascoltare più volte, con la giusta attenzione, magari seduti in poltrona, chiudendo gli occhi, in modo da lasciarsi trasportare nel cuore dell’atomo, laddove si sprigiona la sua energia. Energia che può significare morte o vita, può avere effetti distruttivi o migliorativi, può portare dolore o può rendere più semplice e più felice la vita dell’uomo sul pianeta. Sta all’uomo stesso scegliere e percorrere la strada giusta, che deve essere quella della promessa, non certo quella del terrore.

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By | 2017-08-01T20:50:29+00:00 maggio 27th, 2016|MUSICA|0 Comments

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