MARLENE KUNTZ

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MARLENE KUNTZ

Oggi il palco è disadorno ed in fondo, va bene così. La band è tutta nervi e tensione, che possono trasformarsi in un sussurro leggero o un urlo liberatorio, le canzoni vibrano di rabbia ed amore, di frustrazione ed impotenza. Quando si è giovani, è tutto o bianco o nero, non esistono sfumature intermedie, ma dopo vent’anni di concerti, dopo dieci dischi in studio, si acquista più consapevolezza ed ogni brano proposto diventa una sorta di “istantanea” di un particolare momento della nostra vita. Ogni canzone ha il potere di fermare ilmak_01 tempo e di far rivivere esperienze uniche; qualcosa di estremamente intimo e personale, che, alla fine, riesce a coinvolgere ogni ascoltatore. L’elettricità e le distorsioni non sono altro che un modo per esorcizzare la paura del tempo che scorre e che fagocita brutalmente le nostre esistenze, lasciandoci con un mucchio di ricordi fugaci.

mak_05Siamo tutti parte di un sistema, molto più grande di noi. Siamo degli ingranaggi trascurabili, entriamo continuamente in competizione per delle sciocchezze, bramiamo oggetti inutili, prodotti da una immensa catena di produzione globale e pubblicizzati  dai grandi media, che ce li fanno apparire come vitali, come se le nostre stesse esistenze non potessero prescindere da essi. In verità, non ci serve nulla di tutto ciò, l’unica cosa che ci serve è il tempo. Avere il tempo da dedicare alle proprie passioni, nonostante, erroneamente, qualcuno possa considerarti superato da un pezzo.

Ed infatti i Marlene Kuntz, oggi, spesso, vengono ritenuti un gruppo vecchio ed ormai compromesso. Una cosa strana, soprattutto se chi la scrive, chi sostiene che vale la pena ascoltare solo i primi tre album della band (“Catartica”, “Il Vile” e “Ho Ucciso Paranoia”), considera veritiera ed originale la così detta musica indipendente italiana moderna. Una musica controllata dai soliti personaggi, che di indipendente ha ben poco, essendo sapientemente pilotata, sia nei concetti espressi, che nelle scelte musicali adottate. Come ha scritto recentementemak_04 Emidio Clementi, con il suo nuovo progetto “Sorge”, noi facciamo ciò che siamo, quindi è del tutto normale,  che i Marlene vogliano continuare a suonare ed esprimere le proprie idee.

La musica evolve perché evolvono le persone. Esperienze significative, di gioia e dolore, caratterizzano le nostre esistenze. I Marlene oggi non sono più dediti al rumorismo degli albori, qualcuno può storcere il naso non vedendoci più l’influsso noise dei Sonic Youth, ma è musica vera, rock viscerale, che viene dal profondo dell’anima e non ha nulla a che vedere con le mode del momento.

mak_09“L’entusiasmo è un’agonia nella città dormitorio e lo stupore è un’impudenza da addomesticare”, la musica, in generale, ha il compito ed il dovere di dover trovare un’alternativa all’appiattimento globale della società moderna, deve proporre una strada che ci faccia evadere dalle tante città dormitorio, nelle quali, a volte, ci costringono, ma sempre più spesso siamo noi stessi a costringerci. Lo facciamo per paura o per convenienza, per incapacità a relazionarsi col prossimo o semplicemente perché grande è il timore di perdere quel poco che crediamo di possedere: l’auto nuova, le vacanze al mare, l’abbonamento alla TV satellitare, ma siamo davvero sicuri che, per vivere e dare senso alle nostre esistenze, ci sia davvero bisogno di tutto questo? O tutto questo, di cui sentiamo il bisogno, è la medicina per tenerci buoni e non farci sentire il dolore?

Un concerto, un disco, un gruppo, non possono portarci via da questo limbo di indifferenza, non possono causare il crollo delle città dormitorio, di cui questo nostro paese è pieno, ma possono aiutarci ad aprire gli occhi, possono risvegliare il nostro senso critico, la capacità di scegliere e soprattutto di riuscire a fare quelle scelte più complicate, quelle che richiedono, in cambio, la perdita di qualcosa che, probabilmente, ci faceva pure comodo.

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By | 2017-08-01T20:48:08+00:00 giugno 11th, 2016|CENTRIdiGRAVITA'|0 Comments

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