FOLFIRI O FOLFOX, Afterhours

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FOLFIRI O FOLFOX, Afterhours

FOLFIRI e FOLFOX sono i due regimi chemioterapici ai quali si era sottoposto il padre di Manuel Agnelli prima di morire. Questo nuovo lavoro degli Afterhours, comunque, non è semplicemente un disco “in memoria di”, fatto di ricordi, rimpianti e lente ballate, ma piuttosto è rivolto a tutti coloro che, sopravvissuti ad un lutto doloroso, debbono necessariamente trovare, proprio in questo tragico evento, la forza per ricominciare.

ff_02Un album che ha il sapore amaro della resa, della sconfitta e della morte, ma che, allo stesso tempo, vuole elaborare il dramma umano della perdita e della definitiva separazione, per riaffermare, con energia, la necessità di vivere a pieno la propria vita, di impadronirsi della libertà di compiere le proprie scelte e di dedicarsi a ciò che si ama. Accanto al dolore per la perdita ed alla consapevolezza di dover ripartire, c’è, poi, tutta la rabbia per come viene gestita, solitamente, la sanità pubblica nel nostro paese, dove tutto rientra in un discorsoff_04 prettamente economico.

Musicalmente è forte la volontà di sperimentare, di accentuare la componente rumoristica, di sporcare le chitarre e di creare atmosfere profondamente crude e distorte, nelle quali la voce di Manuel può dare libero sfogo al racconto del suo dolore personale, alla narrazione della sua ripartenza, come un uomo nuovo, più consapevole e più maturo, è questo ciò che avviene dopo che hai varcato la soglia della separazione finale da un affetto caro, da qualcuno che hai avuto vicino praticamente da sempre, che hai visto sempre più grande di te e che ultimamente era divenuto anche il tuo miglior confidente.

È un album difficile ed ostico, rude sotto certi aspetti. Un lavoro, dove accanto a pezzi più rock ed a ballate melanconiche, ci sono tanti passaggi criptici, spigolosi ed oscuri. Inoltre la band ha cambiato radicalmente il proprio sound con i due nuovi innesti: Fabio Rondanini (dai Calibro 35) e Stefano Pila (dai Massimo Volume), in sostituzione di Giorgio Prette ff_05(batteria) e di Giorgio Ciccarelli (chitarra), con cui, si narra, il rapporto non fosse più idilliaco, tant’è vero che la band aveva affrontato anche il tema di un possibile scioglimento.

“So che la sanità può curare i suoi grandi numeri, ma non me. E tu sei da sempre un ribelle, ma morirai per un protocollo”, canta Manuel, nel brano che da il titolo all’album, su un assieme di chitarre distorte. Un’accusa alla nostra sanità che spersonalizza i pazienti e, in nomeff_03 del profitto, riduce ogni esperienza umana ad un mero dato statistico, un banale numero. Il mondo istituzionale dei grandi luminari, delle case farmaceutiche, degli operatori sanitari, appare, spesso, spietato, cinico e disumano, un’enorme industria che si nutre e specula sulla sofferenza e sul dolore della gente comune.

È un album doppio, 18 canzoni racchiuse in 2 cd, un album eterogeneo che passa dalla sperimentazione più estrema alla melodia, che tocca sì il tema della malattia del corpo, ma che vorrebbe contribuire, con la sua intensità ed il suo pathos emotivo, alla guarigione dello spirito, perché, quando sei costretto ad affrontare queste tristi esperienze, non ti resta che metterti di fronte ad uno specchio e sconfiggere tutte le tue paure e tutte le tue insicurezze passate. È questo l’unico modo per ripartire e vivere intensamente il futuro, pronti a rispondere, colpo su colpo, a qualsiasi imprevisto o avversità esso possa riservarci.

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By | 2017-08-01T20:47:33+00:00 giugno 14th, 2016|MUSICA|0 Comments

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