DELIRIUM, Lacuna Coil

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DELIRIUM, Lacuna Coil

I Lacuna Coil ripartono da “Delirium”, un album che pone, in lc_07maniera netta, l’accento sulle sonorità metal della band, qualora qualcuno avesse potuto nutrire dubbi e pensare ad una sorta di ammorbidimento dei toni, dopo i recenti addii e cambi di formazione, deve immediatamente cambiare opinione.

“Delirium” è nato e si è sviluppato, musicalmente e concettualmente, dopo alcune visite in ex manicomi lombardi. È stato ispirato, quindi, dall’atmosfera di dolore, solitudine elc_02 sofferenza che si respirava in quelle stanze dell’orrore e ne ha preso spunto per analizzare la follia dei giorni nostri, quella che siamo costretti ad affrontare ogni giorno. L’indifferenza, il senso di abbandono, la difficoltà a comunicare i propri bisogni, ad aprirsi al mondo esterno e a chiedere aiuto agli altri, sono malattie che consumano la nostra società, così terribilmente frenetica, indaffarata ed individualista. L’instabilità mentale non è assolutamente un male vecchio e superato, si è semplicemente trasformata, si è adattata ai tempi moderni.

Il susseguirsi delle parti più heavy metal e di quelle più epiche e melodiche, non fa altro che richiamare continuamente il susseguirsi lc_08quotidiano di momenti di sconforto e momenti di speranza. L’intento della band è evidente sin da subito, dal primo brano, “The House Of Shame”, cupo ed oscuro, un brano che vuole, appunto, ricreare l’ambiente malsano, cattivo e bestiale di un manicomio (la casa della vergogna), ma improvvisamente, dalle tenebre del dolore, emerge la voce melodica di Cristina Scabbia, un raggio di luce che ha avuto la forza e la fermezza di dilatare le nubi della follia umana.

Il disco è un alternarsi di brani più aggressivi e più dilatati, come lo è, ad esempio, “Delirium”, il pezzo che da il nome all’album, una canzone che ripercorre il tema centrale del disco, ricreando la solita atmosfera inquietante e oscura, ma vuole farlo in modo meno violento, cercando di ricreare quel senso di vuoto, di paura, di insicurezza, che provi quando ti rendi conto che il male, a poco, a poco, si sta facendo spazio dentro di te, si sta impossessando della tua mente, ti sta portando via tutto quello che avevi di più caro. È il momento,lc_06 allora, dell’esplosione della forza, dei riff di chitarra più duri, dei synth più distorti, per cui “Blood, Tears, Dust”, il brano successivo, riporta il discorso musicale su un piano più robusto e cattivo. Sulle stesse sonorità e durezza si mantengono anche i brani “Broken Things” e “My Demons”, sono canzoni frenetiche e dominate dalla voce gutturale di Andrea Ferro. Più melodiche risultano, invece, la sofferente “Downfall”, la gotica “Ghost In The Mist” e la suadente “Claustrophobia” con il suo basso pesante, che riempie ogni vuoto dell’anima.

lc_05“Delirium” non suona come gli album precedenti, ha ringiovanito i Lacuna Coil ed è probabilmente il disco migliore della loro carriera musicale perché sono riusciti a rompere gli schemi, a non restare intrappolati né nel gothic metal melodico, né a trasformarsi in una band alternative metal, cosa che non sono, ma si sono rinnovati restando sé stessi, non disdegnando l’epicità e la melodia, ma aumentando lo spessore e la potenza del loro sound. Anche lo stile dei testi è migliorato divenendo più profondo e minaccioso, ma rimanendo sempre fluido e mai banale. A volte il cambiamento risulta essere necessario per la crescita di un progetto artistico e i Lacuna Coil ne sono la dimostrazione, hanno saputo interrogarsi e trovare le risposte giuste dentro di sé, oltrepassando i cliché del gothic metal e ricreando gli squilibri esistenti nella mente umana.

L’album è impreziosito da alcune collaborazioni come quella con Myles Kennedy degli “Alter Bridge” alla lead guitar nel brano “Downfall” e quella con Mark Vollelunga alla chitarra nel brano “Blood Tears Dust”. Ottimo l’apporto e ottima la capacità di inserimento del nuovo batterista Ryan Blake Folden ed esemplare è stato il lavoro del produttore Marco Zelati, sia al basso, che alle tastiere, soprattutto nei brani più melodici del disco.

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By | 2017-08-01T20:45:59+00:00 giugno 20th, 2016|MUSICA|0 Comments

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