MOGWAI

MOGWAI

I Mogwai, band scozzese, debbono il loro nome alle celebri creature protagoniste del film “Gremlins”, quelle in vendita nel negozio di cianfrusaglie di Chinatown, per loro natura mw_06buone ed affettuose, ma pronte a trasformarsi in esseri spietati e cattivi. Un precario equilibrio tra il lato più luminoso e quello più oscuro, come la musica dei Mogwai, post-rock in perenne equilibrio tra la melodia e le sonorità psichedeliche, da un lato, e le distorsioni ed i feedback noise, dall’altro.

Una band istintiva, capace di spaziare e sperimentare in vari generi musicali, che può perdersi in aggressivi ed intensi assoli chitarristici oppure lasciarsi andare in atmosfere oniriche ed estremamente dilatate. Musica che può avvolgere e spingere a riflettere, ma, allo stesso tempo, può diventare un colpo nello stomaco, un’esortazione a superare i propri limiti. In entrambi i casi, comunque, è musica che tocca l’anima degli ascoltatori.

Gran parte dei brani dei Mogwai sono strumentali ed il fatto che non abbiano testo, li rende ancora più spiazzanti, perché, solitamente, le mw_05persone comuni sono abituate ad avere un testo da seguire, una sorta di sentiero obbligato e noto a priori su cui far scivolare i propri pensieri e le proprie emozioni. Con i Mogwai, invece, con i loro lunghi brani strumentali, ciò può essere molto difficile da realizzare e quindi si ha l’amplificazione di quel senso di inquietudine e smarrimento che possono trasmettere queste canzoni. È vero che ti portano lontano, altrove, in mondi mai visitati ed esplorati prima, ma questi mondi non potrebbero piacerti affatto, potresti trovarti dinanzi alle tue recondite fobie, ad un trauma del passato che non hai mai superato o ad un incubo da cui non riesci più ad uscire.

Nel corso della loro carriera la band ha arricchito il proprio sound grazie all’elettronica ed ai sintetizzatori. Di conseguenza le maggiori potenzialità sonore hanno reso possibile indagare più a fondo e toccare diversi aspetti dell’animo umano e ciò anche grazie alla realizzazione di diverse colonne sonore, nelle quali imw_07 Mogwai sono riusciti nell’intento di trasformare in musica gli eventi descritti e lo stato d’animo degli interpreti principali. Sono riusciti, a mw_02seconda dei passaggi della trama, dell’ambiente in cui essa aveva luogo, ad essere dolci o crudeli, a trasmettere serenità o inquietudine, felicità o tristezza. Un grande pregio di questa band, infatti, è quello di raccontare i fatti, di raccontare le storie, anche quelle più tragiche e toccanti, mantenendo su un livello leggermente più basso la loro stessa identità e le loro caratteristiche personali, in modo tale che gli aspetti emergenti siano sempre il racconto e la musica, che al racconto è visceralmente connessa.

La musica della band scozzese tende spesso a dilatarsi ed essere divagante, a diluirsi fluida e riproporsi in maniera differente, intorno ad uno stesso, unico tema dominante, in un alternarsi incessante di atmosfere sognanti ed esplosioni sonore. Il suono creato dalla combinazione di chitarre, piano, basso, batteria e strumenti virtuali risulta essere, spesso, cupo ed incombente, ricco di rumori artificiali. Un perfetto mix che dal vivo ipnotizza gli spettatori, una miscela di psichedelia, krautrock, dark-punk e low-fi, che spinge verso la meditazione, un viaggio nel proprio subconscio, nel quale, comunque, anche nei momenti più critici e difficili non siamo soli perché c’è la musica dei Mogwai a farci compagnia.

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By | 2017-08-01T20:44:26+00:00 giugno 22nd, 2016|CENTRIdiGRAVITA'|0 Comments

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