1964-1985 AFFINITA’-DIVERGENZE FRA IL COMPAGNO TOGLIATTI E NOI DEL CONSEGUIMENTO DELLA MAGGIORE ETA’, CCCP

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1964-1985 AFFINITA’-DIVERGENZE FRA IL COMPAGNO TOGLIATTI E NOI DEL CONSEGUIMENTO DELLA MAGGIORE ETA’, CCCP

La recente ristampa e pubblicazione di tutti gli album dei CCCP in formato vinile, ci fornisce l’occasione per scrivere del loro primo album in studio, di quello che può esser considerato il manifesto del punk italiano. Il titolo dell’album venne preso da un volume collettivo redatto dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. In questo lavoro, 64_06pubblicato dall’Attack Punk Records nel 1986, i CCCP intrecciano in modo viscerale i diversi generi musicali che amano, per creare qualcosa di unico ed innovativo: il punk, le contaminazioni dark e new wave, i ritmi industriali e il tipico stile cantautorale italiano. Plasmando questi elementi creano un sound originale caratterizzato da un basso pulsante, un’incalzante e spartana batteria elettronica e soprattutto i testi crudi e visionari di Giovanni Lindo Ferretti.

Il disco si apre con un brano punk, “CCCP”, brano fedele alla linea sonora dei Ramones, ricco di riferimenti provenienti dalla cultura sovietica. È una canzone scarna e64_01 claustrofobica, che segna l’incontro tra l’etica punk e la tradizione Emiliana, la cultura partigiana ed i riferimenti sociali e culturali del Partito Comunista Italiano. È il brano più punk del disco, già con il secondo pezzo, “Curami”, grazie anche all’utilizzo di uno xilofono, le atmosfere di fanno più eteree ed oniriche. Questo brano è una canzone-preghiera non ben definita, in cui Ferretti chiede ed implora continuamente e disperatamente aiuto. C’è qualcosa di autobiografico in questa canzone, c’è l’esperienza vissuta accanto ai disagiati psichici, c’è tutta la tristezza che si prova nell’accettare, alla fine, la sconfitta ed il fatto che non esistano vie di fuga, ma tutti debbono imparare a vivere con le proprie paure ed i propri scheletri.

“Mi Ami?” è una delle canzoni più note del disco, una canzone che dipinge l’amore come un puro atto meccanico. Aldilà dell’ironia e della voglia di provocare la società bigotta dell’epoca, è una canzone feroce. “Trafitto” è un brano ipnotico, il progresso ci travolge sempre più, pensiamo di avere i migliori propositi, ma alla fine li abbandoniamo puntualmente ed il mondo resta quello che è: allo sfascio, abbandonato a sé stesso, pieno di inutilità. Ed alla fine questo fantomatico e tanto osannato progresso è solo una bugia, anzi si tratta di una forma subdola e meschina di regresso sociale ed economico, a cui si potrebbe metter fine solo in maniera brusca, netta, decisa, con una bella rivolta.

“Valium Tavor Serenase” è un’altra canzone che guarda all’esperienza lavorativa accanto alle persone con problemi psichici, all’utilizzo di sostanze artificiali per vincere l’ansia ed il dolore, ma è anche un esperimento musicale di contaminazione tra il folk ed il punk, che brucia impetuoso e si trasforma in un tipico walzer romagnolo. “Morire” è una delle canzoni 64_02più poetiche dell’album, una canzone pervasa dal pessimismo e resa celebre da quelle tre semplici parole: “produci – consuma – crepa”. È questo il dogma su cui si basa la società moderna, siamo solo dei semplici ingranaggi di un meccanismo molto più grande di noi, un meccanismo insensibile a quelle che sono le nostre necessità ed i nostri sentimenti. L’epoca in cui viviamo ci corrode, tutto è64_07 insopportabile, persino la morte lo è, soprattutto per chi non riesce a vivere. Amara è anche la canzone successiva, “Noia”, un brano cupo, caratterizzato da sonorità psichedeliche, che apre a quello che è considerato il brano più ballabile del disco: “Io Sto Bene”. Una canzone new wave, che, allo stesso tempo, è un invito a scendere in pista, ma anche un atto d’accusa, un pugno nello stomaco, verso una società insensibile ai bisogni ed alle richieste delle nuove generazioni. Chi non si impegna nella sfrenata corsa verso l’apparenza, il potere e la ricchezza, chi non si accontenta, finisce nel baratro buio della più totale e disperata apatia: non studio, non lavoro, non guardo la TV, non vado al cinema, non faccio sport.

Il disco si chiude con una canzone che rappresenta il concetto base dell’album stesso: “Emilia Paranoica”. La loro terra, l’Emilia Romagna, di notte si trasforma in una landa desolata, un mondo abitato da zombi dissoluti, sbandati e perennemente annoiati, dediti all’uso di droghe e psicofarmaci, insensibili a ciò che li circonda, ad un mondo disperato, preda delle solite guerre, delle solite lotte di classe e di potere. Si ha l’impressione che questa canzone indolente voglia trasformarsi in un attacco convulso e violento al sistema, sembra quasi voler incendiare il mondo con il suo basso martellante e le sue sonorità distorte, ma poi ritorna alla sua indolenza, al suo incedere lento, al suo dolore, sul quale Ferretti tesse l’epilogo finale: aspetto un’emozione sempre più indefinibile, è il grido disperato della provincia italiana a metà degli anni ottanta.

Oggi Ferretti può affermare ciò che vuole, può votare i partiti reazionari che desidera, ma ciò non cancella la sua storia passata, la sensibilità e la poesia dei suoi testi. La musica dei CCCP resta, anche se gli uomini cambiano, nel bene o nel male. L’ennesima conferma che non esistono gli eroi.

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By | 2017-08-01T20:41:24+00:00 luglio 19th, 2016|MUSICA|0 Comments

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