THE PIPER AT THE GATES OF DAWN, Pink Floyd

//THE PIPER AT THE GATES OF DAWN, Pink Floyd

THE PIPER AT THE GATES OF DAWN, Pink Floyd

Il settimo capitolo del romanzo per bambini, “The Wind In The Willows”, il vento tra i salici, è, appunto,piper_12 intitolato “The Piper At The Gates Of Down”, il pifferaio alle soglie dell’alba. Chi è il pifferaio? È ovvio che egli possa essere identificato con Syd Barrett, il demone dei Pink Floyd, colui che è a metà strada tra realtà e fantasia. Ancorato a questo mondo ed a tutti i suoi schemi, ma desideroso di spezzarli ed indagare nel profondo della psiche e dell’animo umano. Il romanzo, invece, identifica il pifferaio in Pan, il dio della mitologia greca, piper_02protettore della campagna e delle creature naturali, ma legato anche alle foreste più impenetrabili e selvagge e, di conseguenza, all’abisso ed al profondo, ovvero a tutto ciò che è nascosto al di là del velo sottile della realtà.

Pan, in questo racconto per bambini, appare nella sua veste benigna: egli suona il flauto, si intrattiene con le creature del bosco, Talpa e Topo, e le aiuta a ritrovare un cucciolo di lontra scomparso. Ma Pan ha anche un aspetto maligno; non ama assolutamente essere disturbato e se si arrabbia, emette grida spaventose; inoltre, secondo Plutarco, Pan è stato l’unico dio a morire. Esperienza unica per una creatura soprannaturale, esperienza che lo accomuna agli uomini e lo pone, appunto, a metà strada tra umano e divino, realtà e fantasia, carne e piper_04spirito. Il fatto, poi, che nelle sue vesti di pifferaio, egli si presenti all’alba, quando la notte è appena trascorsa ed il nuovo giorno non è ancora iniziato, quando il nostro animo non si sente più minacciato dall’oscurità notturna, né è troppo preso dagli eventi quotidiani, fa sì che la sua musica e le sue parole ci giungano senza alterazioni, senza subire modifiche da parte dei nostri schemi mentali, senza essere avvelenate o addolcite dalle nostre momentanee emozioni. Panpiper_06 è buono, è un amico che ci aiuta e ci protegge, ma è anche un essere spietato che risveglia le nostre paure, tant’è vero che il suo stretto legame con le bestie ed in particolar modo con la capra, per alcuni, non è altro che una prova delle sue caratteristiche tipicamente diaboliche.

Il disco ruota attorno due concetti fondamentali: innanzitutto c’è il viaggio verso un luogo remoto e misterioso, oltre il gigante Giove, oltre Saturno, oltre Titano, oltre il satellite uraniano di Oberon, che si intreccia, in modo diretto, a quello che è il secondo concetto basilare di questo disco. Oberon, infatti, non è solo un ammasso di ghiaccio, roccia e materiali vari, ai limiti del nostro sistema solare, ma è anche il re delle fate. Il secondo tema fondamentale del disco è, infatti, quello fantastico e favolistico. Vorremmo che la favola non finisse mai, non vorremmo mai perdere la nostra innocenza, ma purtroppo c’è qualcosa che si agita nell’ombra e che ci riporta nel mondo reale.piper_08 Restiamo basiti, come il bambino a cui viene bruscamente interrotta la narrazione di una favola. “Oh Mother, tell me more”, sono le parole di quel bambino verso la madre, Matilda, che ha sospeso il suo racconto. Un’invocazione alla madre, alla sicurezza, all’amore incondizionato, che tornerà spesso, in futuro, nella poetica pinkfloydiana.

piper_01A personaggi di fantasia come lo gnomo Grimble Gromble, il gatto siamese Lucifer Sam, lo spaventapasseri, il topo Gerald o l’eroe dei fumetti di fantascienza degli anni cinquanta Dan Dare, si affiancano figure reali, in carne ed ossa: la madre, il dottore, la ragazza. Tutti personaggi che, a modo loro, rispondono all’esigenza dell’uomo comune di avere assistenza, sicurezza, amore. E se egli non riesce a soddisfare queste sue necessità primarie, si sente solo, rifiutato, inutile e tende, di conseguenza, a rifugiarsi nel suo stesso inconscio, nella droga, in un mondo irreale, in una spirale dipiper_13 falsità, da cui non riesce più ad uscire. Tutto ciò che è falso è statico, ci impedisce di cambiare, di muoverci, di rinnovarci, di sentirci in armonia con i ritmi della natura. Senza il cambiamento non c’è vita. Un approccio all’esistenza, ribadito dal testo del brano “Chapter 24”, completamente ispirato al “Libro dei Mutamenti”, che rappresenta la base filosofica e spirituale su cui i Pink Floyd costruirono il loro primo album.

Un lavoro che, comunque, nonostante tutto, vuole essere positivo e guardare con fiducia alla vita. Il pifferaio, Pan , il demone, Syd, ci attendono all’alba per mostrarci, con la musica, cosa è essenziale e cosa non lo è. In fondo basta poco per essere felici. È sufficiente fare un giro in bici, avere qualcuno con cui poter condividere il proprio mondo, la propria stanza, le proprie melodie.

By | 2018-02-04T16:35:25+00:00 agosto 29th, 2016|PINK FLOYD|0 Comments

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