YERULDEGGER, di Ian Manook

//YERULDEGGER, di Ian Manook

YERULDEGGER, di Ian Manook

ye_04

Yerulddeger è un detective della polizia di Ulan Bator, in Mongolia. Un uomo sconvolto dalla morte atroce della sua bambina, la piccola Kushi, e con un pessimo rapporto con l’altra figlia, l’adolescente Saraa. È un uomo solo, la moglie è stata sconvolta dalla follia, Yeruldegger non ha rapporti con nessuno, ad eccezione di due donne, due colleghe poliziotte, la giovane agente Oyun ed il medico legale Solongo. Con quest’ultima Yerulddeger condivide più che un semplice rapporto tra colleghi, ma non riesce ad accettarne l’amore, non può ye_02e non vuole aprirsi a quella donna, che, comunque, gli resta a fianco, rispettando la sua scelta ed il suo dolore. Un dolore che, per gli altri poliziotti, per i suoi superiori, per gli informatori, per le tante anime inquiete, che si muovono nei bassifondi della capitale mongola, diviene ben presto pura e semplice follia. Yerulddeger, infatti, con le sue azioni cruente, con i suoi modi spiccioli, con le sue minacce verso i diretti superiori, si guadagna ben presto la fama di poliziotto pazzo.

La trama del romanzo prende spunto da due casi, sui quali il commissario si ritrova ad indagare; due casi che, apparentemente, sembrano del tutto distinti e separati tra loro, ma poi, con l’evolversi delle indagini, ostacolate dai suoi capi, dai colleghi corrotti, dagli oligarchi che vogliono controllare leye_07 ricchezze del paese, si scoprirà essere intrecciati visceralmente, non solo tra loro, ma anche con la vicenda personale ed umana di Yerulddeger.

Da un lato, quindi, il commissario deve fare luce sull’omicidio di alcuni lavoratori cinesi e di alcune prostitute mongole, che si intrattenevano con loro durante la festa del San Valentino cinese. I cadaveri dei cinesi hanno subito uno scempio dei propri organi genitali, che sono stati tagliati e infilati in bocca alle povere donne. Secondo il commissario, il tutto potrebbe condurre ad un gruppetto di neo-nazisti attivi in città, uomini ignoranti, stupidi e violenti che sognano una Mongolia dispotica e soprattutto indipendente dalle influenze straniere, da quelle cinesi in primis.

Dall’altro lato, alcuni nomadi della steppa ritrovano, a centinaia di chilometri dalla città, il cadavere di una bambina occidentale, seppellita assieme al suo triciclo. Chi è la bimba? Che fine hanno fatto i suoi genitori? Perché nessuno ne ha mai reclamato la scomparsa? Il tutto ye_03farebbe pensare ad un incidente stradale. Inoltre, grazie al loro intuito ed alle loro capacità investigative, Yerulddeger e le sue due collaboratrici scoprono che l’incidente non è avvenuto nel luogo del ritrovamento del cadavere, bensì in una zona montuosa della Mongolia, nel parco nazionale del Khentii, ed inoltre che la bambina è stata addirittura sepolta viva. I nomadi affidano l’anima della sventurata innocente al commissario, il quale, essendo profondamente rispettoso delle antiche tradizioni mongole e rivivendo, inoltre, il dramma personale della perdita della sua piccola Kushi, decide di voler far luce, a tutti i costi, sul brutale omicidio e sui suoi responsabili.

Lo scenario nel quale si svolgono le vicende è duplice. Innanzitutto c’è Ulan Bator, la capitale, una città in continua crescita, nella quale convivono anonimi edifici di origineye_10 sovietica, palazzi dal gusto occidentale, ristoranti moderni, alberghi di lusso, squallide bettole, baracche fatiscenti e le tipiche yurte mongole. In città vivono migliaia di disperati provenienti dalla steppa, persone che non hanno casa, non hanno di cui vivere, sopravvivono ai margini della società e sono costrette, per proteggersi dal freddo, a rifugiarsi nelle terribili fogne della capitale, dove regnano l’oscurità, la sporcizia, i topi e gli scarafaggi. Intanto, sopra le loro teste, la città è un cantiere a cielo aperto dove ye_11regnano le auto, il caos ed il cemento. Il comunismo è morto, i Russi non sono più i soli padroni e tutori della Mongolia. Le sue ricchezze naturali fanno gola ai Cinesi, ai Coreani, agli Americani ed agli Europei, che, con l’appoggio dei vari oligarchi locali, tentano di condizionare la politica e le scelte della nazione, mentre il popolo mongolo sta velocemente dimenticando le proprie tradizioni, le quali, comunque, avevano già subito un duro colpo durante il passato regime di ispirazione comunista.

Il degrado e la corruzione urbana si contrappongono alla purezza della natura, alle foreste, al deserto ed alla steppa. Nelle foreste-steppa regnano il verde della vegetazione ed il blu del cielo, scenari suggestivi e di bellezza estrema, che entrano in perfetta sintonia con le antiche tradizioni del popolo mongolo, con le loro vesti colorate, con i visi abbronzati eye_13 sferzati dal vento, con la loro immensa spiritualità.

La lettura di questo romanzo, al di là della bellezza della trama, che resta comunque una trama d’azione, un giallo nel quale solo alla fine si farà luce su tutti i misteri, è in grado di suscitare nel lettore il desiderio di conoscere questo grande paese, di passare una notte in una yurta, di spargere latte verso i quattro punti cardinali come segno di buon auspicio per i viaggiatori, di bere un tè salato al burro, di assaggiare dei ravioli di castrato o il boodog, una pietanza tradizionale basata su carne di marmotta, cotta sia esternamente, che internamente grazie a delle pietre inserite nell’addome dell’animale.

Non è la vita a condizionare le nostre azioni e le nostre scelte, dice il commissario, dopo aver camminato lungo il baratro della pazzia e della disperazione, salvato solo grazie al richiamo delle antiche tradizioni, rappresentate dai monaci che l’avevano educato in passato, ma siamo noi stessi a determinare le nostre esistenze e poi per scusarci, per giustificarsi agli occhi degli altri, chiamiamo in causa eventi esterni o le fatalità. Ma nessun evento esterno, nessuna fatalità, può, se noi non lo vogliamo, determinare la nostra stessa vita.

ye_09

By | 2017-08-01T20:38:29+00:00 settembre 2nd, 2016|LIBRI|0 Comments

About the Author:

Leave A Comment