METALLICA

METALLICA

Tempo. Carestia. Pestilenza. Morte. Dal momento stesso in cui veniamo al mondo, ci uccidono lentamente perché ogni cosa è già decisa, ogni cosa è già pianificata. Il tempo ci ruba la giovinezza e la forza, ci ripaga con tristi rughe sul viso, mentre il nostro corpo sia fa sempre più debole e sofferente, appassisce sempre di più, fino a che la morte appare come met_07l’unica possibile liberazione. I quattro cavalieri del trash metal si presentarono così al mondo, carichi di rabbia ed adrenalina, desiderosi di voler portare ovunque il loro “sweet pain”, il loro dolce dolore. Di città in città, concerto dopo concerto, dopo ogni show è il momento di rimettersi in viaggio, la vita può sembrare inesorabile e crudele, ma nessuno potrà mai arrestarci “cause we are Metallica”.

Riff di chitarra maestosi, batteria e basso asfissianti, testi crudi nei quali non c’è spazio per la spensieratezza o per le fughe d’amore,met_02 “Kill’em All” non da vie di scampo, è un pugno nello stomaco, un invito a saltare nella fossa e finire dritti all’inferno – come si diverte a chiedere il demone protagonista del brano “Jump In The Fire” a quei piccoli uomini che si affannano a farsi la guerra l’un l’altro.

E la guerra appare in tutta la sua follia e la sua inutilità nel lavoro successivo, mentre il primo album era pura rabbia, veleno che scorreva fluido di canzone in canzone, il secondo album, “Ride The Lightning”, aggiunge alla forza ed all’intensità del groove metal, la volontà di affrontare ben precise tematiche politiche e sociali: perché gli uomini dovrebbero uccidere per met_06impadronirsi di una banale una collina? In questa semplice domanda è racchiusa tutta l’insensatezza della guerra e tutta l’assurdità e la follia dei regimi fascisti ed autoritari nel perseguire i loro piani di dominio e controllo. Un album atipico per un gruppo trash dell’epoca, ricco di riferimenti letterari; si passa, infatti, dall’Hemingway che esalta i rivoluzionari della guerra civile spagnola alle terrificanti teorie fantascientifiche di Lovecraft, secondo cui il genere umano è destinato ad esser governato da una razza di alieni assassini giunti sulla Terra in epoche remote, i così detti Grandi Antichi, non appena il loro sacerdote, il mostruoso Ktulu, li riporterà in vita.

Questo album ha la forza di sfidare la più grande paura dell’uomo, quella di fallire e non riuscire a vivere pienamente la propria vita, la sconfitta è rappresentata, in modo figurato, dalla Morte: la morte ingiusta che ammazza i rivoluzionari di “For Whom The Bell Tolls”; la morte folle, maligna e spietata di “The Call Of Ktulu”; la morte incombente, inevitabile, met_01silenziosa, che giunge quasi come una liberazione dai dolori e dalle ansie terrene, la morte che saluta caldamente di “Fade To Black”, un brano lento e potente allo stesso tempo, che parte con un semplice e pulito arpeggio di chitarra, per poi dare spazio ad una parte più rabbiosa e distorta, preludio ad un morbido e lento finale: l’addio, la fine di cui, a volte, c’è bisogno per sentirsi nuovamente liberi, per evitare di impazmet_05zire.

La follia è , infatti, la vera morte da cui non c’è possibilità di salvarsi, un luogo in cui il tempo si ferma per sempre e le giornate sono fatte sempre e solo dalle stesse cose, persino la luna è sempre la stessa nel cielo, è piena e non cambia mai. E nonostante nessuna finestra sia chiusa, nessuna porta sia serrata, questo è un luogo da cui non si può più partire: un manicomio, un ospedale psichiatrico, un dolore rabbioso e lacerante che ti spacca il cervello (“Welcome Home Sanitarium”). Vi sono individui che pensano di poter evitare tutto ciò rifugiandosi nell’alcool o nelle droghe, l’eroina e la cocaina si ergono a nuovi maestri (“Master Of Puppets”), manovrano i fili delle nostre esistenze, ci rubano – senza che ce ne rendiamo conto – tutti i nostri sogni ed alla fine abbiamo solo scoperto un modo ancora più veloce per farci succhiare via la vita. Gli uomini, infatti, non si rendono di essere di per sé delle creature deboli ed indifese, di essere manovrati dal sistema, che ci schiaccia grazie al potere dei suoi soldi, grazie alle bugiemet_08 della sua classe politica e persino grazie all’ipocrisia dei suoi tribunali, dei suoi giudici e delle sue leggi. Non esiste più la giustizia perché non c’è la volontà di perseguire la verità, ma solo quella di perseguire i propri sporchi affari (“…And Justice For All”). Se i primi tre album hanno rappresentato la fase di crescita tecnica ed umana della band, che è riuscita a sintetizzare la propria rabbia in testi crudi e velenosi e la propria aggressività in riff ora distorti e veloci, ora lenti e potenti, il quarto album, “…And Justice For All”, proietta i Metallica verso nuove sonorità, che non sono più solo quelle del trash, ma che guardano anche al progressive metal ed all’hard-rock. Sonorità che raggiungeranno il loro apice commerciale e radiofonico nell’album successivo, l’omonimo “Metallica”, il così detto “black album”, caratterizzato da un approccio più lineare e semplice nell’esprimere le proprie idee e che ebbe il pregio di essere, in parecchi passaggi, onirico e surreale, come, appunto, lo è nel brano iniziale affidato alle parole di Sandman, l’uomo dei sogni…

met_03Qualcosa non va, spegni la luce
stanotte farai pensieri gravi
non penserai a Biancaneve
ma sognerai la guerra
sognerai le menzogne
sognerai il fuoco del drago
e cose che mordono
(Enter Sandman)

met_04

By | 2017-08-01T20:36:41+00:00 settembre 7th, 2016|CENTRIdiGRAVITA'|0 Comments

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