MORE, Pink Floyd

//MORE, Pink Floyd

MORE, Pink Floyd

Dopo il surreale e favolistico “The Piper At TheGates Of Down” e l’oscuro e psichedelico “A Saucerful Of Secrets”, i Pink Floyd avevano la necessità di comprendere quale dovesse essere la loro strada, sentivano il bisogno di dover sperimentare liberamente nuovi suoni e di dover individuare lo stile più adatto con cui esprimere le proprie idee. Il tutto, però, more_16doveva essere fatto senza il peso e la pressione di un nuovo album. Di conseguenza, la soluzione migliore, sia dal punto di vista della libertà espressiva, che dal punto di vista della ricerca musicale, fu rappresentata dal mondo delle colonne sonore. E così decisero di collaborare con il regista francese Barbet Schroeder e realizzare la colonna sonora del suo film “More”.

La pellicola narra dell’incontro tra Stefan, un giovane studente tedesco di matematica ed una ragazza americana, Estelle. Il ragazzo, che ha voglia di fare nuove esperienze e di conoscere il mondo, incontra Estelle a Parigi, ne resta affascinato e così decide di seguirla ad Ibiza, dove la giovane, admore_15 insaputa di Stefan, ha una relazione con un certo dottor Wolf, un uomo senza scrupoli, nonché un ex nazista. Il ragazzo riesce a liberare Estelle dalle grinfie di quell’aguzzino. I due giovani, quindi, possono dare sfogo alla propria passione. Stefan scopre pian, piano che in Estelle è molto forte il desiderio di oltrepassare ogni limite e muoversi, continuamente, sul baratro dell’autodistruzione, tant’è vero che la ragazza lo inizia all’uso sfrenato di eroina. Il ragazzo dapprima è titubante, non vorrebbe drogarsi, ma poi si lascia travolgere da quelle sensazioni sconvolgenti ed entrambi, di conseguenza, cadono rapidamente nella spirale di questa droga micidiale. Ad un certo punto, rendendosi conto che sono diventati dei veri e propri eroinomani, due schiavi di quella droga, cercano di liberarsi passando al consumo di LSD, ma il loro tentativo, ben presto, si rivela inutile, perché entrambi ripiombano nuovamente nel baratro dell’eroina. Per Stefan, purtroppo, non ci sarà più nulla da fare: il ragazzo andrà incontro al suo tragico destino, alla sua fine prematura.

more_01L’album si apre con un brano atipico, senza batteria, “Cirrus Minor”. Il brano è caratterizzato da un’atmosfera strana, allucinata e bucolica allo stesso tempo, caratterizzata da un cinguettio continuo di uccelli che accompagna la musica e le parole fino alla fine della canzone. Segue poi “The Nile Song”, una canzone hard rock, una delle poche realizzate dai Pink Floyd. La canzone sposta l’attenzione dell’ascoltatore dalla campagna e dal vecchio camposanto decantato in “Cirrus Minor”, un luogo sereno e pacifico nel quale l’erba crescemore_12 libera tra tombe dimenticate dal tempo, alla vicenda di Stefan ed Estelle. Stefan ha appena deciso che seguirà la ragazza ovunque, fino a quelle isole del sole eterno, dove è sicuro che lei, prima o poi, sarà solamente sua. Una dichiarazione d’amore incondizionato che condurrà, purtroppo, la sua anima verso un atmosfera di sogno infinito, nella quale è impossibile percepire i pericoli della vita reale. In un certo senso Stefan ha una premonizione su quello che sarà il suo destino fatale, è come se già sapesse che Estelle non può fare a meno di trascinarli entrambi verso il basso, sempre più in basso. Il trittico iniziale è chiuso, infine, dalla folk ballad, “Crying Song”, nella quale tutto sembra farsi etereo e sfumato: i sorrisi, le lacrime, la gioia e la tristezza si fanno sempre meno delineati e con lo scorrere del tempo sembrano quasi perdere la loro importanza, non ci sono più contorni, non ci sono più sensazioni contrastanti.

Con “Green Is The Colour” la vicenda amorosa di Stefan ed Estelle tocca il suo apice massimo di passione. La ragazza si è appena liberata del suo triste aguzzino, i due giovani mettono finalmente in atto la loro fuga d’amore. Tutto, però, sembra consumarsi troppo rapidamente, troppo avidamente, proprio come l’eroina che Estelle ha rubato al suo vecchio amante-spacciatore. Stefan, purtroppo per lui, non vede altro che lei, non si rende conto del pericolo imminente, è completamente smarrito in quella luce verde. Il ragazzo èmore_09 convinto, infatti, che quello sia il colore dell’anima della sua amata. Ma i suoi occhi stanno ingannando la sua mente: sta per varcare il sottile confine tra lo speranzoso ed il maledetto, recita inesorabilmente l’ultimo verso di questa triste canzone.

more_10“Cymbaline” è un brano psichedelico dalle sonorità tipicamente orientali. Da un lato accompagna il primo incontro, avvenuto a Parigi, tra i due ragazzi, dall’altro esso concede a Roger Waters la possibilità di criticare, per la prima volta in un suo testo, l’atteggiamento dell’industria musicale, qui rappresentata da agenti e manager, interessata solo ed esclusivamente al proprio tornaconto economico e del tutto sorda ed insensibile alla fragilità, alle debolezze, allo stato di salute degli stessi artisti, i quali, senza forse rendersene neppure conto, camminano su uno stretto sentiero, mentre lo strapiombo è a picco ed è molto alto. Le case discografiche non fanno altro che ossessionarti con i loro numeri disumani, con le loro pressanti richieste, con le loro assurde necessità, è uno stillicidio continuo. Intanto, l’uomo, l’artista, è sottoposto ad una pressione terribile che lo consuma. Che ne dite? Pensate che la coppia finale di versi sarà in rima?

Una semplice domanda, una domanda carica di sarcasmo, di ansia e di tensione, che sembra quasi preannunciare la più famosa e celebrata “Mother, do you think they’ll like this song?”

more_14

By | 2018-02-04T16:33:24+00:00 settembre 12th, 2016|PINK FLOYD|0 Comments

About the Author:

Leave A Comment