DISTURBED

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“The Sickness”, il primo lavoro della band di Chicago, è un lavoro rabbioso, malato, torbido, caratterizzato da pesanti sonorità nu metal, che, già dal loro secondo album in studio, “Believe”, sarebbero definitivamente scomparse per posizionare i Disturbed in ambito metal, cosa sicuramente più consona all’attitudine ed alle influenze musicali del gruppo, cresciuto dist_05artisticamente con i lavori di band come i Metallica, i Pantera, i Black Sabbath ed i Judas Priest. La malattia, cui fa riferimento il primo disco, è connessa da un lato alle difficoltà a mantenere dei rapporti personali pacifici e duraturi e dall’altro lato alla situazione di immobilismo, di staticità e di conformismo reazionario, in cui sembra essersi affossata la società civile e la classe politica Americana. “Ildist_08 mondo è un posto spaventoso, ora che hai svegliato il demonio che c’è in me”, afferma David Draiman. A questo punto non resta che lasciarsi andare alla malattia dell’anima, spalancare le porte all’odio e lasciarsi rapire dalla follia, a tal punto da divenire un essere cattivo, spregevole, sadico e violento, persino con coloro che ci amano e che condividono con noi la loro esistenza.

Il discorso e l’analisi della rabbia, che si genera nell’animo umano, quando viene travolto da tutta una serie di difficoltà a relazionarsi con i propri cari e con la società, continua con il secondo album, “Believe”, caratterizzato da sonorità hard-rock ed alternative-metal. La rabbia, però, non resta fine a sé dist_10stessa; il disco è pervaso dalla necessità e dal bisogno di cercare l’unione, di trovare la serenità, di costruire qualcosa di piacevole e duraturo. Il cammino per la redenzione può essere lungo, difficile e spietato; i nostri occhi possono essere messi davanti ad immagini spiacevoli di morte, di sofferenza e di distruzione; i nostri cuori possono spezzarsi e la ragione può dubitare, ma, alla fine, chiunque può raggiungere la pace, chiunque può dimenticare il dolore.

L’anima brutale ed aggressiva di “The Sickness” e quella più umana e positiva di “Believe”, la malattia e la redenzione, si fondono per dare vita ad un terzo album potente e significativo: “Ten Thousand Fists”. Musicalmente può essere considerato un album heavy metal. Da un punto di vista concettuale, invece, il disco vuole evidenziare come sia necessario mantenere sempre alta la guardia per non essere sopraffatti dalle avversità. Nonostante sia pieno di riferimenti politici, l’album, inizialmente, era stato concepito come un ulteriore invito all’unità ed all’armonia, ma ovviamente quando sia parla di diecimila pugni alzati, anche se ci si riferisce ad un concerto rock ed dist_03a delle persone che, fondamentalmente, sono lì per ascoltare musica e divertirsi, è inevitabile non pensare ad una forma di protesta ed opposizione politica. Opposizione verso quel potere, impersonato all’epoca dal presidente George W. Bush, che, nel 2005, l’anno in cui venne pubblicato il disco, stava mostrando tutta la sua ferocia, la sua arroganza e la sua volontà di ergersi, con le armi strette in pugno, ad unico difensore e rappresentante della libertà e della giustizia mondiali. Non è mai una buona cosa quando qualcuno pretende di essere l’unico detentore della verità.

L’approccio politico e sociale viene meno nell’album successivo, “Indestructible”, un album molto più cupo ed oscuro dei predecessori, caratterizzato da testi intimistici basati sulle esperienze personali di Draiman. Il tema più drammatico che viene affrontato è, senza alcundist_06 dubbio, quello del suicidio. David contempla, in un mix di rabbia e rassegnazione, il corpo, ormai inerme, della sua amata. Atterrito dal dolore, è incapace a trovare una spiegazione valida, quando, ad un certo punto, gli si para avanti il Diavolo in persona. Ovviamente le parole del maligno non sono cero parole di conforto e di speranza, il suo obbiettivo è sfruttare il dolore di una persona addolorata, per spingerla a compiere l’atto estremo, per convincerla a percorrere la stessa strada seguita dalla sua amata, in modo tale da potersi ricongiungere nuovamente con lei. La follia non è difficile da incontrare, essa si nasconde dietro l’angolo, attende in silenzio. Il confine, che la tiene separata dalla ragione, è assai sottile; in un attimo potresti ritrovarti a piangere ed dist_11a tremare di paura, incapace a dare un senso alle tue azioni e alla tua stessa vita, impossibilitato a chiedere aiuto e smarrito nei meandri più oscuri della propria mente. Un percorso difficile e doloroso quello di “Indestructible”, che trova il suo compimento nell’album successivo, “Asylum”, anch’esso ispirato ad eventi personali; eventi che la band cerca di ampliare ed utilizzare come spunto per parlare del Bene e del Male che esistono e convivono nell’anima di ogni uomo. Il lato positivo che si contrappone, quotidianamente, a quello negativo; un’eterna lotta tra il dottor Jekyll ed il signor Hyde che vivono nel nostro inconscio e che possono condurci a compiere grandi gesti d’amore e di generosità oppure possono spingersi a tradire e corrompere tutto ciò che di buono e di puro esiste in questo mondo. Da questa lotta viscerale dipendono la nostra sopravvivenza, il nostro benessere e di conseguenza il nostro stesso futuro.

La bomba ad orologeria sta ticchettando e nessuno la sta ascoltando, perché sono tutti impegnati in qualcos’altro di estremamente effimero ed inutile, sono tutti concentrati solamente su sé stessi. C’è qualche speranza di sopravvivenza? La nostra stessa avidità è il nostro più grande e spietato nemico; ogni cosa dipende da noi, possiamo redimerci o possiamo dare libero sfogo all’inferno che portiamo dentro. Dipende solo da noi. Dal nostro dottor Jekyll e dal nostro signor Hyde.

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By | 2017-08-01T20:35:43+00:00 settembre 13th, 2016|CENTRIdiGRAVITA'|0 Comments

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