UMMAGUMMA, Pink Floyd

//UMMAGUMMA, Pink Floyd

UMMAGUMMA, Pink Floyd

Amato ed odiato, esaltato e disprezzato, ritenuto uno dei manifesti più rappresentativi del rock progressivo o considerato un guazzabuglio disordinato e caotico di suoni, Ummagumma, nonostante il grande numero di copie vendute, da quel lontano 1969, ha sempre diviso critici musicali e fan della band inglese.

umma_01L’idea base del progetto è quella della scomposizione della musica dei Pink Floyd e degli stessi Pink Floyd, come metafora della scomposizione della realtà e della materia, nelle singole parti costitutive elementari. Inoltre, contrapponendo l’armonia del primo disco, quello live, alla pesantezza rumoristica del secondo, la band ha, in pratica, dimostrato, come ebbe a dire lo stesso Nick Mason, che solo l’unione delle parti riesce a raggiunge l’equilibrio e a interagire con l’animo degli ascoltatori. Il concetto fondamentale, quindi, è quello di spingere gli artisti e più in generale le persone comuni a trovare un accordo, un modo per superare le difficoltà iniziali di integrazione e perumma_09 fare tesoro delle reciproche diversità, perché il risultato migliore si può ottenere solamente con l’unione degli sforzi, il cui valore risulterà senz’altro maggiore della semplice ed asettica somma delle parti. Da questo punto di vista, Ummagumma è sbalorditivamente attuale, in un’epoca in cui le nazioni, la politica e la società mostrano le loro difficoltà ad affrontare tematiche quali l’integrazione, la cooperazione, il superamento delle reciproche diffidenze.

Il 1° disco è un disco live, in cui spiccano la barrettiana “Astronomy Domine”, estratta dal primo album (The Piper At The Gates Of Dawn), ed i due brani psichedelici “A Saucerful Of Secrets” e “Set The Controls For The Heart Of The Sun” estratti dal secondo album in studio (A Saucerful Of Secrets). A queste tre canzoni si aggiunge “Careful With That Axe, Eugene”, una canzone strumentale, caratterizzata da un’atmosfera cupa e minacciosa, dal titolo altrettanto inquietante: “attenta con quell’ascia, Eugene”. Non appena viene pronunciata la fatidica frase, la musica si fa sempre più intensa e potente fino ad esplodere nell’urlo di Roger Waters.

umma_03Il 2° disco, invece, propone composizioni singole dei quattro componenti della band, nel nome di quel processo di destrutturazione, il cui scopo è evidenziare le singole componenti sonore elementari alla base del rock progressivo dei Pink Floyd. Il primo ad iniziare è Richard Wright, il tastierista, che propone un brano psichedelico: “Sysyphus”. La canzone è ispirata al mito greco di Sisifo, il quale, essendosi ribellato al volere degli dèi ed avendoli imbrogliati, fu punito da Zeus: egli avrebbe dovuto spingere per l’eternità un pesante masso sulla cima di una montagna, ma non appena raggiungeva, finalmente, dopo estenuanti fatiche, la sommità del monte, il masso cadeva e tornava nuovamente alla base. Il brano di Wright, influenzato da una storia della mitologia classica, è, quindi, epico e vista la gravità e la pesantezza della punizione inferta, ha unumma_02 incedere melanconico. È diviso in quattro parti che rappresentano la scalata di Sisifo fino alla cima. Le sequenze dissonanti rappresentano la caduta del masso, una volta raggiunta la cima della montagna, mentre Sisifo, stremato dalla fatica ed accecato dall’odio verso gli déi, tenta inutilmente di opporsi al suo destino di sofferenza eterna.

Roger Waters inserì nel disco sperimentale due canzoni: “Grantchester Meadows” è un brano bucolico, in cui ritorna il cinguettio degli uccelli già ascoltato in una canzone simile dell’album More (“Cirrus Minor”). Grantchester è un villaggio inglese, vicino Cambridge, dove lui stesso, Syd e David avevano vissuto parte della loro giovinezza. Di conseguenza, l’ambientazione della canzone è dolce, ma allo stesso tempo malinconica. L’estate, che ovviamente rappresenta la giovinezza, sta umma_05finendo e restano tutta una serie di sensazioni e di emozioni (i versi degli animali, il rumore del fiume, il calore del sole) che sono ancora profondamente vive ed intense, ma che presto sfumeranno, trasformandosi in ricordi. Il brano è chiuso dal ronzio di una mosca, un rumore il cui obbiettivo è contrapporsi alla dolcezza della canzone: si sente un uomo che le da la caccia, inizialmente invano, ma poi, finalmente, l’uomo riesce nella sua impresa di zittire il fastidioso insetto per sempre. Questo finale imprevisto e surreale fa da introduzione al successivo brano proposto da Roger: un collage di svariati effetti di animali, di rumori strani e voci alterate, dal titolo volutamente lungo ed apparentemente privo di senso, “Several Species Of Small Furry Animals Gathered Together In A Cave And Grooving With A Pict”. Se sulla parte iniziale del titolo, riguardante i piccoli animaletti divertenti, rinchiusi in una grotta, ci sono pochi dubbi, è sulla seconda parte che, nel tempo, sono state fatte diverse ipotesi: la più diffusa è quella secondo la quale questi animaletti si stiano divertendo con una fotografia, ma un’altra teoria vuole, invece, che il termine “pict” non stia per “picture”, bensì riguardi i Pitti, gli antichi abitanti della Scozia, e ciò spiegherebbe perché le frasi pronunciate da Roger sembrerebbero avere un tipico e forte accento scozzese.

David Gilmour contribuì all’album con le tre parti della canzone “The Narrow Way”. Il testo, scritto dallo stesso Gilmour (Roger si rifiutò diumma_11 scrivergli un testo perché voleva che ognuno desse il suo pieno contributo al disco) è sognante e riflessivo. La stretta via, di cui parla il chitarrista, è il cammino di ogni uomo attraverso le difficoltà della vita. Esse assumono la forma di creature notturne, di nebbia fitta, di un cielo inquieto, che impauriscono il viaggiatore, il quale riesce a ritrovare parte della serenità perduta e riposare le sue membra stanche, semplicemente chiudendo gli occhi e ritornando col pensiero agli anni passati, ai momenti più umma_12felici e spensierati, momenti che, forse, un giorno torneranno ancora. È un testo poetico, molto concettuale, senza alcun riferimento politico o sociale, in cui le parole scivolano via leggere. È evidente la grande diversità di scrittura esistente tra Roger e David. In David mancano del tutto il pathos esistenziale e la tensione emotiva, caratteristiche di Roger, le sue parole sono un mezzo attraverso il quale veicolare la musica. David scrive soprattutto con la mente, mentre Roger lo fa soprattutto con il cuore; il primo è distaccato dalla storia che sta narrando, il secondo, invece, è intriso del sangue delle vittime, della rabbia dei perdenti e della prepotenza dei vincitori.

L’ultimo contributo è quello del batterista Nick Mason, con il brano “The Vizier’s Garden Party”, probabilmente quello meno interessante del disco, un pezzo strumentale in tre parti (entrata, intrattenimento ed uscita), che vorrebbe ricreare le atmosfere orientaleggianti, mistiche e suadenti di una festa nel giardino del gran visir.  

Un ultima considerazione la merita la copertina di questo disco, realizzata dal noto studio di design “Hipgnosis”, si possono osservare tutta una serie di fotografie inserite l’una nell’altra, in cui i vari componenti della band ruotano nelle varie posizioni, dando l’impressione dell’esistenza di diverse realtà coesistenti tra loro.

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By | 2018-02-04T16:32:06+00:00 settembre 19th, 2016|PINK FLOYD|0 Comments

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