SKELETON TREE, Nick Cave & The Bad Seeds

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SKELETON TREE, Nick Cave & The Bad Seeds

Queste canzoni furono scritte poco prima della tragica perdita del figlio Arthur nel 2015 e nonostante Nick Cave abbia sempre negato che si trattasse di premonizioni, è difficile non riconoscere che alcune delle tematiche affrontate, soprattutto le continue invocazioni ad un Dio sordo alle necessità, alle domande ed ai bisogni dell’uomo, sembrano essere delle nc_02vere e proprie misteriose intuizioni. Come non pensare alla tragica fine del ragazzo, morto all’età di 15 anni, per una caduta da una scogliera di Brighton? “You fell from the sky and crash-landed in a field near the river Ardur”.

Si tratta di un disco spigoloso ed irregolare, nel quale il dolore gioca, ovviamente, il ruolo di indiscusso protagonista. Come al solito Nicknc_10 ed i Bad Seeds danno vita ad un album crudo e difficile, lontano dalle sonorità mainstream di altri grandi cantautori come Bob Dylan o Bruce Springsteen. In queste canzoni, comunque, nonostante tutta l’oscurità presente, continuano a trasparire l’anima indomita e ribelle dell’artista, il suo spirito critico, la sua volontà di sperimentare sempre nuovi percorsi musicali. Un disco che è, allo stesso tempo, fragile e roccioso. Un lavoro che si interroga sulla vita; sull’amore; sull’impossibilità ed incapacità, da parte dell’uomo, di comprendere tutti i misteri dell’esistenza; sulla necessità ed inutilità delle varie credenze religiose. In ogni frase si percepisce la grande assenza da cui si generano malessere, impotenza e frustrazione: mi sento spezzato in due, mentre tutte le stelle schizzano sul soffitto della mia stanza. Questi terribili spazi vuoti e freddi possono essere riempiti e resi più sopportabili solo dalla musica e dalle canzoni.

“But I don’t think that anymore”, dice Nick, “io non ci credo più”. Non credo più all’esistenza del sogno dopo la morte, alla possibilità di vagare libero per il mondo, per poi nc_08ricongiungersi finalmente alla madre terra. I Bad Seeds sono ovviamente riusciti a sposare a pieno le emozioni di Nick, le hanno amplificate, rese più intense, hanno permesso loro, nonostante tutta la loro naturale fragilità, di giungere a toccare l’anima degli ascoltatori.

I sintetizzatori, gli archi del polistrumentista Warren Ellis, la voce recitata di Nick Cave, i loop ed i feedback inquietanti, i fantasmi che si agitano nei testi, tutto ciò da vita a questa nuova creatura, Skeleton Tree, un album claustrofobico e post-rock, il cui ascolto riporta allanc_06 mente un’atmosfera gelida, un cielo plumbeo, un sole morente, qualcosa di indefinito e minaccioso che sta per accadere ed a cui è impossibile sottrarci, nonostante tutte le nostre preghiere, i nostri strumenti e le nostre conoscenze.

La bellezza e l’intimità di questo lavoro risplendono ancor di più guardando il film performance “One more time with the feeling”, un documentario molto bello dal quale traspare la debolezza di un uomo affranto dal dolore; un uomo che, però, riesce a trasformare la nc_05sua sofferenza in melodia ed in parole, brani capaci di suscitare emozioni, di porsi domande, di spingere gli altri a godere dei propri affetti e non lasciarsi distrarre da tutto ciò che è inutile e superfluo.

Nick è stato costretto a guardare nel buco nero della sua anima, ha scritto e cantato di sé stesso, delle sue difficoltà ad accettare la perdita, del suo lutto. Ha messo, nero su bianco, ogni sensazione, ogni pensiero, ogni domanda a cui non è in grado di dare una risposta. Non è facile guardarsi allo specchio, non è facile essere così intimi, solo la forza vitale e positiva della musica riesce ad esorcizzare il male e a dare un senso a giornate che altrimenti apparirebbero vuote e senza luce. È questa la forza degli uomini, la loro creatività, la loro fantasia, il loro impegno, soprattutto nei momenti più bui e difficili; sono queste le uniche armi che abbiamo per sconfiggere il vuoto, il freddo, il dolore causato dalla perdita di un proprio caro.

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By | 2017-08-01T20:32:55+00:00 settembre 30th, 2016|MUSICA|0 Comments

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