I MAGNIFICI 7, di Antoine Fuqua

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I MAGNIFICI 7, di Antoine Fuqua

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“I Magnifici 7” è il remake del celebre western di John Sturges del 1960, a sua volta ispirato alla pellicola “I sette samurai” di Akira Kurosawa. L’intento finale di queste opere è esaltare tematiche quali l’amicizia, la lotta contro l’ingiustizia ed il sacrificio. Chiunque, qualsiasi sia stata la propria condotta di vita, può avere la possibilità di riscattare le cattive azioni compiute, mettendosi al servizio dei più deboli, contro la tirannia e la violenza dei più forti. Non importa se ciò significa difendere i contadini giapponesi dai briganti, quelli7_11 messicani dalle scorrerie di una banda di criminali o quelli americani da un’affarista senza scrupoli e senza alcun rispetto per la vita delle persone. Ciò che conta è sconfiggere l’arroganza e la prepotenza.

7_09Questa pellicola è ambientata nella California del 1879, nel piccolo villaggio di Rose Creek, ubicato in un’amena vallata dove Barth Bogue (interpretato da Peter Sarsgaard), un uomo ricco ed un assassino senza umanità, possiede una miniera d’oro. Bogue intende cacciare via i contadini da quella fertile vallata ed impadronirsi delle loro terre, perchè intende avere le mani libere nello sfruttamento minerario della zona. L’ennesima intimidazione finisce in tragedia, con alcuni contadini barbaramente ammazzati dagli uomini di Bogue e la chiesa del villaggio, simbolo dell’unione e dell’esistenza di una comunità, data alle fiamme.

Tra le vittime c’è il marito di Emma Cullen (interpretata da Haley Bennet). Sarà questa giovane donna, lasciata la città con l’intenzione di trovare assistenza contro i prepotenti, visto che anche il locale sceriffo è un uomo corrotto alle dipendenze di Bogue, ad incontrare il pistolero Sam Chisom, interpretato da Denzel Washington, ed a convincerlo a prendere le difese del suo villaggio contro le angherie e le minacce di quell’aguzzino. In realtà le strade di Bogue e Chisom 7_06si erano già intrecciate in passato, in Kansas, perché uomini alle dipendenze di Bogue avevano utilizzato gli stessi metodi brutali messi in atto a Rose Creek, per sottrarre la terra a dei poveri ed indifesi contadini, tra i quali c’erano anche la madre e la sorella di Chisom. Se non è possibile avere giustizia, si può provare almeno ad avere la propria vendetta e così Chisom decide di accettare l’offerta di Emma ed assolda, a sua volta, altri sei uomini per l’impresa.

Rispetto alla pellicola del 1960, Antoine Fuqua ha inserito personaggi di diversa etnia, giustificando il fatto con la considerazione storica7_10 che, in realtà, il west, all’epoca, era, effettivamente, una terra senza confini, nella quale persone delle più disparate etnie cercavano di raggiungere la propria meta, che poteva essere un futuro radioso, la conquista della libertà o semplicemente arrivare fino a sera con lo stomaco pieno, una bottiglia di whiskey e qualche dollaro da sperperare a poker.

Chisom, la guida del gruppo, è un pistolero di colore. La banda è composta da un messicano (Vasquez interpretato da Manuel Garcia-Rulfo), un ex confederato (Goodnight interpretato da Ethan Hawke), un orientale (Billy Rocks interpretato da Lee Byung-hun), un giocatore di carte gradasso (Josh Farraday interpretato da Chris Pratt), un folle predicatore, che amava scalpare gli indiani (Jack Horne interpretato da Vincent D’Onofrio) ed un comanchee (Red Harvest interpretato da Martin Sensmeier). Questi uomini, che rappresentano fazioni 7_08opposte e spesso in guerra tra loro (bianchi e pellirossa, yankee e confederati, americani e messicani) riescono a superare le reciproche iniziali diffidenze e ad instaurare una forte rapporto di amicizia tra loro, sconfiggendo i diffusi atteggiamenti razzisti dell’epoca.

È ovvio confrontare questo film con le recenti pellicole western di Tarantino, soprattutto con gli otto bastardi. I film di Tarantino sono più diretti, non si fanno scrupoli a mostrare gli effetti reali della violenza, per cui il sangue, le budella e le menomazioni fisiche sono mostrate senza alcun velo. “I Magnifici 7”, invece, che pure utilizza le moderne tecnologie, si richiama ai western del passato e perciò nonostante le pistole, i fucili, i coltelli e le7_07 frecce scagliate, la morte non è mai mostrata in tutta la sua crudezza. Nei personaggi di Tarantino non c’è una netta contrapposizione tra il bene ed il male, il nero ed il bianco, è tutto grigio, tutto sfumato. Qui, invece, è sin da subito evidente chi siano i buoni e chi siano i cattivi ed uomini, come il ricercato messicano Vasquez o come il pistolero baro Josh Farraday, che qui si mettono immediatamente a disposizione del bene comune di un villaggio di perfetti sconosciuti, nei western di Tarantino avrebbero sicuramente mostrato ben altra indole.

Il combattimento finale, senza esclusione di colpi, con atti di eroismo e sacrificio, è affascinante e si chiude con il duello finale tra Bogue e Chisom, proprio nella chiesa di Rose Creek, distrutta e poi ricostruita, che Bogue aveva voluto bruciare per mostrare alla cittadina la sua forza ed il suo potere di vita e di morte. Un’ultima considerazione sulla colonna sonora del film, purtroppo essa non si avvale nè dei maestri del genere, come Morricone o Bacalov, né di grandi canzoni prese in prestito dal mondo del rock, ma le note del brano omonimo, del grande Elmer Bernstein, che concludono il film, restano sempre avvincenti e profondamente toccanti.

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By | 2017-08-01T20:31:16+00:00 ottobre 5th, 2016|VIDEO|0 Comments

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